Cerca nel blog

martedì 7 gennaio 2025

Maria

 

TITOLO: Maria

TITOLO ORIGINALE: Maria

ANNO DI PRODUZIONE: 2024

PAESE DI PRODUZIONECile, Italia, Germania

GENEREdrammatico, biografico, musicale 

CASA DI DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

REGIAPablo Larraín

CASTAngelina Jolie, Valeria Golino, Haluk Bilginer, Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Kodi Smit-McPhee, Vincent Macaigne, Stephen Ashfield, Lydia Koniordou, Alessandro Bressanello.

DURATA: 124 minuti


TRAMA 

Maria è il racconto tumultuoso e tragico della più famosa cantante d'opera lirica del mondo, rivissuta e reimmaginata durante i suoi ultimi giorni di vita nella Parigi degli anni 70.

RECENSIONE

Vorrei ripercorrere con lei la sua vita. Devo chiamarla Maria o la Callas?

Dopo la presentazione a Venezia è approdato nelle sale Maria, il nuovo film sulla vita della Callas, diretto dal regista cileno Pablo Larraín che esplora la complessa storia di una delle più grandi artiste di sempre.

Maria è un racconto della tumultuosa e sofferente vita della Callas che viene mostrata nei suoi ultimi giorni nella Parigi anni 70, dove, durante un'intervista, le tornano in mente svariati momenti e ricordi della sua vita. 

Con Maria Pablo Larraín porta a termine la sua trilogia sulle donne iniziata nel 2017 con Jackie, che racconta di  Jacqueline Kennedy Onassis (che con Maria Callas ha avuto in comune il marito Aristotele Onassis), e proseguita con Spencer che narra il fine settimana nel 1991 durante il quale Lady Diana decide di divorziare dal principe Carlo. Maria era l'ultimo tassello mancante. La pellicola con Angelina Jolie probabilmente è la migliore della trilogia perché è quella più completa e con una narrazione efficace aiutata  molto dal montaggio, dove c'è una bella alternanza tra cinema a colori e bianco e nero, con riprese tipiche anni 70 che sembrano realizzate in super 8.


 

C'è un punto in cui la sicurezza di sé diventa una sorta di follia. 

Larraín rappresenta Maria Callas come una figura trascendentale e il suo è un chiaro omaggio ad un'artista con il quale lui stesso sente un legame forte, difatti in più occasioni ha ribadito la sua ammirazione per la Callas come artista. Non convince però in pieno la Jolie, che appare troppo fredda, quasi glaciale, nella sua interpretazione. Forse sarebbe stata più efficace nella parte un'attrice diversa, come Cate Blanchett ad esempio, più consona al personaggio.

Con Maria Larraìn da forma a una chiara visione personale delle donne e per farlo decide di utilizzare le vicende personali della Callas, mostrando le sue forze ma anche le sue debolezze, senza però cadere nei luoghi comuni che accompagnano da decenni la mitologia personale di questa grande artista.

Non c'è vita lontano dal palco.


Voto: 3,5/5 


 






martedì 31 dicembre 2024

"Il Lamento di Sally", di Mari Mancusi

 


TITOLO: Il Lamento di Sally

TITOLO ORIGINALE: Sally's Lament

SERIE: Disney - A twisted tale

AUTRICE: Mari Mancusi

CASA EDITRICE: Giunti

GENERE: Fantasy fiabesco young adult con romance FM

PAGINE: 360

DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 ottobre 2024

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 14,00



TRAMA



Anche se è una bambola di pezza, Sally si sente soffocare. Prigioniera del suo creatore, che la considera incapace di badare a se stessa, pensa di meritare di più e decide di fuggire. Non immagina certo che anche Jack Skeletron, il Re delle Zucche, condivida la sua stessa inquietudine... un desiderio di nuove esperienze, di scoperte capaci di risvegliare l'entusiasmo ormai sopito. Decisa a trovare una soluzione per entrambi, Sally segue una propria visione e si ritrova catapultata in un mondo dove tutto è rosso e verde, i campanelli tintinnano e le persone sono sempre felici... Ma sarà vero? O dietro quella gioiosa facciata si nasconde un incubo terrificante perfino per chi agli incubi dovrebbe essere abituato? Toccherà a lei e Jack, scoprire la verità. E dimostrare che la salvezza sta nell'accettazione della propria unicità... ognuno è perfetto a modo suo.



RECENSIONE



Forse d'ora in avanti sarà il caso di affrontare più spesso le mie paure.



Visto che le feste non sono ancora finite e che c'è sempre bisogno di un po' di magia Disney, per l'ultima recensione del 2024 ho scelto la twisted tale su Nightmare Before Christmas scritta da Mari Mancusi, al suo debutto nella serie. Tutto comincia la notte di Halloween, quando Sally, una bambola di pezza che, stanca di vivere come una prigioniera maltrattata dal dottor Finkelstein, il suo creatore, fugge di casa per partecipare alla festa. Mentre gironzola per il cimitero si imbatte in nientemeno che Jack Skeletron, il Re delle Zucche, che ammira da sempre da lontano, e parlando con lui scopre che entrambi sognano qualcosa di meglio: una vita diversa, piena di avventure e lontana dalla solita routine. Poco dopo, grazie a una visione, Sally trova una porta misteriosa che la conduce a Città del Natale, un luogo meraviglioso fatto di luci, campanelle, doni, neve e tanta, tantissima gentilezza. Ben presto però si rende conto che non tutto ciò che luccica è oro, e che dietro la facciata si nasconde un'oscura minaccia. Toccherà a proprio lei salvare la situazione, e per fortuna potrà contare sull'aiuto di Jack, per il quale sta iniziando a provare qualcosa di molto profondo.

Il Lamento di Sally è un romanzio davvero molto carino che si legge tutto d'un fiato e mescola sapientemente atmosfere disneyane e burtoniane dando vita a una fiaba cupa ma dolce adatta per le festività. L'autrice ha saputo dare nuova linfa alla storia del 1993 inserendola in un contesto originale, innovativo e ricco di temi più attuali che mai. Contrariamente al film, dove ci viene appena mostrata durante l'iconico brano Cos'è?, la Città del Natale viene esplorata da cima a fondo, e se da un lato trasmette emozioni positive con le sue mille luci colorate e le sue delizie, dall'altro lato c'è l'amarezza di una società in cui l'avanzare della tecnologia ha diminuito la capacità di sognare, spingendo molti bambini a non credere più in Babbo Natale, e soprattutto c'è un clima di terrore perpetuato da un cattivo tutto nuovo, che predica una falsa bontà basata su assurdi standard di perfezione, vede il male in ogni cosa tranne che in se stesso e, all'insaputa di Babbo Natale, non esita a punire i suoi concittadini per la minima cosa inserendoli nella lista dei cattivi e talvolta deportandoli . L'altra grande novità rispetto al film, come si evince già dal titolo, è che la storia viene raccontata dal punto di vista di Sally, che da personaggio noto ma di contorno si trasforma in un'eroina in cui moltissimi potranno identificarsi, un'eroina che, pagina dopo pagina, riesce a sconfiggere le insicurezze messe in testa dal suo perfido padrone e creatore e a cescere fino a trasformarsi in una splendida donna coraggiosa e determinata, pronta a tutto per mettersi in gioco, cambiare le cose in meglio e aiutare le persone a cui tiene anche a costo di cacciarsi nei guai. E ad aiutarla c'è Jack, di cui abbiamo modo di vedere non solo il lato esuberante e audace che ben conosciamo, ma anche quello più dolce, leale e premuroso. Questo mi permette di collegarmi a ciò che più ho amato del libro: la storia d'amore tra Jack e Sally, che rispetto al film ha molto più spazio e si sviluppa a fuoco lento regalando momenti di grande dolcezza nel corso dell'avventura.






Se c'è una cosa che ho imparato, Sally, è che se vuoi che la gente creda in te, anzitutto tu devi credere in te stessa. Sapere chi sei davvero. Riconoscere il tuo valore. E tu non sei una tipa niente male. Tu sei una tipa semplicemente straordinaria.



Al centro del libro c'è un cardine di vitale importanza che merita di essere celebrato ogni giorno: l'unicità. Insieme a Sally e i suoi amici, infatti, impariamo che ognuno di noi è unico e originale, e non dobbiamo vergognarcene, perché da qualche parte nel mondo c'è un posto per noi, pieno di persone pronte ad accoglierci a braccia aperte e ad amare ogni parte di noi, compresi i nostri difetti, rendendo di fatto l'unicità uno strumento di forza. E impariamo anche che il Natale è fatto dal bene che viene dal cuore, e che le cose non sono mai bianche o nere.

Nonostante la parte finale un po' frettolosa e l'assenza dell'iconico Baubau (il cattivo del film), Il Lamento di Sally è un romanzo delizioso che scalda il cuore e trasmette messaggi attuali, validi ed efficaci, un romanzo da leggere con una bella tazza di cioccolata calda a portata di mano, perfetto per chi ama The Nightmare Before Christmas e sogna un amore come quello di Jack e Sally. E con questo, vi auguro buon anno.



Il Natale dovrebbe essere un momento di gioia e amore. Un momento per celebrare ciè che rende ciascuno di noi unico. Il Natale è di tutti. Anche di coloro che non sono perfetti. Almeno non secondo la tua idea di perfezione.



VOTO: 4/5





lunedì 30 dicembre 2024

Diamanti

 

TITOLO: Diamanti

TITOLO ORIGINALE: Diamanti

ANNO DI PRODUZIONE: 2024

CASA DI DISTRIBUZIONEVision Distribution

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

GENERE: Drammatico

REGIA: Ferzan Özpetek

CAST: Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Sara Bosi, Loredana Cannata, Geppi Cucciari, Anna Ferzetti, Aurora Giovinazzo, Nicole Grimaudo, Milena Mancini, Paola Minaccioni, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Carla Signoris, Vanessa Scalera, Kasia Smutniak, Mara Venier, Giselda Volodi, Milena Vukotic, Stefano Accorsi, Luca Barbarossa, Vinicio Marchioni, Valerio Morigi, Edoardo Purgatori, Carmine Recano, Ferzan Özpetek.

DURATA: 135 minuti  


TRAMA

Un regista riunisce per il suo prossimo film un gruppo di attrici che hanno segnato la sua carriera e la sua vita sentimentale, con l'intento di creare una pellicola sulle donne,  non svela però i dettagli del progetto ma osserva, si lascia ispirare e costruisce una narrazione che sfuma i confini tra  realtà e  finzione.


RECENSIONE

Il costume non deve solo vestire il personaggio. Il costume deve permettere all'attrice di entrare nel personaggio.

Dopo l'uscita di Nuovo Olimpo, su Netflix lo scorso anno, che era una sorta di omaggio al cinema, Ferzan Özpetek torna nelle sale con un film che è ancora un omaggio, ma questa volta verso il genere femminile.
Diamanti racconta la storia di un regista che raduna le attrici della sua vita per la realizzazione di un lungometraggio del quale non svela alcun dettaglio, ma per il quale si fa ispirare direttamente dalle sue attrici. Il film vuole essere un elogio verso la tenacia e la capacità delle donne di fare gruppo,  raccontando  delle figure femminili diverse tra  loro ma mostrandone al tempo stesso il talento di saper esprimere sorellanza nei momenti di difficoltà.

 

Sono stanca di rimediare ai tuoi errori.

Gli uomini del film non sono rappresentati in maniera stereotipata ma sicuramente hanno ruolo minore nella trama in confronto alle donne. Ma d'altra parte Özpetek mette al centro se stesso, decidendo di radunare ben 18 attrici tra le sue favorite nella sua pellicola e affermando il potere autoriale che il regista ha nel realizzare il suo lungometraggio. Come in ogni pellicola di
 Özpetek, non mancano purtroppo alcuni momenti statici che hanno connotato molti suoi lavori precedenti e in molti casi hanno segnato negativamente i suoi film, rendendoli prevedibili. L'ambientazione anni 70  e l'abbandono di certi  cliché tipici del registra fanno comunque di Diamanti un film che funziona e intrattiene e
che è sicuramente uno dei lavori migliori di Özpetek. 
Quest'anno sono usciti ben due film italiani che hanno posto al centro della storia la femminilità, che sono appunto Diamanti e Parthenope di Paolo Sorrentino, e si può affermare che Özpetek ha avuto successo dove Sorrentino ha fallito, decidendo di non  raccontare le donne come un mito inafferrabile, ma sviluppando una narrazione calata nella concretezza esistenziale e dando molto spazio alla sensibilità.

Conta solo ciò che resta dentro di noi.


Voto: 3,5/5




venerdì 27 dicembre 2024

Mufasa - Il Re Leone



TITOLO: Mufasa - Il Re Leone

TITOLO ORIGINALE: Mufasa - The Lion King

PRODUZIONE: Walt Disney Pictures, Pastel Production

MUSICA: Mark Mancina, Lin-Manuel Miranda, Lebo M

PAESE: Stati Uniti d’America

REGIA: Barry Jenkins

DURATA: 120 minuti

ANNO: 2024

TRAMA

Questa è la storia di un semplice leoncino in cerca di una terra promessa, fornito di una dote che scriverà la strada che lo porterà a diventare un grande re, una leggenda che ancora oggi vive nelle menti sia delle nuove generazioni, sia in quelle di chi è ormai adulto e ricorda con nostalgia e commozione le emozioni che ci ha donato uno dei più grandi Classici Disney. Cos’è stato Il Re Leone prima di Il Re Leone? Chi era Mufasa e chi Scar prima di diventare Scar? Dopo tanti anni di teorie e fantasie dei fan, ora è la Disney stessa a rispondere a queste domande, raccontandoci gli eventi che portarono alla storia di Simba, a partire dall’infanzia di Mufasa.

RECENSIONE

Guarda le stelle!
Quando ti sentirai solo,
ricordati che quei re saranno
sempre lì per guidarti.
E ci sarò anch'io

Ancora una volta Il Re Leone c’ispira, presentando la storia di un personaggio che nell’opera originale è apparso poco, eppure ci ha lasciato molto, non solo grazie al suo carisma e alla sua saggezza, ma anche grazie alle voci profonde dei suoi doppiatori, James Earl Jones (in originale) e Vittorio Gassman (in italiano).

Vista la popolarità del re leone, ci si sarebbe potuti aspettare che avrebbero fatto un live action sul secondo film animato, che racconta la storia di Kovu e Kiara, palesemente ispirata a Romeo e Giulietta, così come il primo film si è ispirato all’Amleto. E invece, questa volta la Disney ha deciso di sorprenderci andando a raccontare le vicende della vita di Mufasa, che sebbene sia da sempre un personaggio molto amato, tuttavia la casa di produzione non lo ha mai trattato approfonditamente, esaltando semplicemente la sua immagine di sovrano saggio, carismatico, clemente e al tempo stesso autorevole. Nel lungometraggio di cui parliamo qui sopra, possiamo finalmente avere una descrizione a tutto tondo non solo di Mufasa, ma anche di Scar, alias Taka. Questo era il nome di uno dei più grandi villain disneyani, prima che, da cucciolo generoso e amichevole, passasse ad essere un vile assassino. Tutto questo pone delle buone basi per una trama che susciti la curiosità dello spettatore. Conoscendo i personaggi, è chiaro che l’esito della stessa trama possa essere scontato, e questo può già essere una pecca, perché si creano delle aspettative che sappiamo già verranno soddisfatte, indebolendo i colpi di scena, ma dato che stiamo parlando di un prequel, il cui intento, ovviamente, è rivelare personaggi che fino a oggi sono sempre stati piatti, si può forse chiudere un occhio. Parlando dei personaggi, un lato bello di essi è il legame tra Mufasa e Taka, l’amore fraterno, elemento sul quale la Disney, dopo Frozen, sembra giocare molto ultimamente. E, a proposito di Mufasa, il suo carattere è del tutto opposto rispetto a quello che ha nell’opera madre, poiché è più insicuro e inconsapevole delle proprie risorse, al contrario di Taka che invece, quando compare, è un cucciolo allegro, vivace e un po’ briccone. Questo, invece, è un punto forte, dal momento che se Mufasa e Taka fossero stati delineati già con delle inclinazioni più vicine al loro carattere nel primo film, sarebbero risultati come dei personaggi più fatti e finiti. Facendo così gli autori hanno reso possibile un maggiore sviluppo psicologico.



Tu e Taka insieme,
quello è casa

A parte i primi minuti da quando il film inizia a rappresentare la storia di Mufasa, la narrazione segue un giusto ritmo, permettendo allo spettatore di assimilare a sufficienza gli eventi. Ci sarebbe un paio di cose che si sarebbero potute rendere meglio, in due ore di spettacolo. In primis poteva essere approfondito lo sviluppo del rapporto tra Mufasa e Taka, per il quale si percepiscono le emozioni e i sentimenti che tale sviluppo dovrebbe dare, però non viene reso con un giusto climax. In secondo luogo, l'apparizione di Rafiki, invece di porla mostrando la sua situazione prima di aggregarsi a Mufasa, si sarebbe potuta presentare in modo diverso, facendogli spiegare solo in seguito la sua provenienza, allo stesso modo di Sarabi e Zazu, garantendo forse anche del tempo in più per altri sviluppi più importanti. Infatti, per esempio, anche alla preparazione della battaglia contro gli emarginati manca il giusto climax, poiché in pochissimi minuti (anche meno) Mufasa e i suoi seguaci si sono già conosciuti con gli animali delle Terre del Branco e li hanno subito incoraggiati a combattere e difendersi.
Come sempre, i live action hanno una recitazione sobria, e qui la sobrietà è resa non solo dal fatto che, essendovi rappresentati degli animali con una grafica digitale realistica, non possiamo leggere, più di tanto, le emozioni nelle loro espressioni, ma anche dal doppiaggio tendenzialmente scandito. Se almeno il doppiaggio trasmettesse più emozioni, in modo che lo spettatore le possa sentire vibrare in sè, questo basterebbe a compensare.
Malgrado questi pochi difetti, Mufasa è una visione entusiasmante, arricchita anche dal fatto che possiamo assistere alla graduale trasformazione di Taka in Scar, alla nascita di un villain che ci ha tanto affascinato. Indimenticabili anche le canzoni e la colonna sonora, per le quali, ancora una volta, ritornano Mark Mancina, Lin-Manuel Miranda e Lebo M, grande compositore della musica della saga di Il Re Leone. Tra le canzoni, i pezzi migliori sono Voglio da sempre un fratello (I always wanted a brother) e Ci andremo insieme (We go together), nel cui cast italiano sono presenti le voci di Elodie, Luca Martinelli e Riccardo Suarez. La prima esalta la formazione della fratellanza di Mufasa e Taka, mentre la seconda quella dell’amicizia all’interno del gruppo con cui Mufasa viaggia. Da non trascurare anche Addio (Bye bye), la canzone del villain della situazione, che esprime chiaramente il senso del pericolo imminente e dell’assedio del nemico, un aspetto che da diverso tempo non percepivamo più nelle canzoni dei cattivi, i quali negli ultimi elaborati disneyani sono spesso assenti oppure sono presenti, ma non sono dei reali cattivi, oppure non incutono molto timore. In ogni caso Mufasa è una visione per cui c’è poco di cui pentirsi.

Nants ingonyama baghiti

Voto: 4,5/5




martedì 24 dicembre 2024

"24 giorni", di Elena Mauro

 


TITOLO: 24 giorni

AUTRICE: Elena Mauro

CASA EDITRICE: Triskell Edizioni

GENERE: Romance MM contemporaneo con elementi fantasy

PAGINE: 346

DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 novembre 2024

PREZZO EBOOK: € 4,99

PREZZO CARTACEO: € 15,90



TRAMA



Jez ha vent'anni quando scappa di casa, stanco di una famiglia che non crede in lui e lo ritiene un incapace. A salvarlo dalla strada è Archie, che gli offre un tetto sulla testa anche se lui stesso vive di stenti. Nel loro monolocale dismesso vive anche Mike, un ragazzino fuggito dall'orfanotrofio in cui i genitori lo hanno abbandonato. Tre mondi diversi eppure così simili, tre mondi che cercano di trovare un equilibrio malgrado le difficoltà. Due anni dopo, Jez vive ancora alla giornata, chiedendo l'elemosina per strada. È l'incontro con uno strano vecchietto dal faccione gentile a dare una svolta alla sua esistenza. Il vecchio gli regala un ciondolo dicendogli che lo aiuterà a credere nel futuro e Jez, nonostante lo scetticismo, esprime il desiderio che arrivi qualcosa a migliorare la sua vita. Da quel momento, tutto inizia a cambiare davvero. Dapprima Jez si imbatte in Timo, un senzatetto esuberante e misterioso che lo prende sotto la sua ala protettiva. Poi fa la conoscenza di Donovan, uno studente della prestigiosa Kerton Art Academy, da cui si sente subito attratto. Saranno i fili intrecciati delle loro storie ad accompagnare Jez durante il dicembre più bizzarro della sua vita, fatto di incontri, scontri, amore… e un pizzico di magia.



RECENSIONE



Puoi tutto, se lo desideri davvero.



È la Vigilia di Natale, e non credo ci sia miglior occasione per presentarvi, come lettura a tema, il nuovo romanzo di Elena Mauro, che già mi aveva fatto sognare con la sua dilogia All'unisono. Ci troviamo a Kerton, una cittadina immaginaria del Regno Unito, dove il ventiduenne Jez vive da quando è scappato di casa due anni prima. Sarebbe un senzatetto se non fosse per Archie, un uomo premuroso che, seppur in difficoltà, ha offerto un tetto sulla testa a lui e a un sedicenne perennemente imbronciato di nome Mike, e trascorre le giornate a chiedere l'elemosina e ad assistere, pur non essendo uno studente, alle lezioni di disegno all'aperto della Kerton Academy. Tutto cambia la mattina di un 2 dicembre, quando si imbatte in un vecchietto simpatico e gentile che gli dona un ciondolo d'argento dotato, a suo dire, della capacità di esaudire i desideri. Jez è alquanto confuso e scettico, ma mentre sfiora il ciondolo non può fare a meno di pensare Vorrei qualcosa che mi cambi la vita. Ed ecco che all'improvviso conosce Timo, un ragazzo a dir poco esuberante che lo prende sotto la sua ala e vuole aiutarlo a qualsiasi costo, e in seguito il dolce Donovan, che fa perdere ben più di un colpo al suo cuore. È così che comincia il dicembre più incredibile della sua vita.

Ci sono libri bellissimi che ti stringono in un forte abbraccio scaldando il cuore come sanno fare solo gli amici veri, e sono felicissima di poter affermare che 24 giorni è uno di questi: è un concentrato di emozioni intense e uniche che ha consacrato il talento di Elena Mauro attraverso un ottimo stile e una storia semplice ma tanto commovente, romantica e passionale, con un pizzico di magia e una buona dose di angst. È una fiaba contemporanea che abbraccia in pieno l'atmosfera natalizia ed è scandita come un vero e proprio calendario dell'avvento con tanto di finestrelle all'inizio di ogni capitolo. Una fiaba catartica che secondo me potrebbe essere di grande conforto a un'infinità di persone, specialmente se stanno attraversando un momento difficile e doloroso, proprio come il perfettamente imperfetto protagonista Jez, che ho amato profondamente perché è umano ed è facilissimo immedesimarsi in lui: chi, almeno una volta della vita, non ha avuto paura di fallire e di deludere le altre persone? Chi non ha mai avuto paura di rimanere solə o di essere messə a paragone con qualcunə più bravə? È così che si sente Jez all'inizio della storia, ragion per cui ha tanta paura di impegnarsi, ma poco a poco lo vediamo crescere e acquisire consapevolezza di sé, traendo forza dalla passione per il disegno e soprattutto dal sostegno degli altri meravigliosi personaggi che lo circondano, dei quali non ci si può fare a meno di innamorare, a meno che non abbiate una pietra al posto del cuore. Ci sono Timo, l'esuberante ragazzo tutto unicorni e sorrisi campione di addobbi, Mike, sempre imbronciato e intrappolato in una situazione difficile, Archie, che malgrado abbia sofferto tanto non ha mai smesso di prodigarsi per gli altri, e soprattutto lui, Donovan, un angelo custode dalla dolcezza disarmante pronto a donare a Jez una splendida storia d'amore, di quelle che fanno battere forte il cuore e sognare a occhi aperti.





C'è sempre una famiglia disposta ad accoglierti, a comprenderti. C'è sempre una possibilità di migliorare se stessi o ciò che si ha. C'è sempre amore.


Non aspettatevi una semplice commedia natalizia Hallmark come quelle trasmesse quotidianamente su La5 già da novembre (e che, ammettiamolo, guardiamo ben volentieri): in questo libro, come ho già detto, c'è una buona dose di angst che regala batoste a tradimento con conseguenti attacchi di pianto a fiume improvvisi. Ma anche quando le cose vanno male, a pervadere ogni singola pagina rimane una grande speranza destinata a crescere a dismisura. È un libro che celebra le famiglie per scelta e il potere dei desideri che diventano realtà, che ci spezza il cuore per poi ricomporlo e abbracciarlo forte attraverso un messaggio importante di cui c'è più che mai bisogno: non smettete mai di credere. I sogni possono davvero avverarsi, noi possiamo sempre migliorare le cose e noi stess3, e da qualche parte c'è una famiglia pronta ad accoglierci a braccia aperte e a donarci comprensione e un amore grande, puro e sincero. Un messaggio che commuove, riempie di forza e arricchisce l'anima.
Fate un regalo al cuore e leggete 24 giorni, un libro toccante e dolcissimo che vi cullerà e vi aiuterà a cercare un motivo per credere nei vostri sogni. Non smettete mai di sognare, e passate un buonissimo Natale.


Desidero non smettere mai di credere in noi.


VOTO: 5/5








lunedì 23 dicembre 2024

Conclave

 

TITOLO: Conclave

TITOLO ORIGINALE: Conclave

ANNO DI PRODUZIONE: 2024

PAESE DI PRODUZIONE: Regno Unito, Stati Uniti d'America

GENERE: thriller, drammatico

CASA DI DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures

REGIA: Edward Berger

CAST: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Sergio Castellitto, Isabella Rossellini, Lucian Msamati, Carlos Diehz, Loris Loddi, Vincenzo Failla, Brían F. O'Byrne, Merab Ninidze, Thomas Loibl, Jacek Koman, Matteo Maiucchi.

DURATA: 120 minuti


TRAMA

Conclave ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e  intriganti del mondo: l'elezione di un nuovo papa. Dopo la morte dell'amato e compianto Papa Gregorio XVII, il Cardinale Lawrence è incaricato di dirigere il delicato processo di successione. Una volta che i rappresentanti più potenti della Chiesa cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si dovrà muovere in una complessa rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto del nuovo papa viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta della Chiesa stessa.

RECENSIONE

Il papa è morto. Il trono è vacante.

E' uscito nelle sale Conclave, uno dei film favoriti alla prossima edizione degli Oscar, tratto dal popolare bestseller scritto da Robert Harris che ha venduto milioni di copie e ispirato all'elezione di papa Bergoglio.
Il papa è morto. Un papa che si è impegnato a portare la chiesa dentro la modernità e il conclave che viene indetto è diviso tra i cardinali che vogliono portare avanti le idee progressiste del precedente papa e quelli che invece vogliono tornare su posizioni reazionarie e conservatrici. Il compito di gestire questo complesso, intrigato e misterioso conclave viene affidato al cardinale Lawrence, interpretato da un maestoso Ralph Fiennes, che è dato come uno dei papabili vincitori agli Oscar.
Il film di Edward Berger racconta soprattutto il lato politico del clero, dando molta importanza ai meccanismi di potere che avvolgono un conclave, realizzando un thriller che sembra una spy story ambientata dentro il Vaticano. Il film rischia più volte di cadere in banali cliché contemporanei, ma molti momenti ironici e la bravura degli attori riescono a rendere interessante l'utilizzo di certi stereotipi che vengono rappresentati.


 

Cardinale Lawrence, sembra che la responsabilità del conclave ricada su di lei.

Conclave è certamente un tipico prodotto hollywoodiano di intrattenimento, opera di fantasia che  non è veritiera su tutti gli aspetti dell'elezione di un papa, ma nel complesso le regole canoniche del cinema d'intrattenimento funzionano bene, soprattutto nel tentativo di sfruttare la fantasia di ognuno di noi nell'immaginarci queste situazioni di potere contornate da complotti e fitti misteri.

Conclave sarà sicuramente uno dei protagonisti della prossima notte degli Oscar. E' una pellicola che, si sia credenti o no, racconta un'istituzione che pur da diverse posizioni raccoglie  l'interesse di molte persone, se non altro per via  della sua complessità, calata qui in una classica trama thriller che regge molto bene il racconto dei reali o presunti intrighi del clero.

La supervisione di questa elezione è un compito che pensavo di non dover mai eseguire.


Voto: 3,5/5 








giovedì 19 dicembre 2024

Oceania 2



TITOLO: Oceania 2

TITOLO ORIGINALE: Moana 2

PRODUZIONE: Walt Disney Animation Studios

REGIA: David G. Derrick Jr. , Jason Hand, Dana Ledoux Miller

MUSICA: Mark Mancina, Opetaia Foa’i, Auli’i Cravalho

PAESE: Stati Uniti d’America

DURATA: 100 minuti

ANNO: 2024

TRAMA

In prossimità del Natale di quest’anno ci rincontriamo al cinema con Vaiana, ormai diventata una navigatrice esperta, che ci porta alla scoperta di acque inesplorate, in cerca di altre genti per riallacciare il perduto legame con l’oceano, il quale, dopo le vicende di Te Fiti, ha ripreso a prosperare insieme a tutte le isole che stavano morendo, tra cui Moto Nui, patria della principessa.

RECENSIONE

Ci sono cose per cui
non si è mai pronti

Oceania, noto in altri paesi dell’Europa col nome omonimo di Vaiana e nel resto del mondo come Moana (titolo che nel nostro continente è stato sottoposto a censura per evitare eventuali confusioni con la nota attrice del cinema a luci rosse), riprende in questo seguito pronto a farci imbarcare con la protagonista in nuove avventure e nuovi orizzonti.

Questo è ciò che, almeno, si propone di fare il film tramite le aspettative che i trailer ci hanno creato. Di fatto però, ci sono molti punti che lasciano a desiderare. I primi minuti partono bene, mostrandoci la nostra Principessa Disney più grande, più matura e autorealizzata, che viaggia di isola in isola e di acque in acque alla ricerca di altri esseri umani, con lo scopo di riunire le tribù del popolo del mare. Andando avanti, la trama riprende sempre più lo stesso schema del primo film, e il che non lascia spazio a quelle novità che le anticipazioni promettevano. Seppur ci siano degli aspetti nuovi, non vengono molto esaltati. Se parliamo dei personaggi, questa volta Vaiana non parte da sola, accompagnata esclusivamente dal suo fedele animaletto da compagnia, ma si aggiunge un intero equipaggio, che si rivela solo essere un manipolo di macchiette smidollate e mattacchione, come se non bastassero Hei Hei e Puah a fare da parentesi comiche. Al gruppo si aggrega anche Maui, il semidio che nell’avventura precedente aveva accompagnato Vaiana nel perseguimento del suo obbiettivo.



Chi sei tu?
Chi sei tu?

Un punto forte di Oceania 2 è senza dubbio l’evoluzione della protagonista, che ovviamente non rimane fatta e finita, ma fa passi ulteriori. In merito al primo film, c’è stato chi ha sostenuto che lei di fatto non fa più tanto, per essere l’eroina di turno, e che ad aver fatto di più è stato Maui. Prendendo per valida questa ipotesi, potremmo dire che nel seguito Vaiana arriva a ricoprire pienamente il ruolo di eroina, poiché per adempiere all’obbiettivo cui è destinata deve mettere in gioco tutta sé stessa.
Se parliamo delle canzoni, in alcune ci sono dei palesi richiami a quelle del primo capitolo, tra cui La Strada di Casa (We Know the Way) e Oltre l’Orizzonte (How Far I’ll go). La migliore fra tutte è forse Mana Vavau, che senza fare spoiler esprime tutto il pathos che la scena in cui viene cantata rappresenta.
Oceania 2 non è dunque una grande novità, la visione è certo bella ma non è nulla di straordinario, niente che vada oltre un semplice filmetto.

C’è sempre un’altra via

Voto: 2,5/5







Ricchi da morire- Delitti in famiglia

  TITOLO : Ricchi da morire TITOLO ORIGINALE : How to Make a Killing ANNO DI PRODUZIONE : 2026  GENERE : Commedia, thriller, drammatico PAES...