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venerdì 4 giugno 2021

Crudelia

 

 
  

TITOLO: Crudelia

TITOLO ORIGINALE: Cruella

GENERE: Commedia, drammatico

ANNO DI PRODUZIONE: 2021

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti

CASA DI PRODUZIONE: Walt Disney Motion  Pictures, Disney +

REGIA: Craig Gillespie

CAST: Emma Stone, Emma Thompson, Joel Fry, Paul Walter Houser, Kirby Howell-Baptiste

DURATA: 134 minuti

 

TRAMA

 Il sogno di Estella è quello di riuscire ad affermarsi con le sue creazioni e, un giorno, questo sembra avverarsi grazie all’incontro con una vera e propria leggenda della moda: la Baronessa von Hellman. Il legame con quest’ultima, però, conduce Estella, già precedentemente incline alla cattiveria, sulla strada per diventare l’iconica e malvagia Cruella.


RECENSIONE

 Non puoi avere a cuore nessun altro, chiunque altro è un ostacolo.

Estella è una bambina con un sogno e un lato oscuro: il sogno è quello di poter un giorno sfondare nel mondo della moda, il lato oscuro invece è quello di sfidare il mondo senza scrupoli. Sua madre Catherine ha dato un nome alla parte oscura di sua figlia: Crudelia. Catherine invita Estella a tenere Cruella sotto controllo, ma Estella deve trasgredire, e ad una festa della baronessa Von Hellman, presso cui sua madre lavora, si intrufola nel salone dove si sta tenendo un'importante sfilata di moda. Ne nasce un putiferio, e Catherine viene uccisa dai tre dalmata della baronessa: una morte di cui Estella si ritiene colpevole. Anni dopo la ritroviamo come giovane donna a Londra, intenta a campare di furtarelli con si suoi amici Jasper e Horace, ma con in testa ancora il sogno di fare la stilista, magari proprio per la baronessa.

Crudelia riporta in auge la mitica antagonista del classico Disney La carica dei 101, con uno stile  Punk Rock anni 70' che si addice perfettamente al carattere malvagio e controverso di uno dei più popolari antagonisti dei cartoni Disney, riproponendo molte canzoni emblematiche dell'epoca, come ad esempio Come together dei Beatles e inserendo nella colonna sonora pezzi di altre storiche band come i Rolling Stones.

L'inizio della pellicola è poco convincente ed è a tratti noioso, illustrandoci un lato della storica cattiva che sembra superfluo. Ma il film poi riesce a prendere una piega diversa grazie all'atmosfera che ricostruisce molto bene gli anni 70' e al  dinamico confronto tra Cruella e l'altrettanto cattivissima baronessa Von Hellman.

 

  

Calma, ci sono tante altre cose brutte in arrivo.

La musica a tratti riesce a salvare la regia di Gillespie, aiutando a dare enfasi alla storia e a far comprendere meglio la psicologia di una delle più iconiche cattive della storia del cinema. Sia Emma Stone che Emma Thompson sono molto convicenti nelle loro prove attoriali, soprattutto la Stone che ancora una volta ha dimostrato il suo talento.

Crudelia si inserisce nella logica commerciale, molto utilizzata di recente della Disney, della trasposizione di alcuni suoi classici in live action. Molto spesso questa scelta è stata fallimentare per il basso livello qualitativo. Ma questo non è il caso di Crudelia, che di certo non è un film perfetto, ma riesce ad intrattenere bene il pubblico facendo così il suo dovere di prodotto commerciale.

 Fin dall'inizio sapevo di vedere il mondo diversamente da tutti gli altri. Non andavo a genio a certa gente, ma io non ero per tutti. Forse hanno sempre temuto che diventassi una pazza.

 

Voto: 3,5/5   



 

  

  

 

 


 

martedì 1 giugno 2021

Quattro film per il Pride Month

 



Oggi comincia ufficialmente il Pride Month, il mese in cui ricorre l'anniversario dei moti di Stonewall del 1969. La tematica LGBT+ è molto importante per noi di Oltre lo schermo e le righe, ora più che mai, e per l'occasione abbiamo deciso di consigliarvi quattro film sull'argomento, un gesto sottile dal quale potrebbe iniziare il cambiamento del mondo. Perciò mettetevi comodi e andiamo a incominciare. Vi auguriamo buona lettura, buona visione e buon Pride Month.



1) Blue Lady consiglia Maurice, di James Ivory (1987).






Apriamo le danze con un film di rara bellezza degli anni '80, basato sul capolavoro di E.M.Forster. Con le ottime interpretazioni di James Wilby, Rupert Graves e Hugh Grant e una trama commovente, autentica e piena di speranza, è una delle prime storie d'amore tra uomini a lieto fine che il cinema ci abbia offerto. Tra i suoi punti di forza, oltre al grande coinvolgimento e alla fedeltà al romanzo, c'è senza dubbio Alec Scudder, uno dei migliori personaggi LGBT+ che siano mai apparsi sullo schermo e su carta, nonché una delle ragioni per cui le mie aspettative sull'amore e sugli uomini sono così alte.

Gran Bretagna, vigilia della Prima Guerra Mondiale. Maurice e Clive, compagni di università a Cambridge, si legano di profonda amicizia e si innamorano. Conclusi gli studi, Clive, timoroso della dura morale vittoriana, si sposa e cerca di dimenticare il suo passato omosessuale. Maurice sceglierà invece un cammino più difficile, senza rinnegare la sua vera natura.




2) Vincent Vega consiglia Albert Nobbs, di Rodrigo García (2011).





Passiamo ora a un film straordinario e brillante ambientato nel 1800, basato su una pièce teatrale che la stessa Glenn Close ha portato in scena per la prima volta quasi quarantaquattro anni fa. Il suo più grande pregio, oltre all'interpretazione della divina attrice, è la sua capacità di riuscire a trattare, con molta delicatezza, il tema del travestitismo, nei confronti del quale, all'epoca in cui si svolge la storia, regnavano incontrastati stereotipi e pregiudizi. 

Un cameriere in un albergo di Dublino nasconde un segreto: tutti lo credono un uomo, ma in realtà è una donna. L’arrivo di un ospite, Hubert Press, crea un insolito triangolo amoroso.




3) Blue Lady consiglia Pride, di Matthew Warchus (2014).





Ed eccoci qua con un film ispirato a un'incredibile storia vera, diventato in poco tempo un vero cult. Con un cast stellare in cui spiccano i grandi Bill Nighy e Imelda Staunton, è una commedia geniale, toccante e d'irresistibile comicità che esalta il potere dell'amicizia e della solidarietà, un potere capace di sconfiggere qualunque pregiudizio e di cambiare il mondo passo dopo passo. Una menzione speciale merita la splendida colonna sonora, in particolare il brano Shame, shame, shame, che dà vita a una delle scene di ballo più epiche della storia del cinema.

1984, era Thatcher. Degli attivisti gay, spinti dalla solidarietà verso chi, come loro, lotta contro il sistema, decidono di raccogliere fondi per gli scioperanti del Galles. I minatori, però, accolgono con diffidenza l'iniziativa, considerando il sostegno di lesbiche e gay inopportuno e imbarazzante. Ma l'incontro fra i due mondi, difficile per non dire esplosivo, si trasformerà in un'entusiasmante amicizia.




4) Rj Secretful consiglia Carol, di Todd Haynes (2015)






Chiudiamo le danze con l' acclamato adattamento cinematografico del romanzo  di Patricia Highsmith, la prima opera letteraria americana a raccontare una storia d'amore omosessuale a lieto fine.  Interpretata dalle bravissime Cate Blanchett e Rooney Mara, è una pellicola sublime e profonda che racconta con delicatezza l'amore fra due donne degli anni'50, un amore capace di sconfiggere qualunque difficoltà.

New York,1952. Therese Belivet è una ventenne che lavora come commessa in un grande magazzino a Manhattan sognando una vita più gratificante. Un giorno incontra Carol, una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore. Tra loro scatta immediatamente un'intesa, e l'innocenza del loro primo incontro piano piano svanisce al progressivo approfondirsi del loro legame.



Buon Pride Month a tutti!






















lunedì 31 maggio 2021

"DENTRO", di Luca Carano

 


TITOLO: Dentro

AUTORE: Luca Carano

CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer

GENERE: Narrativa LGBT+ contemporanea

PAGINE: 226

DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 febbraio 2021

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 16,90



TRAMA



Chiara e Claudio hanno quasi trent'anni e si trovano a condividere un piccolo appartamento a Milano. Il loro rapporto è buono abbastanza da far funzionare una convivenza, ma non a sufficienza da raccontarsi ogni più intimo segreto. Le cose cambiano quando l'Italia viene dichiarata zona rossa e la pandemia li confina tra quattro mura. Nei 77mq della loro casa, ogni equilibrio è messo alla prova, tra noia, preoccupazioni, crisi economica e astinenza da condividere a forza con un semisconosciuto. Ci sono tutti gli ingredienti perché nasca una storia d'amore che lascia senza fiato, se non fosse per un piccolo problema: Chiara e Claudio sono entrambi gay. Ma quando i due si spogliano delle etichette che per una vita hanno difeso, si trovano a fare i conti con ciò che hanno davvero dentro. Con la fine del lockdown, gli spifferi di normalità si insinuano nel loro microcosmo: il mondo li costringe a definire l'indefinibile, a gestire al meglio ciò che potrebbe trasformarsi in una relazione tossica. A capire se sono cambiati sia dentro che fuori. 



RECENSIONE



In lockdown si deve sottostare a regole che non abbiamo nemmeno accarezzato l'idea di imparare. Non si può conoscere nessuno, per esempio, e allo stesso tempo non si può neanche lasciare nessuno. Io invece corro il rischio di dover fare entrambe le cose.



A volte persino in un momento di crisi può nascere un'ispirazione creativa da non sottovalutare. È il caso del giovane Luca Carano, classe 1995, che nel marzo dell'anno scorso, in pieno lockdown, ha creato Dentro, la prima audioserie italiana formato podcast interpretata dai talentuosi Matilda De Angelis (vincitrice del David di Donatello 2021 come Miglior Attrice Non Protagonista) e Federico Cesari (il Martino di Skam Italia), e successivamente ne ha tratto un romanzo. I protagonisti sono Chiara e Claudio, due milanesi d'adozione quasi trentenni che sono fuggiti da situazioni familiari complicate e condividono da più di un anno l'appartamento senza conoscersi davvero. Tutto cambia quando il presidente del consiglio annuncia il lockdown nazionale, invitando la popolazione a evitare gli spostamenti salvo per questioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute. Poco a poco, complice la clausura, i due ragazzi cominciano ad aprirsi l'uno con l'altro, svelandosi la propria omosessualità, e ben presto, con loro sommo stupore, subentra un'attrazione irresistibile. Ma quando il lockdown volge al termine, le cose si complicano.

Dentro è un libro davvero carino, scritto con uno stile schietto, brillante e irriverente. Nella prima parte riprende le sei puntate del podcast, mentre nella seconda svela che cos'è accaduto nell'estate dopo la quarantena ai protagonisti. Chiara e Claudio  sono ben delineati, hanno un mondo interiore complesso e un bagaglio di errori lungo come un treno. Sono l'antitesi della perfezione, ma è proprio questo a renderli veri, a far di loro un simbolo della generazione millennial, e sebbene non sia riuscita ad entrare del tutto in sintonia con loro come invece è accaduto nel podcast, mi sono ritrovata a soffrire per alcuni episodi del loro passato e immediato presente.

Nella storia vengono affrontati, con freschezza e naturalezza, temi come il difficile rapporto con i genitori, i timori legati al mondo del lavoro e i problemi d'amore. Viene fuori il ritratto di giovani che sentono dentro un gran vuoto da riempire, che si ritrovano allo sbando in un mondo che cambia all'improvviso ribaltando tutte le certezze, costringendoli a sentire la mancanza di tutte quelle cose che prima della pandemia, ingenuamente, davano per scontate. Il ritratto di giovani schiacciati dalle aspettative degli altri che odiano i luoghi comuni e le etichette, sebbene riconoscano che queste ultime non sempre rappresentano inutili pregiudzi, anzi in alcuni casi posso addirittura aiutare a definire chi sono davvero.





L'amore è che hai voglia di dormire, hai sonno, ma non vuoi farlo da sola, sei disposta a uscire di casa e fare cento chilometri col sonno pur di dormire con quella persona lì, solo dormire.



Il libro è raccontato in prima persona dalle voci alterne di Chiara e Claudio, e per tutto il tempo i lettori sono spinti a chiedersi qual è la vera natura del loro rapporto. Che sia un amore tossico o una semplice trombamicizia, è lasciato tutto all'interpretazione individuale. Inoltre, sebbene il romanzo si proponga di concludere l'audioserie, di fatto la storia non finisce completamente. Il finale è aperto, o meglio spalancato, e lascia in sospeso troppe questioni che avrebbero meritato un maggiore approfondimento. La mia speranza è che l'autore, sicuramente da tenere d'occhio, decida di scrivere un sequel, e qualora voleste leggere questo gradevole romanzo d'esordio, consiglio di ascoltare il podcast omonimo su Spotify. Sono certa che vi innamorerete anche voi delle voci di Matilda e Federico, che conferiscono alla storia quel tocco di magia e fascino in più.



-E quindi fanculo le etichette, no? Sono parole tue.

-È che a volte servono anche quelle, amore mio. Sennò va a finire che ti mangi la roba scaduta.



VOTO: 3/5













venerdì 28 maggio 2021

Minari

 

TITOLO: Minari

GENERE: Drammatico

ANNO DI PRODUZIONE: 2020

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti

CASA DI DISTRIBUZIONE: Plan B Entertainment

REGIA: Lee Isaac Chung

CAST: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan S. Kim, Noel Kate Cho, Yoon Yeo-jeong, Will Patton, 

Scott Haze, Jacob Wade

DURATA: 115 Minuti 

 

TRAMA

  A metà degli anni Ottanta David, un bambino coreano-americano di sette anni, vede la sua quotidianità gettata alle ortiche quando il padre decide di trasferirsi con tutta la famiglia nelle campagne dell'Arkansas per guidare una propria fattoria e concretizzare il suo sogno americano.

RECENSIONE

Abbiamo detto di volere un nuovo inizio, è questo!

Jacob, Monica e i loro due figli si  trasferiscono dalla California in Arkansas per realizzare il sogno di Jacob di coltivare ortaggi coreani e venderli ai suoi conterranei immigrati negli USA. La casa in cui si trasferiscono cade a pezzi  e il terreno non ha sistema di irrigazione adatto per coltivare. In più, Jacob ha lasciato il suo lavoro di sessatore di pulcini per poter realizzare il suo sogno e Monica teme che ben presto avranno bisogno di molti soldi per poter pagare le cure per la malattia cardiaca della quale il loro figlio più piccolo soffre. Per aiutare la famiglia, dalla Corea arriva la nonna che possiede un carattere singolare, ma la sua presenza stravolgerà i già precari equilibri famigliari. Con i suoi modi inusuali riuscirà ad attrarre l'attenzione del suo piccolo nipotino e a far riscoprire alla propria famiglia l'amore che la unisce.

Il minari è una tipica erba aromatica coreana, una sorta di prezzemolo piccante, che può essere coltivata ovunque e rappresenta simbolicamente la resilienza e l'amore per le proprie radici famigliari. Da questo significato deriva il titolo del film di Lee Isaac Chung e rappresenta il messaggio che il film vuole trasmettere.

Minari parte dall'interessante idea di rappresentare il senso di smarrimento che si ha quando si vive lontani dalle proprie radici attraverso i drammi personali di una famiglia di coreani immigrati. Nonostante l'idea iniziale sia interessante e la pellicola abbia un buon inizio, durante tutto il resto della durata del film questa tematica non viene sviluppata in maniera convincente e sembra quasi che il film si perda dentro se stesso finendo per indebolire l'interesse dello spettatore.

  

Papa coltivera un campo gigante!

 Il film possiede la consueta lentezza dei film orientali ma nel caso di Minari questa caratteristica risulta poco efficace e contribuisce a indebolire la trama che sembra sempre in procinto di arrivare ad un punto di evoluzione della storia al quale però non arriva mai. Nella pellicola, i problemi sociali vengono mostrati all'interno del nucleo familiare e il razzismo della società statunitense verso gli orientali viene a malapena abbozzato in poche scene.

Un grande plauso va al cast di Minari tra i quali è presente un eccelso Steve Yeun che con questa notevole interpretazione riesce a togliersi di dosso definitivamente lo spettro di Glenn, il personaggio della serie The Walking Dead che lo ha fatto conoscere al grande pubblico televisivo. Molto brava anche Yoon Yeo-jeong,   perfettamente in grado di saper incarnare la sensibilità della nonna dal lei interpretata.

Minari si può considerare in tutti sensi un'occasione persa. Lee Isaac Chung aveva davvero tutte le carte per realizzare un progetto originale ma alla fine ha confezionato un film sull'immigrazione negli Stati Uniti riproponendo un tipo di storia già vista in tante altre pellicole di questo genere, lasciandoci davvero l'amaro in bocca per un'occasione perduta.

 Il minari cresce ovunque, come le erbacce. Così chiunque può raccoglierlo e mangiarlo. Ricco o povero che sia, chiunque può cibarsene ed essere in salute. Il minari può essere utilizzato nel kimchi, nello stufato, nella zuppa. Può essere una medicina se sei malato. Minari is wonderful, wonderful!


Voto: 2/5



 

 


 

 

 

 

giovedì 27 maggio 2021

"La danza degli dèi", di Aurora R. Corsini

 


TITOLO: La danza degli dèi

SAGA; Bacio immortale #2

AUTORE: Aurora R. Corsini

CASA EDITRICE: Triskell Edizioni

GENERE: Urban fantasy contemporaneo con romance FM ed elementi LGBT+

PAGINE: 366

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 ottobre 2020

PREZZO EBOOK: € 5,99 (Gratis con Kindle Unlimited)

PREZZO CARTACEO: € 15,00



TRAMA


Abbandonata la Spagna per Parigi, Penny, Valo e Atena si sentono al sicuro, certi che la terribile minaccia che incombe su di loro non potrà spezzare il loro legame. Ma sebbene lontano nel tempo, l’Olimpo influisce ancora sulla loro vita. Sulle coste del Mediterraneo, nuove e antiche alleanze cominciano a delinearsi, e mentre Penny deve accettare i suoi nuovi poteri e l’imperscrutabile Ermes osserva i partecipanti all’antica Danza messa in moto secoli prima dal potente Zeus, Valo è chiamato a fare una scelta che influirà sul futuro del suo rapporto con la giovane mortale.



RECENSIONE



Non si sarebbe arresa al dolore; non era più la ragazza che si era rinchiusa per mesi in una stanza agognando la morte, era cambiata. Era la figlia di una dea, aveva risucchiato l'energia di un'immortale furiosa. Era forte.


Oggi torno a parlarvi di Bacio immortale, la trilogia tutta italiana dedicata alla mitologia greca. A distanza di tre mesi dalla fine del primo capitolo, Penny, Valo e Atena vivono in uno splendido appartamento a Parigi, dove la giovane mortale ha cominciato a imparare a usare i suoi nuovi poteri. Ma lo stato di quiete in cui si ritrovano viene interrotto quando Atena, durante una perlustrazione, si imbatte nel dio Zefiro in fin di vita, che le rivela un'importante verità: Poseidone, il solo che possa contrastare la terribile Hera, è ancora vivo. Per scoprire dove si trova, Valo è costretto suo malgrado a prendere una decisione che, pur garantendogli le informazioni necessarie, finisce per incrinare il suo rapporto con Penny. Tuttavia la danza degli dèi non aspetta nessuno, e così,mentre Atena accompagna Zefiro nel suo ultimo viaggio, i due innamorati in crisi partono alla volta della Svizzera, a casa di Ermes, ignari dei nuovi pericoli che li attendono al varco.

Il secondo libro di una trilogia è sempre il più difficile da scrivere, perché deve dimostrarsi all'altezza del suo predecessore e preparare il terreno per il gran finale. Ebbene, con La danza degli dèi l'autrice si è superata, e ci ha regalato un secondo capitolo davvero eccellente. Ognuno dei protagonisti vive sulla propria pelle un'evoluzione. Penny non è più la ragazza fragile del primo romanzo, e nonostante i dubbi e le incertezze è ormai ben avviata nel viaggio in costruzione che la porta ad abbracciare passo dopo passo la sua vera natura. Anche Atena è più forte, mentre Valo si ritrova faccia a faccia con i propri errori e con il lato più umano e sensibile della sua personalità. Sarebbe stato fin troppo semplice approfittare della crisi di coppia per inserire l'ennesimo triangolo, ma per fortuna questa parentesi dominata da paure e gelosie è stata trattata semplicemente come un'occasione per capire cosa significa davvero amare ed essere amati. Per quanto riguarda il resto del cast, ai volti già noti, che vengono approfonditi, si aggiungono tante figure mitologiche interessanti, pronte a prendere posizione sulla grande scacchiera comincia a delinearsi. Ma la vera star di questo libro è Ermes, un personaggio ambiguo e affascinante del quale sembra impossibile riuscire a fidarsi, ma che sotto la superficie nasconde un cuore buono e generoso, alimentato dall'affetto per le ninfe, sue figlie adottive, e soprattutto dall'amore tanto irrazionale quanto impossibile che lo lega all'umano David, al quale è dedicato il meraviglioso racconto in appendice. Uno splendido regalo per tutte le persone che amano da sempre questi due personaggi.






Non ti ho mentito perché sei un uomo di valore e meriti solo la verità da me. Ti ho desiderato dal principio, così come tu hai desiderato me. Ma mi basterebbe un bacio per ucciderti e odierei me stesso per l'eternità, se prendessi la tua vita. 



Questo secondo capitolo è un vero e proprio viaggio, sotto molti punti di vista: è un viaggio in luoghi reali, da Parigi alle meravigliose rovine di Paestum passando per una villa isolata tra le Alpi svizzere; un viaggio nel mondo degli immortali; un viaggio di formazione; un viaggio nei sentimenti. È come una danza, che comincia piano piano in un'atmosfera quasi idilliaca per poi trasformarsi in una ridda sfrenata di tensione, suspense e duelli all'ultimo sangue. Ed è proprio questo il maggiore punto di forza di La danza degli dèi: un pathos di grande intensità che tiene col fiato sospeso fino alla fine e che all'improvviso ti pugnala dritto al cuore, facendolo sanguinare e spingendoti a piangere anche l'acqua del battesimo, fino a farti desiderare di rincorrere l'autrice con i forconi (non lo farei mai, giuro!). Per questa ragione, consiglio ai lettori più sensibili di preparare una scorta abbondante di fazzoletti prima di intraprendere la lettura, e soprattutto di NON leggerlo subito dopo La canzone di Achille di Madeline Miller. Se invece volete fare i masochisti accomodatevi pure, ma poi non ditemi che non vi avevo avvertito.

Scherzi a parte, faccio tanti complimenti all'autrice per il mondo che ha creato, e aggiungo che non vedo l'ora di tornare a parlarvi di questa trilogia. Ci aspetta ancora il gran finale.



Ogni essere, umano o immortale, possiede un animo complesso e inviolabile. Nemmeno noi immortali siamo in grado di conoscere fino in fondo qualcuno, ci sfuggirà sempre almeno un dettaglio.



VOTO: 5/5












mercoledì 26 maggio 2021

Raya e l'Ultimo Drago

 

TITOLO: Raya e l'Ultimo Drago

TITOLO ORIGINALE: Raya and the Last Dragon

GENERE: animazione, azione, avventura, fantastico

ANNO: 2021

REGIA: Don Hall, Carlos Lòpez Estrada

PAESE: Stati Uniti

DURATA: 107 minuti

PRODUZIONE: Walt Disney Studios

DISPONIBILITA': Home Video

PREZZO

dvd: 12,59 euro
blu-ray: 17,99 euro

TRAMA

Un tempo, nel fantastico regno di Kumandra, umani e draghi vivevano in armonia. Quando le forze del male giunsero a minacciarla, i draghi si sacrificarono per salvare l'umanità. Oggi, a distanza di 500 anni, quelle stesse forze maligne sono tornate, e spetta a Raya, giovane guerriera solitaria, trovare l'ultimo leggendario drago per riunire i regni e le popolazioni, divisi da tempo.

RECENSIONE

So a che state pensando. Un cavaliere solitario, un mondo distopico, una terra devastata.
Cos'è stato a lacerare questo mondo?

Con Oceania avevamo conosciuto Vaiana, principessa del mondo insulare polinesiano, e questa volta la Disney ci fa scoprire una nuova principessa sullo sfondo del Sud-Est Asiatico (anche se, effettivamente, il contesto è immaginario), Raya, con la quale la produzione cerca, ancora una volta, di sfondare nel mondo orientale.

Ci siamo già accorti che le principesse Disney delle ultime generazioni non sono più le stesse di un tempo, che quelle passate cercavano il principe azzurro, oppure lo trovavano pur non desiderandolo. Ad ogni nuova principessa troviamo un'icona femminile sempre più matura, autonoma e indipendente. La cosa che contraddistingue Raya dalle precedenti è che non è dotata di un animo candido e ingenuo. Lei, come Elsa, ha i suoi demoni, ma non si lascia sopraffare da essi, e cerca, in qualche modo, di gestirli. Come Vaiana agisce autonomamente, ma ha più esperienza e maggiori strumenti. Però, ciò che, più di tutto, la rende diversa, è che non ha una visione pura e innocente della realtà; lei ragiona con un pizzico di cinismo e scetticismo, con lo spirito di un cavaliere solitario, sempre all'erta. La storia che viene raccontata dal film si basa molto sulla fiducia, che la ragazza dovrà imparare ad avere nei confronti degli altri, e che la pellicola non manca di metterne, anche se con la tipica leggerezza disneyana, la difficoltà ad adempiervi, poiché non è sempre facile comunicare e comprendersi a vicenda.

 Non so perché scelsero me. 
Poteva essere chiunque di noi.
So solo che io mi fidavo di loro, e loro si fidarono di me. 
 
E' notevole che questo sia il primo film con una principessa ufficiale in cui sono assenti le canzoni, a parte Lead the Way, alias Scegli, dei titoli di coda, cantata, in lingua originale, da Jhené Aiko, e, in italiano, da Camille Cabaltera. Raya non ha una sua canzone in cui esprime i suoi sentimenti o i suoi sogni, un aspetto che ha caratterizzato molto le principesse fino a oggi, come ci ha fatto notare Ralph Spaccainternet, in cui compaiono tutte le principesse del franchise animate in CGI. Oltretutto, in quest'opera, l'amore viene esplorato sulla dimensione dell'amicizia, ma non amicizia tra uomo e donna, come tra Vaiana e Maui, con i quali si è superato lo standard secondo cui tra maschio e femmina finisce sempre in modo romantico, è amicizia tra consessi. Se in Frozen avevamo scoperto l'amore tra sorelle, e in Ribelle quello tra madre e figlia, qui, invece, abbiamo l'amore fra amiche. In sintesi, Raya è fuor di dubbio una principessa che si distingue dalle altre, ha degli aspetti in comune con esse, ma li presenta in forma evoluta, e anche dei tratti originali. In merito al messaggio della fiducia, il punto di forza di Raya è che ha un buon giudizio, e non si fida ciecamente del prossimo. Ciononostante impara che, a volte, la fiducia è l'unica soluzione, e ad insegnarglielo sarà Sisu, che è la perfetta incarnazione del concetto di fiducia, anche se, per la maggior parte del tempo, la fiducia della stessa Sisu appare ingenua e sempliciotta. Raya e l'Ultimo Drago è un film fantastico e innovativo, è riuscito a creare una protagonista diversa dalle altre, più sicura di sé, ma anche più consapevole.
 
Non c'è bisogno di poteri, ma solo di fiducia.

Voto: 5/5



domenica 23 maggio 2021

Il traditore

 

TITOLO: Il traditore

GENERE: Drammatico, biografico, gangster

ANNO DI PRODUZIONE: 2019

PAESE DI PRODUZIONE: Italia, Francia, Germania, Brasile

CASA DI DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

REGIA: Marco Bellocchio

CAST: Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Maria Fernanda Candido, Fabrizio Ferracane, Fausto Russo Alesi, Goffredo Maria Bruno, Nicola Calì, Giovanni Calcagno, Bebo Storti, Gabriele Cicirello, Paride Cicirello, Elia Schilton, Alessio Praticò, Pier Giorgio Bellocchio, Rosario Palazzolo, Antonio Orlando,  Fabrizio Romano, Pippo Di Marca, Marilina Marino, Maria Amato

DURATA: 148 Minuti

 

RECENSIONE

Nei primi anni '80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo del traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come il "Boss dei due mondi", fugge per nascondersi in Brasile e da lontano assiste impotente all'uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo; ora lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: decide di incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l'eterno voto fatto a Cosa Nostra.

 

TRAMA

 Ho più paura dello Stato che della mafia.

Inizio anni 80'. Trasferitosi in Brasile per occuparsi degli interessi di Cosa Nostra, Tommaso Buscetta (Favino) si ritrova momentaneamente al riparo dalla faida scatenata dal corleonese Totò Riina (Calì) contro il palermitano Stefano Bontate (Bruno), che vede tra le vittime mietute anche due figli di Buscetta (G. Cicirello e P. Cicirello) e altri suoi famigliari, ma non il braccio destro di Bontate, Salvatore "Totutccio" Contorno (Lo Cascio). La situazione fa perdere importanti protezioni a Buscetta, che viene arrestato e estradato in Italia nel 1984 dopo un tentativo di suicidio. L'incontro con il giudice Falcone (Russo Alesi) lo spinge a collaborare con la giustizia, come farà anche Contorno, e saranno loro i principali testimoni nel maxi-processo del 1986, dove si troveranno di fronte ai loro ex compagni come Pippo Calò (Ferracane) e Luciano Liggio (Pirrotta). Mandato sotto protezione negli Stati Uniti con sua moglie Maria Cristina (Candido) e i loro figli, mentre in Italia vengono uccisi i suoi parenti incensurati, Buscetta decide di tornare in Italia dopo l'uccisione di Giovanni Falcone per testimoniare al processo Andreotti, dove però l'avvocato Coppi (Storti) riesce a metterlo in difficoltà attaccando la sua dubbia moralità. Tornerà negli Stati Uniti stanco e sfiduciato in attesa della morte.

Dopo aver affrontato la storia del caso Moro in Buongiorno, notte, Marco Bellocchio torna di nuovo ad affrontare la storia recente italiana. E lo fa riportando alla ribalta la storia dell'ex criminale Tommaso Buscetta, interpretato da un magistrale Pierfrancesco Favino e i processi di mafia. Bellocchio, riesce a non cadere nella retorica del confronto tra bene e male realizzando una rappresentazione realistica di Buscetta e mettendo soprattutto in evidenza l'ambiguità del personaggio. 

Il traditore racconta soprattutto i fatti che sono di pubblico dominio, come ad esempio gli interrogatori tra Giovanni Falcone e Buscetta. Senza alcun dubbio, in questo film ci troviamo dinanzi alla più grande interpretazione e alla definitiva consacrazione di un grande attore come Favino, che è riuscito nel complesso compito di rappresentare un uomo come Buscetta, e infatti ha meritatamente vinto il David di Donatello nell'edizione dello scorso anno.

 

 Io non ti odio, signor Riina. Se ti odiassi ti farei un favore. Tu per me non esisti.

 Bellocchio è riuscito a rappresentare Buscetta eliminando qualsiasi clichè e senza eroizzarlo, anzi, spesso la pellicola ci mostra un Buscetta che dice di fare tutto questo per salvare l'onore della vecchia mafia. La regia di Bellocchio è molto teatrale è riesce a dirigere gli attori in maniera esemplare. Grazie alla sua grande esperienza inserisce nella pellicola certi elementi al momento giusto, come ad esempio l'utilizzo del Va pensiero di Giuseppe Verdi durante la sentenza del Maxiprocesso,  è una scelta registica perfetta perché da un senso di teatralità molto forte e riesce a fa comprendere la rilevanza storica di quel momento.

Il Traditore è sicuramente una delle migliori pellicole sulla mafia mai realizzate in Italia. Il film, grazie ad un ottima sceneggiatura, riesce a raccontare in maniera perfetta quello che ad oggi è il più grande processo contro la mafia della storia e che ha definitivamente dimostrato l'esistenza del sistema mafioso.

 Dott. Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io.


Voto:4,5/5



 

 

Ricchi da morire- Delitti in famiglia

  TITOLO : Ricchi da morire TITOLO ORIGINALE : How to Make a Killing ANNO DI PRODUZIONE : 2026  GENERE : Commedia, thriller, drammatico PAES...