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martedì 10 febbraio 2026

Spirit, la libertà come dovere

TITOLO: Spirit, cavallo selvaggio

TITOLO ORIGINALE: Spirit, stallion of the Cimarron

REGIA: Kelly Asbury, Lorna Cook

PRODUZIONE: DreamWorks

PAESE: Stati Uniti d’America

ANNO: 2002

Dicono che la storia del West sia stata scritta in sella ai cavalli, ma non è mai stata raccontata da uno di loro. Il primo a farlo è forse il protagonista del nostro film, un possente stallone che vive nelle praterie sconfinate del Far West insieme al suo branco, nel pieno del XIX secolo, quando gli USA lo stavano colonizzando sottomettendo i popoli nativi. Un protagonista animale è sempre un soggetto invitante quando si parla del mondo dell’animazione e i cavalli sono spesso stati presenti, rappresentati come fedeli destrieri di principi, cavalieri e prodi paladini. Ma qui è il cavallo a dominare la scena; diversamente da come eravamo abituati prima di Spirit, non è fin da subito un fedele compagno dell’uomo. I cavalli qui sono animali selvatici, che vivono liberi dal dominio umano, correndo nelle praterie come il vento. Finché un giorno il capo branco viene catturato dalle giacche blu dell’esercito statunitense. Da questo momento inizia per lo stallone un viaggio che lo porta alla scoperta del mondo oltre la sua terra natia, entrando a contatto con gli umani. Tra di essi conosce chi è più avido, come il Colonnello delle giacche blu che fa di tutto per domarlo, e chi invece arriva a considerarlo un amico, come il nativo Piccolo Fiume, che diventa l’unica persona dalla quale lo stallone accetta di essere montato. Le vicende del film sono accompagnate da straordinarie canzoni adattate in italiano da Zucchero, la cui voce si dimostra molto indicata per un cartone ambientato nel selvaggio West. I brani migliori sono Here I am (Sono qui), I will always return (Sempre tornerò) e You can’t take me (Non mi avrai).


La storia che viene raccontata, nonostante l’appetibilità del punto di vista animale, è un prodotto DreamWorks. In quanto tale, il film è al di fuori delle visioni disneyane fin dal principio. Sebbene sia presente la voce narrante del protagonista, gli animali non parlano, non li sentiamo comunicare a parole nemmeno tra di loro. Fino alla fine gli eventi dimostrano dei toni drammatici, e sebbene mantengano un livello di sobrietà che li rendono accessibili anche ad un pubblico minorile, il finale è del tutto inatteso. Nelle sequenze conclusive lo spettatore può essere indotto a credere che il film sia prossimo ad un lieto fine completo. Ma la separazione tra Piccolo Fiume e lo stallone, che il ragazzo battezza col nome di Spirit, disattende l’aspettativa, e il cavallo ritorna alla sua terra portandosi dietro solo il ricordo dell’amicizia e la compagna Pioggia, rimanendo un puledro selvaggio e indomabile. Negli ultimi anni i film che parlano di animali esaltano l’importanza di lasciarli vivere senza essere domati, poiché gli animali, nonostante continuiamo sempre a nutrirci di carne, hanno iniziato ad essere considerati pari all’uomo. In conseguenza a questo, molte persone cinofile hanno creato movimenti contro chi maltratta i cani e sostengono di preferire la compagnia del loro animale domestico, piuttosto che quella delle persone. Con l’avanzare di queste idee, le più famose storie che parlano di protagonisti animali sono state rivisitate sotto nuove chiavi. Un caso è stato il film d’animazione del 2018 Zanna Bianca. Il romanzo di ispirazione si concludeva con il completo addomesticamento del giovane lupo, come segno del dominio dell’uomo sulla natura. Ma il recente adattamento vuole invece dimostrare che la natura non si può domare, e dunque i nuovi padroni di Zanna Bianca capiscono che il lupo non può rinunciare al suo essere selvatico, lasciandolo tornare nella foresta.



Spirit giunge alla stessa conclusione, ma nella sua scelta di tornare a casa e di portarsi dietro Pioggia c’è molto più di un valore ecologista. Nella sua decisione c’è la libertà, una libertà che non consiste solo nella scelta, non soltanto nel suo naturale istinto selvaggio, ma anche nei legami coi suoi compagni e nelle responsabilità verso di loro. Le disavventure che Spirit attraversa gli causano non pochi ostacoli, di fronte ai quali lo stallone può cedere facilmente al dominio dell’uomo. Nei momenti più drammatici lo spirito del protagonista sembra effettivamente essere sull’orlo di spegnersi, fino a quando non viene accesa una miccia che lo fa risvegliare. Il punto cruciale giunge nell’istante in cui Spirit realizza che la sua terra rischia di essere colonizzata. Allora la libertà non è più fine solo ai suoi istinti selvaggi, ma diventa qualcosa per difendere anche la propria identità e la propria patria, diventa un dovere sia per il suo bene che per quello dei compagni. Persino il Colonnello capisce, infine, che la natura selvaggia di Spirit è parte della sua identità e che non lo potrà mai domare, accettando con dignità la sconfitta. La libertà è il tema principale di Spirit, e viene caratterizzata in tutti i suoi aspetti, non soltanto come naturale istinto di un animale selvatico. Tutti desideriamo la libertà, ma non sempre siamo consapevoli di cosa essa comporta e ci dimentichiamo che essa, oltre che un diritto, è anche un dovere. Inoltre, sebbene Spirit non possa condividere la vita con il caro amico Piccolo Fiume, lo stallone non dimentica le esperienze che hanno attraversato insieme, e nemmeno ciò che vi ha appreso. Sotto questo punto di vista, Pioggia non è soltanto un personaggio di contorno, volto a stuzzicare il pubblico con una storia d’amore, ma è anche simbolo di ciò che Spirit ha imparato dal mondo che lo circonda e che si porta dietro come lezione.




domenica 8 febbraio 2026

Hamnet

 

TITOLO: Hamnet - Nel nome del figlio

TITOLO ORIGINALEHamnet

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: Regno Unito, Stati Uniti d'America

CASA DI DISTRIBUZIONE: Universal Pictures International Italy

GENERE: drammatico, storico

REGIA: Chloé Zhao

CAST: Jessie Buckley, Paul Mescal, Joe Alwyn, Emily Watson, Jacobi Jupe, Jack Shalloo, David Wilmot.

DURATA: 125 minuti


TRAMA

Arte, vita, morte e il mistero inafferrabile che lega il tutto insieme. Il film è un'intensa e intima esplorazione della perdita,  dell'amore e dell'ispirazione artistica, raccontata attraverso Agnes, la moglie di William Shakespeare. Agnes e William hanno tre figli e la loro famiglia vive un equilibrio precario tra gli affetti famigliari e il mondo esterno. Quando la morte prematura del piccolo Hamnet colpisce il nucleo famigliare, il dolore spinge Agnes a confrontarsi con questa terribile perdita. E' attraverso il suo sguardo sensibile e penetrante che assistiamo alla frattura che si apre nella famiglia e al tentativo di rimettere  insieme i frammenti di una vita devastata.

RECENSIONE

William : E' vero che puoi sapere tutto di una persona toccandola qui ? - Agnes : Non tutto.

Chloé Zhao adatta per il grande schermo il romanzo Nel nome del figlio. Hamnet della scrittrice britannica  Maggie O'Farrell, che racconta la genesi della tragedia, scritta da William Shakespeare, Amleto.

La Zhao per sviluppare la sinossi del film utilizza un tipo di sceneggiatura e di fotografia che sembrano uscite da una pellicola di Terrence Malick, usando la potenza espressiva dello sguardo di Jessie Buckley. La protagonista assoluta della pellicola infatti è Agnes, la moglie del Bardo, interpretata dall'attrice. La sceneggiatura del film però rende troppo marginale la figura di Shakespeare e la Zhao più che concentrarsi sulla narrazione, in certe parti sembra voler fare un racconto ideologico femminista che strizza l'occhio all'attualità, ma che poco ha a che vedere con i tempi che i due protagonisti hanno vissuto.



In lui c'è molto di più di quanto ci sia in tutti gli uomini che ho conosciuto.

Sia Jessie Bucley che Paul Mescal, che nel film interpreta il Bardo, si sono rivelati più che azzeccati nei loro ruoli e molto probabilmente la Buckley vincerà l'Oscar come migliore attrice non protagonista. Ma forse l'interpretazione che Mescal riesce a dare è superiore anche se salta meno agli occhi perché il personaggio di Shakespeare di fatto non è il reale protagonista del film, ciò nonostante riuscendo perfettamente, pur nel suo ambito più ristretto,  a dare un'interpretazione che avrebbe meritato più attenzione da parte della regia.

La Zhao probabilmente in questa edizione non riuscirà a sbancare agli Oscar come accadde con Nomadland  nel 2021. Il film, così come il romanzo da cui è tratto, è ovviamente molto di fantasia, ma comunque conferma come ancora oggi il Bardo abbia un posto fondamentale nella cultura occidentale.

Il posto che ha nella testa per te è più vero che qualsiasi altro luogo.


Voto: 3,5/5




mercoledì 4 febbraio 2026

Send Help

 

TITOLO: Send Help

TITOLO ORIGINALESend Help

PAESE DI PRODUZIONEStati Uniti d'America

ANNO DI PRODUZIONE2026

CASA DI DISTRIBUZIONE20th Century Studios

GENERE: Orrore, thriller, noir, commedia

REGIA: Sam Raimi


CASTRachel McAdams, Dylan O'Brien, Edyll Ismail, Dennis Haysbert, Xavier Samuel, Chris Pang, Thaneth Warakulnukroh, Emma Raimi.

DURATA: 113 minuti


TRAMA

Due colleghi, che un tempo erano rivali, si ritrovano improvvisamente ad essere naufraghi su un'isola deserta dopo essere stati gli unici sopravvissuti ad un disastro aereo. Costretti a collaborare per sopravvivere, Linda e Bradley si troveranno ad affrontare i loro vecchi rancori mettendo alla prova la propria forza di volontà per riuscire a salvarsi.


RECENSIONE

Io sarò la prossima vice presidente quando Bradley prenderà il posto di suo padre.

A diciassette anni dall'uscita di Drag Me to Hell Sam Raimi  torna a lavorare nel genere dell'orrore con un film che sembra essere un Cast Away orrorifico, con protagonisti Rachel McAdams e Dylan O'Brien.

Raimi in questo film sovverte i rapporti di gerarchia professionali che ci sono tra i due protagonisti raffigurando così una potente critica ai rapporti di potere che dominano la nostra società capitalista. Nella pellicola le dinamiche di potere, che all'inizio erano ben chiare, vengono completamente modificate quando Linda e Bradley si ritrovano ad essere dei naufraghi in un'isola sperduta e a prendere le redini della situazione è Linda che si vendica di tutte le umiliazioni che ha subito da Bradley.


 

C'è qualcun altro?

Rachel McAdams si rivela essere un'eccellente protagonista femminile del film di Raimi, con il quale aveva già collaborato nel seguito del 2022 del film Marvel della saga di Doctor Strange.  Send Help è un film dell'orrore con delle tinte grottesche che ricordano molto un film come Triangle of Sadness,  un altro film dove gli eccessi del potere legato al denaro venivano mostrati altrettanto spietatamente che in Send Help.

Sam Raimi dimostra ancora una volta di conoscere bene le dinamiche di un genere con cui aveva esordito negli anni 80 con La casa e del quale è giustamente ritenuto un maestro. Send Help non è il migliore tra i suoi film, ma è un lungometraggio che riesce nell'intento di coinvolgere il pubblico  in una parabola beffarda e paradossale  rilanciando probabilmente la carriera di Raimi.

Tu hai mai cacciato? Credo che mi piaccia.

Voto: 3,5/5 








domenica 1 febbraio 2026

Sentimental Value

 

TITOLO: Sentimental Value

TITOLO ORIGINALEAffeksjonsverdi

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: Norvegia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia

CASA DI DISTRIBUZIONE: Teodora Film, Lucky Red

GENERE: Drammatico

REGIA: Joachim Trier

CAST: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Anders Danielsen Lie, Jesper Christensen, Lena Endre, Cory Michael Smith, Catherine Cohen, Andreas Stoltenberg Granerud, Øyvind Hesjedal Loven, Lars Väringer, Bente Børsum.

DURATA: 133 minuti


TRAMA

Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite che da anni non hanno rapporti con il padre. L'improvviso rientro nelle loro vite del padre Gustav, un carismatico e brillante regista, dopo la morte della mamma, riapre delle ferite non completamente rimarginate. Conoscendo il talento attoriale di Nora,  le propone la parte da protagonista nel suo nuovo film,  che dovrebbe rilanciare la sua carriera. Lei rifiuta e la parte viene affidata alla giovane star di Hollywood Rachel Kemp. Il ritorno di Gustav costringe le due sorelle a confrontarsi con il passato mettendo così in crisi le loro vite.


RECENSIONE

Procede bene il film?

Dopo aver vinto il premio della critica a Cannes a avere ottenuto nove nomination agli Oscar, Sentimental Value di Joachim Trier è approdato nelle sale italiane con uno stellare Stellan Skarsgård nel cast.

Dentro a Sentimental Value ci sono tante cose. E' un film sia metacinematografico che metateatrale e i riferimenti a  Čechov e a Ingmar Bergman sono appropriati. Gustav, il padre e regista interpretato da Stellan Skarsgård, ricostruisce la sua vita personale attraverso il film che sta girando. Oltre ad essere una pellicola sul cinema, Sentimental Value racconta lo sfascio di una famiglia e ci ricorda come certe ferite siano difficili da curare.


Com'è lavorare con Rachel Kemp?

Nel film troviamo appunto un magnifico Stellan Skarsgård che ha da poco ottenuto la sua prima nomina in carriera agli Oscar come attore non protagonista e molto probabilmente sarà lui ad uscirne vincitore contro altri due colossi come Sean Penn e Benicio Del Toro, entrambi candidati per Una battaglia dopo l'altra. Ottimo è  anche il cast femminile che lo circonda, dove soprattutto spiccano Renate Reinsve nella parte di Nora e Elle Fanning nella parte della giovane stella del cinema Rachel Kemp.

Sentimental Value ci racconta come le scelte passate determinano sempre le nostre vite e di come con i nostri errori ci dobbiamo prima o poi confrontare. Sentimental Value è un una miscela tra la finzione del cinema e del teatro e la realtà della vita e ci mostra come esse a volte possano confluire.

E' il momento di sederci un attimo e parlare.


Voto: 4/5





mercoledì 28 gennaio 2026

The Rip- Soldi sporchi


TITOLOThe Rip - Soldi sporchi

TITOLO ORIGINALEThe Rip

CASA DI DISTRIBUZIONE: Netflix

ANNO DI PRODUZIONE: 2026

PAESE DI PRODUZIONE: USA

CASA DI DISTRIBUZIONE: Netflix

GENERE: Azione, thriller

REGIAJoe Carnahan

CASTMatt Damon, Ben Affleck, Steven Yeun, Teyana Taylor, Catalina Sandino Moreno, Scott Adkins, Kyle Chandler, Néstor Carbonell, Lina Esco.

DURATA: 115 minuti


TRAMA

Una squadra di poliziotti di Miami trova milioni di dollari in contanti in un nascondiglio abbandonato. 
 I rapporti di fiducia tra colleghi vacillano e dilagano i sospetti all'interno in un quadro di corruzione infamante. 


RECENSIONE

Toc Toc, Polizia di Miami.

Il duo di Will Hunting-Genio ribelle costituito da Matt Damon e Ben Affleck si ricostituisce nella produzione Netflix The Rip-Soldi sporchi, dopo che avevano di nuovo lavorato insieme nel bel film Air. In questa occasione  interpretano un duo di poliziotti che si ritrova ad affrontare la criminalità di Miami e la corruzione di alcuni colleghi.

The Rip-Soldi sporchi  è un thriller poliziesco con uno stile alla Micheal Mann mixato con il genere noir. Il regista Joe Carnahan preferisce uno stile poco luminoso, utilizzando per la maggior parte della durata del film una luce buia che rende The Rip-Soldi sporchi un poliziesco cupo e facendo così una scelta originale per un genere che di tendenza si colloca all'esatto opposto.


Ci vuole cautela. Portiamo i soldi via da qui.

Ma il vero fulcro della trama della pellicola sono i due agenti di polizia che interpretano Affleck e Damon, che sembrano riversare la loro reale grande amicizia nella finzione della narrazione cinematografica, creando così un'alchimia tra i due personaggi che regge per tutto il film. Nel cast troviamo anche la giovane Teyana Taylor che sta vedendo esplodere la sua carriera dope aver recitato in Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson con Leonardo Di Caprio, ruolo per il quale ha appena ottenuto la nomina agli Oscar 2026.

The Rip-Soldi sporchi  è film d'azione canonico per certi versi e per altri no, quello che però è certo è che rivedere sullo schermo la coppia Affleck-Damon è sempre piacevole e assemblando questi due attori nel cast un regista raramente può sbagliare.

Non fidarti di nessuno.


Voto: 3,5/5




domenica 25 gennaio 2026

Marty Supreme

 

TITOLO: Marty Supreme

TITOLO ORIGINALE: Marty Supreme

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: USA

CASA DI DISTRIBUZIONEI Wonder Pictures

GENERE: sportivo, commedia, drammatico

REGIA: Josh Safdie

CAST: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary, Tyler the Creator, Abel Ferrara, Fran Drescher, Spenser Granese, Philippe Petit, Luke Manley, John Catsimatidis, Tracy McGrady, Kemba Walker, Isaac Mizrahi, Naomi Fry, George Gervin, Ted Williams, Emory Cohen, David Mamet, Fred Hechinger, Levon Hawke, Hailey Gates, Géza Röhrig, Koto Kawaguchi, Penn Jillette, Larry "Ratso" Sloman, Ralph Colucci, Pico Iyer, Ronald Bronstein.


DURATA: 150 minuti


TRAMA

Marty Mauser è un venditore di scarpe con un'irrefrenabile ossessione per il tennis da tavolo, che si muove nella New York degli anni 50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un'esistenza rocambolesca per un personaggio carismatico, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. 


RECENSIONE

Vivo con la ferma convinzione che se credo in me stesso i soldi arriveranno.

Finalmente è uscito nelle sale Marty Supreme, il nuovo film di Josh Safdie con protagonista la giovane stella del cinema americano Timothée Chalamet, che interpreta una campione di ping pong dopo aver interpretato Bob Dylan in A Complete Unknown.

Josh Safdie nelle fasi iniziali crea una struttura canonica dei film sportivi, per poi sovvertirla completamente e creare una struttura molto simile a quella di Prova a prendermi di Steven Spielberg, con uno stile che sembra uscito da una pellicola dei Coen e con dei momenti che sono davvero surreali e ironici. Quella di Safdie vuole essere una critica originale ad un capitalismo che ormai è ritenuto fuori controllo e che domina anche il mondo dello sport.


La mia vita sta cadendo a pezzi ma ce la farò.

Con il suo ruolo in Marty Supreme Timothée Chalamet arriva alla sua definitiva maturità attoriale in una parte che a quanto sembra lo porterà a vincere l'Oscar. Ma in Marty Supreme troviamo anche Gwyneth Paltrow, che dopo essersi presa un periodo sabbatico di sette anni dall'uscita di Avengers: Endgame, torna con un ruolo di primo piano in questo lungometraggio dove troviamo anche il regista Abel Ferrara nel ruolo di  un terribile e spietato mafioso.

Marty Supreme ha ottenuto ben nove nomination agli Oscar che durante la visione del film si sono dimostrate tutte ampiamente meritate per un pellicola che è bensì commerciale, ma riesce anche ad essere assolutamente originale.

Sto sognando o quello e Marty Mauser?


Voto: 4,5/5





mercoledì 21 gennaio 2026

La grazia

 

TITOLO: La grazia

TITOLO ORIGINALE: La grazia

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

CASA DI DISTRIBUZIONEPiperFilm

GENERE: drammatico

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

REGIA: Paolo Sorrentino

CAST: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola, Rufin Doh Zeyenouin, Francesco Martino, Alexandra Gottschlich, Guè, Lorenzo Pellegrinetti.

DURATA: 133 minuti


TRAMA

Mariano De Santis, un ormai anziano Presidente della Repubblica alla fine del suo mandato, durante il semestre bianco affronta una crisi morale quando si trova a dover scegliere se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio e se firmare la legge sull'eutanasia.

RECENSIONE

Ancora sei mesi e torni a casa tua

Dopo la terribile caduta narrativa costituita da Parthenope, Paolo Sorrentino riemerge dagli inferi realizzando La Grazia, in cui usa la vita di un Presidente della Repubblica al crepuscolo del suo mandato come metafora dei dilemmi che la vita pone a tutti noi.

Dopo aver raccontato I primi ministri Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, nei film biografici Il Divo e Loro, questa volta Sorrentino ci racconta Mariano De Santis, un Presidente della Repubblica fittizio che con molta probabilità è ispirato a Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella. Gran parte delle scene ambientate a Roma Sorrentino le ha ricostruite meravigliosamente a Torino, facendo sembrare così che il lungometraggio sia stato girato realmente nella capitale italiana.


Resta il fatto che tu sei stato un grande Presidente della Repubblica 

Per interpretare il suo Presidente della Repubblica Paolo Sorrentino si è rivolto di nuovo al suo attore feticcio, Toni Servillo, con il quale è giunto ormai alla settima collaborazione. Servillo ci regala un'interpretazione come sempre perfetta, calandosi benissimo nel personaggio del quale riesce a cogliere tutte le complesse sfumature psicologiche che Sorrentino ha creato in sceneggiatura. Sorrentino non è nuovo a realizzare film sulla politica, ma sia Il Divo che Loro si concentravano nel raccontare il punto di vista sorrentiniano su dei precisi momenti storici italiani, mentre invece qui il regista napoletano usa la politica come metafora della vita, concentrandosi maggiormente sui dilemmi dal quale De Santis è posseduto.

La Grazia non è il capolavoro di Paolo Sorrentino, che resta per ora Il divo, ma si annovera tra i suoi film più interessanti. Il duo costituito da Sorrentino e Servillo è davvero infallibile  ed è ormai un sodalizio solido a livello internazionale, come quelli costituiti da  Scorsese e De Niro e dallo stesso Scorsese con Di Caprio. Sorrentino completa Servillo come attore e Servillo completa Sorrentino come regista e se continuano a regalarci pellicole come La Grazia non resta che augurarci che continuino a lavorare insieme.

Firmare quella legge richiede un coraggio che tu non possiedi


Voto: 4,5/5 






Spirit, la libertà come dovere

TITOLO: Spirit, cavallo selvaggio TITOLO ORIGINALE: Spirit, stallion of the Cimarron REGIA: Kelly Asbury, Lorna Cook PRODUZIONE: DreamWo...