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martedì 8 novembre 2022

My Policeman (film)

 


TITOLO: My Policeman

TITOLO ORIGINALE: My Policeman

GENERE: Drammatico, Sentimentale, con tematica LGBTQIA+ e romance MM

ANNO: 2022

REGIA: Michael Grandage

CAST: Harry Styles, Emma Corrin, David Dawson, Linus Roache, Gina McKee, Rupert Everett

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d'America

DURATA: 114 minuti

DISTRIBUZIONE: Amazon Studios



TRAMA



Nella Brighton degli anni '50, il poliziotto Tom sposa l'insegnante Marion per tenere nascosta la propria omosessualità e il suo amore proibito per Patrick, il curatore di un museo. Quarant'anni dopo, negli anni '90, Tom, Marion e Patrick sono ancora in preda al desiderio e al rimpianto, ma ora hanno un'ultima possibilità di riparare i danni del passato.



RECENSIONE



Trovare un poliziotto non era qualcosa che avrei mai pensato di dover fare. Non ho mai avuto molta pazienza con gli uomini in divisa. Ho sempre disprezzato i loro modi brutali, come ti guardano dalla testa ai piedi, il disprezzo che non riescono a nascondere. Ma questo ragazzo era diverso. 


Poco più di una settimana fa vi ho parlato dell'omonimo romanzo di Bethan Roberts, e adesso è arrivato il momento di dedicarmi al film a lungo atteso e fresco di uscita su Amazon Prime Video. Come forse ricordertete, la mia curiosità era un po' diminuita a seguito della delusione che la lettura mi aveva suscitato, ma sono felicissima di poter affermare che i miei timori erano infondati: My Policeman infatti si è rivelato un film davvero bellissimo, divenendo uno di quei rari casi in cui la trasposizione cinematografica è di gran lunga superiore all'opera letteraria di riferimento. L'apporto visivo mi ha permesso di provare un maggior coinvolgimento nei confronti della storia, che si esprime in tutta la sua delicatezza, nella sua grande forza emotiva e nella sua profondità, accompagnata da una splendida fotografia e da una deliziosa colonna sonora. L'atmosfera dell'Inghilterra dell'epoca è stata ricreata alla perfezione, con particolare enfasi sul bigottismo e l'omofobia, e mi ha fatto venire i lacrimoni vederla confrontarsi con la società contemporanea, dove c'è ancora molto strada da fare ma le persone non devono vivere nell'ombra e temere l'arresto solo perché sono innamorate. E poi c'è un ottimo cast, che ha avuto il merito di dare ai personaggi ancora più spessore e autenticità e di instaurare una splendida chimica. David Dawson è stato una vera rivelazione: con la sua performance è riuscito a rubarmi il cuore, facendomi sentire tutto il dolore di Patrick e tutto il suo amore, tant'è che in certi momenti avrei voluto oltrepassare lo schermo della tv e abbracciarlo fortissimo (dategli dei premi, subito!). Emma Corrin, diventata famosa nei panni di Lady Diana in The Crown, ha incarnato benissimo lo spirito di Marion, e anche Harry Styles, al secondo ruolo cinematografico importante dopo quello in Don't worry darling (prima aveva avuto delle particine in Dunkirk ed Eternals) è stato molto bravo, contribuendo, come Michele Bravi in Amanda, a smontare il pregiudizio secondo cui un artista deve limitarsi a un unico ambito. Certo, i due momenti in cui ha un attacco di rabbia sono stati un tantino esagerati, ma è riuscito a farmi sentire tutte le emozioni, le paure e il grande amore di Tom anche attraverso i suoi occhi, permettendo di rimediare alla mancanza del suo punto di vista nel romanzo.






Questo amore ti divora. Compatisco quelli che non sanno come ci si sente ad essere così innamorati.



Il film è riuscito a colmare praticamente tutte le lacune che avevo riscontrato nell'opera di partenza, differenziandosi da essa sotto molti aspetti. Se in quest'ultima infatti era stata quasi relegata in un angolo in confronto alla narrazione di Marion, qui la grande, tormentata e toccante storia d'amore tra Patrick e Tom, nei momenti belli come le scene di passione e il viaggio a Venezia (una delle mie parti preferite) e nei momenti brutti, si prende tutto lo spazio che merita.  Mi è arrivata dritta al cuore riempendomi di tenerezza (e anche di tanta rabbia nei confronti degli omofobi, e di tanto dolore per tutte le persone che non hanno avuto la possibilità e la libertà di amare.) Così come mi è arrivata al cuore la dolce e commovente parte finale, di gran lunga più bella rispetto a quella originale (sfido chiunque di voi a non lasciarvi sfuggire neppure una lacrimuccia). 

È un vero peccato non averlo potuto vedere in anteprima al cinema come negli Stati Uniti, perché My Policeman meriterebbe davvero di essere visto sul grande schermo, ma sono sicura che saprà comunque commuovere un'inifinità di persone e che saprà rammentare loro che non è mai troppo tardi. Ora non mi resta che aspettare (con molta trepidazione) un altro film a tematica LGBTQIA+ prodotto da Amazon Studios, anch'esso tratto da un romanzo (che in questo caso ho adorato): Rosso, Bianco & Sangue Blu.



Io spero che lo terrai qui e che lo amerai. È  quello di cui ha bisogno, di cui hai bisogno tu.



VOTO: 4,5/5








lunedì 7 novembre 2022

Amsterdam

  

TITOLO: Amsterdam

TITOLO ORIGINALE: Amsterdam

GENERE: Storico, giallo, commedia, thriller, drammatico

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti, Canada

ANNO DI DISTRIBUZIONE: 2022

CASA DI DISTRIBUZIONE: 20th Century Studios

REGIA: David O. Russel

CAST: Christian Bale, John David Washington, Margot Robbie, Rami Malek, Robert De Niro, Anya Taylor Joy, Taylor Swift, Micheal Shannon, Mike Myers, Chris Rock, Alessandro Nivola, Zoe Saldana, Andrea Risebourgh, Mel Fair, Vaughn Page, Bonnie Hellman, Tom Hanks, Ed Begley jr, Collen Camp

DURATA: 134 Minuti

 

TRAMA

Un film su un crimine romantico ambientato negli anni 30 e incentrato su tre grandi amici che si trovano al centro di uno dei complotti più segreti e meno conosciuti della storia statunitense.

 

RECENSIONE

Fammi un favore, cerca di essere ottimista.

A sette anni di distanza dall'uscita di Joy, David O. Russel torna dietro la macchina da presa con un film mediocre e che annoia per la maggior parte della visione. Il film si avvale di un grande cast composto da attori del livello di Christian Bale, Margot Robbie, Robert De Niro, John David Washington, Rami Malek, Anya Taylor Joy.

Il problema della nuova pellicola del regista statunitense non è di certo il lato estetico, che risulta il lato migliore del lungometraggio, grazie anche alla meravigliosa fotografia del grande direttore della fotografia messicano Emanuel Lubezki. Il problema di Amsterdam è che è un film povero di contenuti, dove  il lato drammatico del film viene mischiato con delle gag ironiche che non fanno ridere perché risultano troppo forzate e la presenza di un grande cast viene così vanificata,  non essendo sufficiente a far lievitare l'opera.

 

Non arrivi qui se non è tutto iniziato molto tempo fa.

David O. Russel, che qui ricopre anche il ruolo di sceneggiatore oltre a quello di regista, con questo film si compiace un po' troppo di stesso, scivolando in una sorta di narcisismo autogratificante, che si traduce in una pellicola pretenziosa e vacua. L'unica nota positiva che ci si sforza di trovare è veramente solo il cast,  che si impegna con grande professionalità e da il meglio di ognuno, purtroppo per una causa persa.

Dopo avere realizzato dei bellissimi film come ad esempio The Fighter o Il lato positivo, questa volta O.Russel non è riuscito  nel compito di realizzare un lavoro interessante e coinvolgente, anche se i presupposti per riuscirci c'erano. Si spera che questa opera resti solo una nota stonata nella carriera del regista di New York e che possa presto riscattarsi.

Burt - Ci serve qualcuno che ci aiuti a trovare la verità. - Gil - Il mio amico è stato ucciso per qualcosa di mostruoso che aveva visto.

2/5


 

  

       

 

venerdì 4 novembre 2022

Belle

 

TITOLO: Belle

TITOLO ORIGINALE: Ryuu to Sobakasu no Hime

TITOLO IN KANJI: 竜とそばかすの姫

 GENERE: animazione, fantastico, avventura, fantascienza

ANNO: 2021

REGIA: Mamoru Hosoda

PAESE: Giappone

DURATA: 122 minuti

PRODUZIONE: Studio Chizu

DISPONIBILITA': Anime Factory

TRAMA

Suzu Naito è una studentessa delle superiori di 17 anni. Suzu adorava più di ogni altra cosa cantare insieme a sua madre e in seguito alla sua morte non è più riuscita a cantare. Scrivere canzoni era diventata l'unica cosa che la teneva in vita, ma un giorno su invito della sua migliore amica si iscrive a "U", un mondo virtuale con più di cinque miliardi di iscritti da tutto il mondo. Anche Suzu, che ormai non riusciva più a cantare, riesce a riprendere naturalmente con il suo "As" chiamato "Bell". In un batter d'occhio tutti parlano delle canzoni di "Belle" e lei diventa una diva popolare in tutto il mondo. E' il giorno del concerto di Belle con centinaia di milioni di As ad assistere. All'improvviso, con un forte boato fa la sua comparsa davanti a Belle la creatura misteriosa chiamata da tutti "drago". A causa del violento e arrogante drago il concerto è rovinato. In breve tempo, il mondo intero chiede l'unveil del drago.

RECENSIONE

Un'altra realtà.
Un altro te stesso.
Non sei più solo.

Dopo Mirai, Mamoru Hosoda ci presenta un nuovo film con una grafica dove si mescolano il bidimensionale e il CGI, raccontando una storia di adolescenza sullo sfondo del mondo virtuale, della realtá che attrae sempre molti giovani e le nuove generazioni e che diventa spesso rifugio di chi non riesce a trovare soddisfazione e realizzazione di sé nella vita reale. È questo ciò che porta la protagonista alla scoperta del metaverso di U.

La trama pone delle ottime basi, trattando temi legati alla crescita e a chi siamo veramente su un un fantastico retroscena. I personaggi hanno dei tratti realistici, infatti, come ogni essere umano, presentano luci e ombre, hanno tanti pregi quanti difetti ma, soprattutto, hanno dei segreti, cose che non riescono a dire o che hanno paura di dire e che li bloccano. La narrazione è scorrevole, anche se quando vengono esposti i commenti delle persone su internet risulta frenetica. Gli sviluppi sono, in ogni caso, buoni, sia dal punto di vista della trama che dei personaggi.
È interessante notare che il metaverso mostratoci nella pellicola sia realizzato con una grafica 3D che si comporta come il 2D, e che gli As hanno un character design che presenta diversi stili, come nel caso dell'As di Suzu, nel quale possiamo ben notare la mano del character designer dei Classici Disney FrozenRapunzel Big Hero 6.

Ma tu chi sei? 

Sono splendide le canzoni, la cui presenza è un elemento che contraddistingue il mondo disneyano, dove esse hanno sempre il grande potere di cambiare il cuore dei personaggi. Questo è anche il potere di Belle, che con la propria voce riesce a catturare l'attenzione di tutto il metaverso di U, facendo di lei una grande cantante, ma anche un'eroina in grado di salvare chi soffre. Come nella Disney, infatti, lei canta anche per cercare di entrare in empatia con il drago ed arrivare al suo cuore. La storia dei due personaggi arriva ad assumere dei contorni simili a quelli del classico La Bella e la Bestia. Questo non deve far pensare che il film possa essere un plagio o una brutta copia dell'opera disneyana, perché il fine della trama di Belle è diverso, e non racconta in tutto e per tutto la storia di un amore anticonvenzionale tra una ragazza e una bestia. La pellicola è una storia di crescita che racconta a suo modo le difficoltá del periodo adolescenziale, nel quale vengono fuori dolori e timori che si cerca di affrontare a volte rifuggendone, e non si ha il coraggio di esternare o di confidare.

Stai cercando qualcosa?

Voto: 5/5


 

martedì 1 novembre 2022

"Il Talento di Mr. Crocodile"

 


TITOLO: Il Talento di Mr. Crocodile

TITOLO ORIGINALE: Lyle, Lyle Crocodile

GENERE: Musicale, Commedia

ANNO: 2022

REGIA: Will Speck e Josh Gordon

CAST: Shawn Mendes, Javier Bardem, Constance Wu, Winslow Fegley, Scoot McNairy, Brett Gelman

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d'America

DURATA: 106 minuti

DISTRIBUZIONE: Sony Pictures Entertainment



TRAMA


Quando la famiglia Primm si trasferisce a New York, il giovane figlio Josh fatica ad adattarsi alla nuova casa e ai nuovi amici. Tutto cambia quando scopre Lyle, un coccodrillo canterino che ama i bagni, il caviale, la grande musica e che vive nella soffitta della sua nuova casa. I due diventano subito amici, ma quando l'esistenza di Lyle viene minacciata dal malvagio vicino Mr. Grumps, i Primm devono unirsi al carismatico proprietario di Lyle, Héctor P. Valenti, per dimostrare al mondo che si può trovare una famiglia anche nelle situazioni più inaspettate e che non c'è niente di male in un grande coccodrillo canterino con una personalità ancora più grande.



RECENSIONE



Sto cercando qualcosa di insolito, qualcosa di magico.



I creatori del mitico The Greatest Showman sono appena tornati al cinema con una nuova commedia musicale per tutta la famiglia basata sulla saga Lyle the Crocodile dello scrittore Bernard Waber. Il protagonista è per l'appunto Lyle, un cucciolo di coccodrillo che vive in un negozio di animali esotici e possiede un grande talento: pur non potendo parlare, sa cantare come un angelo. Quando il carismatico mago Héctor P. Valenti, reduce dell'ennesima audizione fallimentare per un talent show, lo scopre, decide di fare di lui una stella. Purtroppo la sera del debutto Lyle si fa prendere dall'ansia da palcoscenico e l'uomo è costretto a malincuore a lasciarlo solo nella sua casa vittoriana di Manhattan e a partire in cerca di fortuna. Diciotto mesi dopo in quella stessa casa si trasferisce la famiglia Primm, e il piccolo Josh, un ragazzino pieno di fisime e con grandi difficoltà nei rapporti sociali, scopre il coccodrillo ormai cresciuto in soffitta, diventandone subito amico. Ma proprio quando Lyle sta iniziando a migliorare la vita di tutta la famiglia e Héctor riappare, la felicità rischia di essere distrutta dal perfido vicino di casa Mr. Grumps.

Il talento di Mr. Crocodile ha superato di gran lunga le mie aspettative, rivelandosi un film davvero delizioso che arriva dritto al cuore, sa incantare e non ha nulla da invidiare a certi cult per ragazzi degli anni '90. È una storia avvincente, tenera ed esilarante che non annoia mai e regala momenti di evasione pura mescolando sapientemente realtà e fantasia. Il suo maggior punto di forza è costituito senza dubbio dall' ottimo cast, sul quale naturalmente spicca un Javier Bardem più in forma e in gamba che mai. Ha saputo incarnare alla perfezione le mille sfaccettature di Héctor P. Valenti, dall'ambizione sfrenata al pentimento passando per la bontà d'animo, e si nota fin da subito, a giudicare dal look e dalla performance recitativa e canora, il desiderio di rendere omaggio nel miglior modo possibile a un altro grandissimo attore che mai verrà dimenticato: Gene Wilder. Molto bravi anche gli altri, in particolare Constance Wu e il giovanissimo Winslow Fegley, che hanno saputo farmi divertire ed emozionare con le loro interpretazioni. L'altro grandissimo punto di forza è la strepitosa colonna sonora, fatta di brani bellissimi e difficili da togliere dalla testa a distanza di giorni. A interpretare Lyle nell'adattamento italiano è Luigi Strangis, il vincitore della scorsa edizione di Amici di Maria De Filippi, ed ero un po' preoccupata considerando che il doppiatore originale è nientemeno che Shawn Mendes, ma per fortuna il confronto è stato retto abbastanza bene, e la sua voce ha contribuito ad accentuare la dolcezza del protagonista e il desiderio di essere accettato e amato. 






-Sei sicuro che sia prudente? 

-Non essere prudente. Siamo qui per vivere, e vivere è un gioco pericoloso.



A rendere questo film perfetto per tutte le età è la delicatezza con cui si affrontano temi sempre validi e importanti. È un inno all' amicizia e all'amore, alle famiglie per scelta che possiamo trovare nei luoghi più inaspettati, al coraggio di essere se stessi contro tutto e tutti, e sebbene non venga mai specificato è possibile riscontrare nel giovane Josh Primm alcune caratteristiche riconducibili all'autismo, cosa che mi ha fatto molto piacere. Ma soprattutto, Il talento di Mr. Crocodile ci ricorda di non dimenticare mai i nostri sogni dell'infanzia, perché sono molto più veri di quanto crediamo, e ci invita a non avere paura di metterci in gioco, perché potremo sempre contare su qualcuno che ci vuole bene e crede in noi.

Riscaldate le ugole, preparatevi a tornare bambini almeno per un po' e correte a scoprire le avventure dell'adorabile e bravissimo Lyle, in una fiaba contemporanea che vi conquisterà.



Mostriamo a tutti che non devono avere paura.



VOTO: 4,5/5



























lunedì 31 ottobre 2022

Il colibrì

  

TITOLO: Il colibrì

GENERE: Drammatico

ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PRODUZIONE: Italia, Francia

REGIA: Francesca Archibugi

CAST: Pierfrancesco Favino, Kasia Smuntiak, Berenice Bejo, Laura Morante, Benedetta Porcaroli, Sergio Albelli,  Massimo Ceccherini, Fotinì Peluso, Francesco Centorame, Pietro Ragusa, Valeria Cavalli, Nanni Moretti, Rausy Giangarè, Niccolò Profeti, Elisa Fossati, Lorenzo Mellini, Matilda Grace Mellini, Marlo Di Castro

DURATA: 126 Minuti

 

TRAMA

Il colibrì racconta la vita di Marco Carrera, che viene da sempre soprannominato il colibrì, una vita di coincidenze fatali, perdite e amori assoluti. La storia procede secondo la forza dei ricordi che permettono di saltare da un periodo a un altro, da un'epoca a un altra, in un tempo liquido che va dagli anni 70 fino ad un futuro prossimo. E' al mare che Marco conosce Luisa Lattes, una ragazzina bellissima e inconsueta. Un amore che non verrà mai consumato e  mai si spegnerà, per tutta la vita. La vita coniugale di Marco sarà un'altra, a Roma con sua moglie Marina e la loro figlia Adele. Quando Marco tornerà a Firenze sbalzato via da un  destino implacabile, che lo sottopone a delle prove durissime, a proteggerlo dagli urti più forti troverà Daniele Carradori, lo psicanalista di Marina, che insegnerà a Marco come affrontare i cambi di rotta più inaspettati. 

 

RECENSIONE

Lo sappiamo tutti che i soldi vinti al gioco fanno male molto di più di quelli persi.

Il nuovo film di Francesca Archibugi Il colibrì è tratto dal noto romanzo omonimo di Sandro Veronesi. Il colibrì è un film mediocre, nel quale il solito bravissimo Pierfrancesco Favino sfoggia tutta la sua abilità attoriale. Purtroppo le qualità della pellicola si fermano qui.

Il colibrì è un noioso ritratto di un dramma borghese già visto e rivisto mille volte. All'inizio del film non si capisce bene di cosa tratti la sceneggiatura, e quando verso la metà lo si comprende, si capisce che la storia, per come è stata riadattata, porta il film ad essere inconcludente. La pellicola è cosparsa di flashback e flashforward che la rendono confusa, e risultano soltanto una forzatura inutile.

 

Sei il paragone di ogni relazione che ho avuto, ma siccome la nostra non esiste vince sempre.

 Francesca Archibugi aveva già dimostrato in passato il suo interesse per raccontare la decadenza sentimentale della borghesia, come ad esempio nel film  Il nome del figlio, che è una pellicola più riuscita di questa. Uno dei grandi limiti della sceneggiatura del film è che si concentra troppo sul raccontare il vissuto del protagonista e trascura i coprotagonisti e i personaggi secondari, non dando loro il giusto credito e così facendo  alimenta la monotonia che il protagonista finisce per esprimere.

Il nuovo film della Archibugi è un'occasione decisamente sprecata e parzialmente salvata solo dalla bravura di Favino, che a parte la prova di Berenice Bejo, per lo più si confronta con un cast di bravura nettamente inferiore alla sua. Il resto del film non esiste.

Pensi davvero che questo sacrificio cambi qualcosa?

 

1/5


 
 

      

 

 

sabato 29 ottobre 2022

"My Policeman", di Bethan Roberts

 


TITOLO: My Policeman

TITOLO ORIGINALE: My Policeman

AUTORE: Bethan Roberts

CASA EDITRICE: Frassinelli

GENERE: Narrativa LGBTQIA+ storica

PAGINE: 330

DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 novembre 2021

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 17,90



TRAMA



Marion e Patrick: così simili nella loro presunzione romantica di ottenere ciò che desiderano. Per entrambi, l'oggetto del desiderio si chiama Tom Burgess, un giovane uomo dal fascino irresistibile e imperscrutabile. Tom è il fratello maggiore della migliore amica di Marion. Si conoscono da adolescenti e per lei è amore a prima vista. Di lì a poco, Tom parte per il servizio militare e poi per l'accademia di polizia, ma Marion è decisa ad aspettarlo, a conquistarlo, sperando in una proposta di matrimonio. Quando finalmente arriva, lei è al settimo cielo, incurante dei segnali che dovrebbero metterla in guardia. Convinta che il suo amore basterà per entrambi. Ignara che Tom ha un'altra vita. Patrick è un artista e lavora come curatore al museo di Brighton. Anche per lui Tom è stato un colpo di fulmine, una folle beatitudine per cui sarebbe disposto a rischiare tutto. Ma nell'Inghilterra di fine anni Cinquanta, in cui l'omosessualità è condannata dalla società e dalla legge, il matrimonio resta per Tom un nascondiglio sicuro. E così, Marion e Patrick dovranno dividersi l'amore di Tom, fino a quando uno di loro non resisterà più. E le loro tre vite saranno spezzate.



RECENSIONE



Pensavo di cominciare così: Non voglio più ucciderti, perché è vero, ma poi ho deciso che l'avresti trovato melodrammatico.



Mancano pochi giorni all'uscita dell'attesissimo film con Harry Styles, Emma Corrin e David Dawson, e non poteva esserci occasione migliore per parlarvi del romanzo omonimo su cui è basato. Ambientato in due archi temporali, uno nel 1999 e l'altro tra il 1957 e il 1958, racconta la storia di Marion, una giovane donna di Brighton che sogna di diventare insegnante. Mentre frequenta la grammar school conosce il fratello della sua migliore amica, Tom, un ragazzo affascinante e a tratti misterioso di cui si innamora perdutamente e che, poco prima di partire prima per il servizio militare e poi per l'accademia di polizia, si offre di insegnarle a nuotare. Al suo ritorno finalmente la promessa viene mantenuta, e dopo qualche mese lui le chiede di sposarlo. Nel frattempo le presenta Patrick, un uomo di dodici anni più di lui che fa il curatore del museo di Brighton, dando vita a un bel trio di amici. Tuttavia Marion ignora che in realtà Patrick e Tom sono innamorati e che quest'ultimo ha deciso di sposarla solo per rifugiarsi dalla mentalità bigotta e omofoba dell'Inghilterra dell'epoca. E quando tutto viene a galla, il dolore e la rabbia la spingono a compiere un gesto destinato a distruggere le loro vite.

Ho sentimenti molto contrastanti nei confronti di My Policeman. Dal punto di vista oggettivo è un bel libro e si vede lontano un miglio che l'autrice è molto brava a scrivere, tant'è che ha saputo rendere alla perfezione l'atmosfera dell'Inghilterra dell'epoca, con tutti quegli assurdi pregiudizi ancora profondamente radicati in una società omofoba, sessista e bigotta, ha dato vita a personaggi complessi e umani molto interessanti che commettono errori, amano e convivono con grandi dolori. Tuttavia, ci sono stati diversi elementi che mi hanno lasciata alquanto perplessa. Tanto per cominciare, l'autrice ha dichiarato di essersi liberamente ispirata alla vera storia di E. M. Forster, creandone però una versione fin troppo tragica con rarissimi, minuscoli sprazzi di felicità e concentrando gran parte dell'attenzione non sui due innamorati come ci si potrebbe aspettare, ma su Marion, sulle sue illusioni infrante, sulle sue storie da insegnante, sulle sue decisioni e sul suo tentativo di espiazione. Dà l'impressione che il libro non sia stato affatto scritto per la comunità LGBTQIA+, ma per altre persone etero che associano alla comunità stessa il solo concetto di tragicità e che, se chiedi loro di citarti un'opera queer, ti rispondono sempre e soltanto I segreti di Brokeback Mountain (in parole povere, quelle che non vogliono storie d'amore omosessuali nei classici Disney perché, testuali parole, vogliono che "i bambini non scoprano subito queste cose e crescano con l'idea di lieto fine". Ma stiamo scherzando?). Quest'impressione è avvalorata anche dal fatto che il povero Patrick, il personaggio più positivo e meglio riuscito insieme alla collega di Marion, Julia (che avrei voluto conoscere meglio), viene usato come un sacco da boxe vivente: provate a fare un'elenco delle peggiori sofferenze che vi vengono in mente, moltiplicatele per due e avrete una vaga idea di ciò che gli è toccato in sorte. E questo perché? Perché è gay. Poveraccio, avrebbe meritato decisamente di meglio.





Dopo appena due giorni a godere delle possibilità offerte da Venezia, dissi 'Dovremmo venire a vivere qui'. E la risposta di Tom fu: 'Dovremmo andare sulla luna'. Ma sulle sue labbra c'era un sorriso.


Il libro è suddiviso in cinque parti, tre delle quali sono raccontate dal punto di vista di Marion, mentre le altre due sono pagine del diario di Patrick. Come ho già detto prima, quest'ultimo si è rivelato di gran lunga il personaggio migliore, e avrei tanto voluto che lo spazio a disposizione fosse stato maggiore per lui e per la sua storia d'amore con Tom. Marion non mi è piaciuta quasi per niente, perché sapeva perfettamente quello che stava facendo: persone a lei vicine avevano cercato di avvertirla sulla vera natura dell'uomo che amava, ma questo non le ha impedito di ostinarsi a volerlo sposare, fare outing a Patrick nella speranza che il marito finisse per amare lei e cercare di rimediare ai propri errori soltanto quarantotto (quarantotto!) anni dopo, vivendo nel frattempo un matrimonio infelice. Per quanto riguarda Tom, il poliziotto che dà il titolo alla storia, non abbiamo modo di conoscere cosa prova e cosa pensa davvero, perché le vicende non sono mai raccontate dal suo punto di vista, ed è una mancanza che si sente parecchio.
My Policeman non è certo il migliore romanzo a tematica LGBTQIA+ che sia mai stato scritto, ma si fa comunque leggere e come ho già detto l'autrice scrive molto bene. Lo consiglio più che altro a chi sta aspettando il film, in modo che si faccia un'idea di cosa aspettarsi. Per quanto mi riguarda la curiosità è un po' diminuita, ma lo guarderò lo stesso per completezza, nella speranza che alcune delle lacune riscontrate nella sua controparte letteraria vengano colmate.


Spero che fosse nel mio diritto chiederti di prestarmi orecchio, e so che avrai ascoltato con attenzione.


VOTO: 3/5














giovedì 27 ottobre 2022

Marcia su Roma

  

TITOLO: Marcia su Roma

GENERE: Documentario, storico

ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

CASA DI DISTRIBUZIONE: I Wonder

REGIA: Mark Cousins

CAST: Alba Rohrwacher    

DURATA: 97 Minuti

 

TRAMA

Marcia su Roma, il docufiction  diretto dal regista irlandese Mark Cousins in occasione del centenario della Marcia su Roma ad opera di Benito Mussolini e dei suoi fascisti, si propone di raccontare questo evento epocale avvenuto nel 1922. Alle immagini d'archivio inedite viene affiancata la storia di Anna, una donna del popolo grande sostenitrice del partito fascista, almeno fino a quando gli eventi la porteranno a ricredersi. E così Anna si ritroverà disillusa su quel regime nel quale aveva tanto creduto.

 

RECENSIONE

Il duce ha detto che l'Italia vuole pace, quiete, lavoro e calma. Ha detto che garantira tutto questo.

Marcia su Roma di Mark Cousins è stato realizzato in occasione del centenario della presa di potere del regime fascista. Il regista irlandese racconta di come il fascismo sia stato praticamente la prima dittatura a manipolare i mass media e soprattutto il cinema, che all'epoca era un'arte nata da pochi decenni. Il documentario a cui si fa più riferimento è  A Noi del 1922, diretto da Roberto Paradisi,  opera dichiaratamente fascista che riprese la marcia su Roma in maniera però distorta dal montaggio.

Marcia su Roma si concentra  sul raccontare come il fascismo abbia avuto un impatto non solo in Italia ma anche all'estero. Durante il racconto il regista ha potuto utilizzare delle immagini d'archivio che mai prima erano state mostrate, confezionando così un racconto autentico e originale.

  

Mussolini disse che il fascismo era un grido oceanico che fu percepito in tutto il mondo. Aveva ragione.

La narrazione documentaristica è alternata con il racconto di Anna, una donna del tempo interpretata da Alba Rohrwacher, che in certi momenti aiuta a penetrare il periodo storico che viene rievocato, rischiando però di frammentare la continuità narrativa. Uno dei lati più interessanti del film è che un fenomeno purtroppo molto italiano come il fascismo viene raccontato da un regista irlandese, fornendoci così il punto di vista di uno straniero che proviene da un paese che il fascismo non lo ha vissuto. Il film è stato stato presentato all'ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Marcia su Roma è un film che riporta alla memoria uno dei giorni più tragici della storia del nostro paese e non solo, del mondo. Sicuramente il compito che Cousins si è assunto è molto complesso ma è comunque riuscito a realizzare un buon lavoro.

Si dice che la città di Roma sia come una scenografia tetrale, nel 1922 su quel palco salì un attore. Qualì furono le conseguenze di questa storia?

Voto: 3,5/5



 

Ricchi da morire- Delitti in famiglia

  TITOLO : Ricchi da morire TITOLO ORIGINALE : How to Make a Killing ANNO DI PRODUZIONE : 2026  GENERE : Commedia, thriller, drammatico PAES...