TITOLO ORIGINALE: Maus: A Survivor's Tale
ANNO DI EDIZIONE: 1980-1991
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 292
COSTO EDIZIONE: 21.00 Euro
COSTO AMAZON: 19,95 Euro
TRAMA
La trama: Art racconta la vera storia di suo padre Vladek, ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz. Nel fumetto gli ebrei sono rappresentati come topi, i nazisti come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani, ecc.
La storia va avanti su due piani: il presente, dove Art (negli anni ‘70-‘80) intervista il padre anziano e un po’ burbero, e il passato, dal 1939 al 1945, con l’arrivo dei nazisti in Polonia, il ghetto, i nascondigli, la deportazione e la vita nei lager. È crudo, durissimo, senza filtri: fame, tradimenti, umiliazioni, la lotta quotidiana per sopravvivere.
Alla fine Vladek racconta come è riuscito a uscire vivo dal campo e a ritrovare la moglie Anja (che però dopo la guerra si suiciderà). È un capolavoro, ha vinto il Pulitzer (unico fumetto nella storia) e racconta l’Olocausto in un modo che ti entra dentro come nessun altro libro.
RECENSIONE
Il corpo umano… è come un motore: se lo usi, funziona.
Ragazzi,
ecco Maus di Art Spiegelman è un capolavoro assoluto del fumetto, un’opera che ha proprio ridefinito cosa può fare un graphic novel, trattando temi pesanti e tragici con una forza che ti lascia senza parole.
L’ho letto anni fa (in Italia c’è l’edizione integrale Einaudi), è uscito tra l’80 e il ’91, e ha preso il Pulitzer speciale nel ’92 .
Primo fumetto della storia a vincerlo.
Ancora oggi è un riferimento per chiunque si avvicini ai fumetti seri.
La storia è quella vera del padre dell’autore, Vladek Spiegelman, sopravvissuto alla Shoah: parte dall’incontro con la moglie Anja nella Polonia degli anni ’30, passa per le persecuzioni, il ghetto, Auschwitz, fino alla liberazione.
ecco Maus di Art Spiegelman è un capolavoro assoluto del fumetto, un’opera che ha proprio ridefinito cosa può fare un graphic novel, trattando temi pesanti e tragici con una forza che ti lascia senza parole.
L’ho letto anni fa (in Italia c’è l’edizione integrale Einaudi), è uscito tra l’80 e il ’91, e ha preso il Pulitzer speciale nel ’92 .
Primo fumetto della storia a vincerlo.
Ancora oggi è un riferimento per chiunque si avvicini ai fumetti seri.
La storia è quella vera del padre dell’autore, Vladek Spiegelman, sopravvissuto alla Shoah: parte dall’incontro con la moglie Anja nella Polonia degli anni ’30, passa per le persecuzioni, il ghetto, Auschwitz, fino alla liberazione.
Le donne sono diverse....più isteriche, ma più forti di noi.
Ma non è solo un memoir storico: Spiegelman mescola il passato con il presente, mostrando il rapporto complicato tra lui e il padre anziano negli anni ’70-’80 .
Vladek è tirchio, ossessivo, segnato dal trauma, e Art deve fare i conti con quell’eredità pesante.
La cosa più geniale (e all’inizio un po’ controversa) è la metafora degli animali: ebrei come topi, nazisti come gatti, polacchi maiali, americani cani.
Sembra strano, quasi rischioso, ma funziona da dio: crea distanza dall’orrore puro, lo rende universale come una favola nera, e allo stesso tempo sottolinea quanto i nazisti disumanizzassero le vittime. Il disegno è minimalista, tutto in bianco e nero, linee semplici ma super espressive .
Niente fronzoli, solo crude onestà .
Sembra strano, quasi rischioso, ma funziona da dio: crea distanza dall’orrore puro, lo rende universale come una favola nera, e allo stesso tempo sottolinea quanto i nazisti disumanizzassero le vittime. Il disegno è minimalista, tutto in bianco e nero, linee semplici ma super espressive .
Niente fronzoli, solo crude onestà .
Ma in guerra tutto va storto.
Voto: 5/5
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