TITOLO: La fine di Oak Street
TITOLO ORIGINALE: The End of Oak Street
ANNO DI PRODUZIONE: 2026
CASA DI DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures
GENERE: thriller, fantascienza e avventura
PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti
REGIA: David Robert Mitchell
CAST: Anne Hathaway, Ewan McGregor, Christian Convery, Maisy Stella, Jordan Alexa Davis, P. J. Byrne, Chris Coy.
DURATA: 99 minuti
TRAMA
I Platt, una famiglia americana del 1982, scoprono che il loro tranquillo quartiere di villette a schiera è stato inspiegabilmente trasportato nel Mesozoico. Dovranno trovare un modo per tornare nella propria epoca prima di venire divorati dai dinosauri.
RECENSIONE
Non c'è acqua.
David Robert Mitchell, regista noto per aver diretto It Follows, questa volta si cimenta con la fantascienza in un film che ricorda un Jurassic Park dalle tinte horror.
Il regista decide di arruolare un cast stellare guidato da Ewan McGregor e Anne Hathaway. I due interpretano una coppia in crisi che, di fronte all'inspiegabile arrivo dei dinosauri, si ritrova costretta a riavvicinarsi. Mitchell ricrea un'atmosfera anni '80 che suona come un omaggio diretto al cinema di Steven Spielberg — un punto di riferimento imprescindibile quando si richiama la fantascienza di quel decennio.
La fine di Oak Street spaventa e diverte allo stesso tempo: è un film capace di incutere timore senza mai risultare troppo cupo o pesante, difetto in cui cadono molte pellicole del genere finendo per diventare prevedibili. Mitchell sceglie di non adagiarsi sui soliti cliché della fantascienza o dell'horror, evitando quelle regole stereotipate che rivelano subito dove andrà a parare la trama.
Il film è l'ennesima dimostrazione di quanto sia ancora forte la tendenza a guardare agli anni '80, un fenomeno esploso a livello globale soprattutto dopo il successo di Stranger Things, la serie Netflix che ha riportato in auge l'estetica di quell'epoca. La fine di Oak Street intercetta e alimenta questo sentimento nostalgico diffuso nel pubblico, riuscendo comunque a costruire una storia originale.
Non c'è via d'uscita.
Voto 3,5/5

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