Il nome Miyazaki è oggi molto conosciuto ed è ammirato fra gli appassionati di animazione e nel mondo nerd. Questo nome è diventato un simbolo, un’icona con la quale identifichiamo uno stile di disegno e i diversi universi creati dal regista che porta quel nome. Però, dietro tale nome c’è anche un mistero. Chi è davvero Hayao Miyazaki? Nessuno sa dirlo con certezza. Nonostante la fama che possiede, egli è una personalità unica nel suo genere. Ha successo, ma non si lascia trascinare dalla corrente e più di una volta ha tentato di ritirarsi dal mondo del cinema; è in grado di realizzare tutt’ora film capaci di darci una molteplicità di messaggi e farci sognare, eppure non mostra mai allo spettatore ciò che desidera, non segue le leggi del mercato; ha ricevuto molte etichette, ma non si identifica in nessuna di esse. Tutto questo rende Miyazaki una leggenda vivente. In ogni epoca nascono leggende, ma il regista si distingue da molti personaggi che fanno parte del mondo cinematografico. Ai suoi albori, il cinema era un sogno capace di diventare realtà, ma col tempo è diventato mercato e così molti registi, che dapprima erano dei sinceri sognatori, si sono dovuti adattare ai desideri e alle richieste degli spettatori per andare avanti. Miyazaki è uno dei pochi che riesce ancora a farci sognare davvero e lo fa con i suoi mezzi, senza seguire le domande del mercato, un dono che oggi non molti artisti che riescono a farsi un nome posseggono.
Il fascino di Miyazaki rientra anche nel suo essere misterioso. Forse pochi o nessuno riesce a immaginare cosa nasconde il suo talento e in che modo esso abbia portato fama ad una persona così riservata. Nei tempi attuali gli ammiratori vogliono sapere tutto dei loro idoli, e molte personalità di una certa elevatura raccontano di sé con maggiore facilità. Questo può essere dovuto al narcisismo e al desiderio di apparire che oggi pervade la società. È dunque il desiderio di apparire che induce a raccontare troppo, oppure è l’insostenibilità di questo narcisismo che ci porta a far cadere le maschere? Nemmeno per lo stesso Miyazaki è sempre stati facile sostenere la propria carriera, e anzi, con l’avanzare del tempo i suoi film hanno dimostrato una visione delle cose sempre più cinica e disincantata. Con Nausicaa della Valle del Vento il regista, nonostante racconti la storia di un mondo devastato, infonde un senso di speranza attraverso l’ottimismo e il cuore puro della sua protagonista. Nel suo ultimo capolavoro, Il ragazzo e l’airone (titolo originale: E voi come vivrete?) vediamo dei personaggi che non sono né buoni né cattivi, ma soltanto pieni di sfaccettature, come lo è la natura umana. Ma quanto di quello che ci dicono i film racconta davvero del loro autore?
Stéphanie Chaptal definisce Miyazaki come un artigiano, nel suo libro Hayao Miyazaki, l’artigiano dell’animazione giapponese. Ed effettivamente Hayao è questo: è un artista, un artista vero e proprio. Prima di fare film, Miyazaki ha lavorato anche per serie animate. Fra di esse Conan, il ragazzo del futuro, basato sull’omonimo romanzo di Alexander Key, e ha ideato la storia di Nadia, il mistero della pietra azzurra, diretto da Hideaki Anno. In esse l’animazione è parziale, e presenta dei movimenti realizzati con meno fotogrammi. Ma quando iniziò a lavorare ai suoi film, il regista desiderava un’animazione completa con delle movenze più reali e accurate. Le sue opere rivelano certamente una forte meticolosità nel lavoro, con una certa attenzione per i particolari e soprattutto nell’animazione. Osservando i suoi film più grandi, come Il Castello errante di Howl e Il Castello nel Cielo, Miyazaki dimostra di avere gusto per il mondo occidentale. Eppure l’etica e i messaggi morali che egli lascia intendere si avvicinano al mondo giapponese, e i film più recenti hanno anche un contesto più propriamente del Giappone.
Una menzione a parte, in questa giornata, è meritata dal film Porco Rosso. Quest’opera è molto riconosciuta da noi italiani non soltanto per l’ambientazione nel nostro contesto, ma anche per una battuta che l’ha resa celebre, e l’ha trasformata in un’importante simbolo di libertà: “Piuttosto che diventare un fascista, è meglio restare un maiale.” Questa frase viene menzionata ogni 25 aprile dai fan italiani del maestro. Il significato con cui il protagonista pronuncia queste parole è leggermente diverso da quello che noi intendiamo. Marco dice la battuta riferendosi al fatto che piuttosto che diventare una marionetta del regime fascista, preferisce continuare a vivere libero senza appartenere a nessuno. La sua non è una presa di posizione ideologica, non è un partito preso, ma solo una resistenza personale. Eppure è proprio quella libertà esaltata dal personaggio che ha fatto sì che noi leggessimo nella sua battuta una politica antifascista. E forse ancora oggi possiamo prendere esempio da una tale frase perché, seppure viviamo in un paese democratico, tuttavia senza accorgercene cerchiamo sempre un conformismo, e ci dimentichiamo di essere noi stessi.
Conosciamo abbastanza bene Miyazaki come artista, ma questo non ci dice nulla di chi egli sia. Anche osservare il suo operato può dirci poco, perché la personalità di un artista è spesso diversa da quel che i suoi capolavori lasciano trasparire. Non pretendiamo certo di poter fare un’analisi psicologica del maestro, ma una cosa certa è che, nel suo essere riservato, dimostra una grande eccezione alla regola nella realtà attuale. Tutti noi, prima di essere qualsiasi cosa, siamo esseri umani, eppure spesso ce lo dimentichiamo. In un mondo dove tutti vogliamo essere un’immagine, Miyazaki è uno dei pochi che sanno rimanere umani. Poche righe fa parlavamo di essere noi stessi, e questo è ciò che riesce a fare il regista. Non mettiamo in discussione che anch’egli abbia avuto delle dure battaglie, però è fuor di dubbio che il maestro è capace di rimanere sé stesso, nonostante nella sua posizione molti si sarebbero lasciati trascinare, finendo anche col vantarsi.











