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mercoledì 7 gennaio 2026

Maus

 


TITOLO:Maus

TITOLO ORIGINALE: Maus: A Survivor's Tale

ANNO DI EDIZIONE: 1980-1991

CASA EDITRICE: Einaudi

PAGINE: 292

COSTO EDIZIONE: 21.00 Euro 

COSTO AMAZON: 19,95 Euro



TRAMA

La trama: Art racconta la vera storia di suo padre Vladek, ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz. Nel fumetto gli ebrei sono rappresentati come topi, i nazisti come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani, ecc.
La storia va avanti su due piani: il presente, dove Art (negli anni ‘70-‘80) intervista il padre anziano e un po’ burbero, e il passato, dal 1939 al 1945, con l’arrivo dei nazisti in Polonia, il ghetto, i nascondigli, la deportazione e la vita nei lager. È crudo, durissimo, senza filtri: fame, tradimenti, umiliazioni, la lotta quotidiana per sopravvivere.
Alla fine Vladek racconta come è riuscito a uscire vivo dal campo e a ritrovare la moglie Anja (che però dopo la guerra si suiciderà). È un capolavoro, ha vinto il Pulitzer (unico fumetto nella storia) e racconta l’Olocausto in un modo che ti entra dentro come nessun altro libro.


RECENSIONE
Il corpo umano… è come un motore: se lo usi, funziona.

Ragazzi,
ecco Maus di Art Spiegelman è un capolavoro assoluto del fumetto, un’opera che ha proprio ridefinito cosa può fare un graphic novel, trattando temi pesanti e tragici con una forza che ti lascia senza parole.
L’ho letto anni fa (in Italia c’è l’edizione integrale Einaudi), è uscito tra l’80 e il ’91, e ha preso il Pulitzer speciale nel ’92 .
Primo fumetto della storia a vincerlo.
Ancora oggi è un riferimento per chiunque si avvicini ai fumetti seri.
La storia è quella vera del padre dell’autore, Vladek Spiegelman, sopravvissuto alla Shoah: parte dall’incontro con la moglie Anja nella Polonia degli anni ’30, passa per le persecuzioni, il ghetto, Auschwitz, fino alla liberazione.
Le donne sono diverse....più isteriche, ma più forti di noi.

Ma non è solo un memoir storico: Spiegelman mescola il passato con il presente, mostrando il rapporto complicato tra lui e il padre anziano negli anni ’70-’80 .
Vladek è tirchio, ossessivo, segnato dal trauma, e Art deve fare i conti con quell’eredità pesante.
La cosa più geniale (e all’inizio un po’ controversa) è la metafora degli animali: ebrei come topi, nazisti come gatti, polacchi maiali, americani cani.
Sembra strano, quasi rischioso, ma funziona da dio: crea distanza dall’orrore puro, lo rende universale come una favola nera, e allo stesso tempo sottolinea quanto i nazisti disumanizzassero le vittime. Il disegno è minimalista, tutto in bianco e nero, linee semplici ma super espressive .
Niente fronzoli, solo crude onestà .
Ma in guerra tutto va storto.

Voto: 5/5

domenica 4 gennaio 2026

Primavera

 
TITOLO: Primavera

TITOLO ORIGINALE: Primavera

ANNO DI PRODUZIONE:  2025

PAESE DI PRODUZIONE: Italia, Francia

CASA DI DISTRIBUZIONEWarner Bros. Entertainment Italia

GENERE: Drammatico, biografico, musicale, storico

REGIADamiano Michieletto

CASTTecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Valentina Bellè, Stefano Accorsi.

DURATA: 110 minuti 


TRAMA

Primi del Settecento. Il Pio Ospedale della  Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un'istituzione che avvia le giovani orfane più brillanti allo studio musicale. L'orchestra della Pietà è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia, una giovane ventenne che vive da sempre dentro l'orfanotrofio, è una straordinaria violinista. L'arte le ha aperto la mente ma non le porte dell'orfanotrofio:  può esibirsi solo tra le mura dell'istituto, dietro una grata, per dei ricchi mecenati. Questo durerà fino a quando incontrerà il suo nuovo insegnante, Antonio Vivaldi, e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.


RECENSIONE

Ogni domenica suoniamo dietro una grata perchè nessuno deve mai vederci in volto.

Damiano Michieletto, dopo una lunga e fortunata carriera nel teatro, ha deciso di intraprendere la carriera di regista cinematografico, arrivando al suo secondo lungometraggio con Primavera, un film che racconta la musica di Antonio Vivaldi.
In Primavera Vivaldi è interpretato da un insolito Michele Riondino, che nella sua gamma di ruoli  ci aveva abituati a parti di tenore ben diverso da quello del geniale maestro veneziano, ma la scelta di Michieletto si è rivelata azzeccata e Riondino interpreta bene un Vivaldi introverso e poco estroso. La sceneggiatura scritta da Ludovica Rampoldi si concentra sul raccontare il periodo in cui Vivaldi era un insegnante di violino in istituti come quello della Pietà a Venezia, dove instaurerà un rapporto con la sua giovane e promettente allieva Cecilia, interpretata da Tecla Insolia, che possiamo definire la vera protagonista di questa storia. 

 

Proviamo queste variazioni.

Damiano Michieletto  mantiene uno stile fortemente teatrale, facilitato dal fatto che Primavera  è una pellicola in costume. La Venezia settecentesca è stata ricostruita molto nel dettaglio sia  per quello che riguarda i costumi che per la scenografia, dove viene illustrato benissimo lo stile veneziano di quei tempi. Nel film troviamo, oltre  a Michele Riondino e Tecla Insolia, anche il simpatico Andrea Pennacchi, che interpreta un governatore dal goffo accento veneto.

Primavera, oltre a raccontare Vivaldi, lo inserisce  nella propria colonna sonora, che è interamente composta da pezzi del musicista e compositore veneziano. Michieletto con il suo film non vuole tanto narrare la vita di Vivaldi,  ci racconta invece la sua musica, celebrando così la grandezza di questo eccezionale artista.

Io vorrei fare una musica che esalti. Che stordisca. Che sia come la vita.


Voto: 3,5/5





giovedì 1 gennaio 2026

Goodbye June


TITOLOGoodbye June

TITOLO ORIGINALE: Goodbye June

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti, Regno Unito

CASA DI DISTRIBUZIONE: Netflix

GENERE: Drammatico

REGIA: Kate Winslet

CAST: Toni Collette, Johnny Flynn, Andrea Riseborough, Timothy Spall, Kate Winslet, Helen Mirren, Stephen Merchant, Fisayo Akinade, Jeremy Swift, Raza Jaffrey, Benjamin Shortland.

DURATA: 114 minuti 

    
TRAMA

Il film narra le vicende della famiglia capeggiata da Bernie e sua moglie June. Quando la salute di June peggiora i quattro figli Helen, Julia, Molly e Connor si riuniscono cercando ognuno a suo modo di superare il vuoto che la loro madre sta per lasciare nelle loro vite.


RECENSIONE

Se i paradisi esistono mia madre ne avrà uno tutto per se.

Kate Winslet esordisce alla regia con una commedia drammatica a sfondo natalizio, prodotta da Netflix e sceneggiata dal suo giovanissimo figlio Joe Anders, nato dalla relazione con il regista Sam Mendes.
Goodbye June è un film che racconta la complessità dei rapporti famigliari e la trama si concentra soprattutto nel mostrare come a volte la malattia e la morte di un genitore possano riunire nel dolore i figli divisi e lontani, e così avviene nella pellicola.  Kate Winslet oltre ad essere la regista si è anche riservata una parte nel cast, interpretando una delle figlie della coppia di anziani genitori composta dai bravissimi Helen Mirren e Timothy Spall, sfruttando così il suo ben noto  talento di attrice. 


E' bello che siano venuti tutti.

La Winslet ha scelto un gruppo di attori che conosceva bene. Con Timothy Spall aveva già recitato negli anni 90 nell'Amleto diretto da Kenneth Branagh e con Andrea Riseborough aveva già condiviso il set nel recente Lee Miller. Il passaggio alla regia della Winslet poteva giustamente riservare qualche dubbio, visto che molti suoi colleghi attori quando sono divenuti registi hanno raggiunto dei risultati di dubbia qualità, ma Kate Winslet ha optato per un film con poche pretese, confezionando una commedia semplice che parla di sentimenti ma con delicatezza e senza scadere nel melodramma.

Per essere un film natalizio Goodbye June ha dei toni fortemente drammatici, ma è proprio questo  il lato più convincente della storia. Kate Winslet al suo esordio a saputo mettere a frutto le lezioni dei registi che l'hanno diretta, come James Cameron ma soprattutto Sam Mendes, realizzando così un film non all'altezza di questi grandi nomi ma di buona e onesta fattura.

Ti ho sempre detto di non vestirti di giallo. Non ti valorizza.


Voto: 3,5/5





domenica 28 dicembre 2025

Father Mother Sister Brother


TITOLO: Father Mother Sister Brother

TITOLO ORIGINALE: Father Mother Sister Brother

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d'America, Francia, Irlanda

CASA DI DISTRIBUZIONE:  Lucky Red

GENERE: commedia, drammatico

REGIA: Jim Jarmusch

CAST: Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun.

DURATA: 110 minuti 

TRAMA

Tre famiglie, i cui membri da tempo hanno diradato i rapporti, si riuniscono, in tre diversi episodi del film. Il primo capitolo si svolge in un'anonima cittadina degli Stati Uniti d'America nord-orientali, dove un fratello e una sorella, molto compassati, dopo parecchio tempo fanno visita al loro vecchio e eccentrico padre. Il secondo capitolo si svolge a Dublino, dove le due figlie di un'austera scrittrice vanno a trovarla per il loro appuntamento annuale davanti ad una tazza di tè. Il terzo capitolo si svolge a Parigi dove due fratelli gemelli si ritrovano a gestire l'appartamento dei genitori dopo la loro morte in un tragico incidente aereo.

RECENSIONE

Vi va di fare un brindisi con tè ai legami famigliari?

Il film vincitore del Leone d'oro a Venezia, diretto da Jim Jarmusch, è un trittico composto da tre episodi dai temi diversi ma tutti con al centro un nucleo famigliare, dove si raccontano vicissitudini differenti. 

Nel primo episodio, Father, due fratelli interpretati dal bravissimo Adam Driver e dalla star di The Big Bang Theory  Mayim Bialik vanno a trovare il loro vecchio ed eccentrico padre, interpretato da Tom Waits,  dopo ormai un po' di tempo che non lo vedono, in un paese sperduto degli Stati Uniti nord-occidentali. Mother, il secondo episodio, si svolge a Dublino e la dinamica è molto simile al primo. Due sorelle interpretate da Cate Blanchett e Vicky Krieps vanno a trovare la vecchia madre, interpretata da Charlotte Rampling, una severa scrittrice che annualmente riceve le figlie per bere un tè e mangiare dei pasticcini. Il terzo e ultimo episodio, intitolato Brother, si svolge a Parigi e due fratelli gemelli che hanno perso i genitori in un terribile incidente aereo  devono decidere che cosa fare dell'appartamento nel quale sono cresciuti. 


Sei morta.

Jarmusch usa uno stile molto minuzioso, sia negli allestimenti interni che nei dialoghi, che a volte nei tre episodi si ripetono. Father Mother Sister Brother ci appare come un film teatrale, dove Jarmusch utilizza attori che già conosce avendo già lavorato con loro in precedenza, come Adam Driver e Tom Waits. Il regista nell'interpretazione lascia completamente  mano libera ai suoi attori, fidandosi completamente di loro e della loro versatilità, soprattutto nel caso di interpreti del calibro di Adam Driver, Cate Blanchett e Charlotte Rampling, che risultano  strepitosi nella loro recitazione e anche nella complessità di una pellicola dove nessuno è realmente il protagonista, reggono benissimo il confronto tra loro. 

Il lungometraggio di Jim Jarmusch ha meritato ampiamente di vincere il Leone d'oro a Venezia per via anche di una complessa sceneggiatura dove si raccontano  episodi con alcune similitudini ma comunque declinate in maniere diverse, ed è questa una importante dimostrazione che il cinema indipendente ha ancora una senso e un valore.

Sembriamo quasi esserci messe d'accordo sui colori. 


Voto: 4/5 




mercoledì 24 dicembre 2025

FMA-FMAB, Anime Gemelli

 

TITOLO
Fullmetal Alchemist
Fullmetal Alchemist: Brotherhood

TITOLO ORIGINALE
Hagane no Renkinjutsushi
Hagane no Renkinjutsushi: Fullmetal Alchemist

TITOLO IN KANJI
鋼の錬金術師
鋼の錬金術師 FULLMETAL ALCHEMIST

REGIA
Seiji Mizushima
Yasuhiro Irie

ANNO
2003
2010

PAESE
Giappone

Fullmetal Alchemist è uno dei più ricordati shonen manga del nuovo millennio. Realizzato dalla mangaka Hiromu Arakawa e pubblicato dal 2001 al 2010, per un totale di 27 volumi, a cui sono seguiti altre edizioni aggiornate, ha ricevuto due adattamenti animati, diretti da Seiji Misushima e Yasuhiro Irie. Le due serie sono andate in onda rispettivamente dal 2003 e dal 2010, la prima con 51 episodi a cui segue il film conclusivo della storia, la seconda con 64 episodi. La versione più recente ha nel titolo una piccola aggiunta, per essere distinta dalla prima: Fullmetal Alchemist: Brotherhood.



Nonostante le due serie siano tratte dallo stesso manga, abbiano lo stesso spunto d’inizio e ci sia poca distanza di tempo tra le due trasposizioni, tuttavia le trame seguono, ad un certo punto, una biforcazione. Il principio degli eventi presenta i due fratelli Edward e Alphonse Elric, due giovani alchimisti che vanno in cerca della leggendaria pietra filosofale. I ragazzi hanno infranto un grave taboo: usare l’alchimia per cercare di riportare in vita la defunta madre. Questa bravata gli è costata un prezzo molto alto, per il quale Edward ha perso due arti, sostituiti da protesi meccaniche, e Alphonse l’intero corpo, rimpiazzato da un’armatura dove il fratello gli ha depositato l’anima. Il loro obbiettivo è semplicemente porre rimedio a questa trasgressione. Ma la strada che hanno intrapreso è piena di ostacoli e irta di spine, e il loro percorso li conduce a scoperte terribili, di fronte alle quali prendono coscienza dei lati oscuri dell’alchimia. È su quest’ultimo aspetto che i fatti tra le due serie cominciano a divergere, poiché le scoperte che vengono fatte dai fratelli Elric seguono degli sviluppi ben diversi, che in FMA riguardano più direttamente i due ragazzi, mentre in FMAB coinvolgono interamente Amnestris, lo stato in cui vivono.


La trama di FMA segue sempre di più un’involuzione, assumendo dei toni più dark. I due fratelli, per tutto il tempo, continuano a pagare le conseguenze del loro peccato, e anche se gli eventi per loro due si concludono in maniera positiva, tuttavia finiscono col macchiarsi di nuove colpe e perdere ogni cosa che hanno, allontanandosi da tutto quello che è stato il loro mondo. La ricerca del rimedio diventa un cammino verso la dannazione, che fino all’ultimo non lascia possibilità di salvezza. FMAB, invece, pur mantenendo un certo grado di drammaticità e temi complessi, offre una visione più speranzosa. Persino la fotografia delle immagini diventa meno cupa. FMA presenta i fratelli come degli antieroi, ma FMAB, seguendo fedelmente la trama del manga, trova una via d’uscita dal sentiero oscuro in cui i ragazzi si sono addentrati, rendendoli dei veri eroi. La prima trasposizione si focalizza molto sulla pietra filosofale e sulla ricerca dell’immortalità, mentre nella seconda la pietra filosofale diventa, nel corso degli eventi, un semplice strumento per il fine del villain, che aspira ad elevarsi al ruolo di Dio.



In un contesto steampunk, l’alchimia viene presentata come una scienza, e come tale viene descritta anche nel suo complesso rapporto con la religione, la quale è rappresentata dal popolo di Ishval, molto devoto al suo dio, considerato creatore di tutte le cose. Quest’etnia ha avuto dei recenti conflitti con lo stato di Amnestris, e non ammette l’alchimia perché è considerata lontana dalle vie della loro divinità. È proprio tramite questo confronto con la religione che in FMA l’alchimia viene molto esaltata come un’arte peccaminosa. In FMAB tale dibattito diventa molto più articolato e vengono esaltate le sfumature sia dell’alchimia che della religione, assumendo una posizione che non è più schierata, ma dimostra che il vero colpevole della guerra scatenata tra i due popoli sono soltanto la discordia e l’incapacità di comunicare.



Molti lettori del manga sono rimasti delusi dalla prima trasposizione per la sua totale divergenza. Eppure c’è stato anche chi ha sostenuto il valore di essa, dimostrandone la ricchezza di significato. Ed effettivamente sotto alcuni di vista può avere più senso. In entrambe le serie compaiono gli homunculus, i cosiddetti uomini artificiali che gli alchimisti sognano di creare. La differenza sta nel fatto che in FMA essi sono frutto di esperimenti alchemici, e vengono dipinti delle creature imperfette e senza anima. Queste spiegazioni rendono la loro origine più credibile e affine con le conoscenze reali dell’alchimia. In FMAB gli homunculus diventano personificazioni dei sette peccati capitali del Padre, il villain della storia, nonchè il primo di loro, che è stato creato in laboratorio mentre gli altri sono sue emanazioni, e non a caso portano i nomi dei sette vizi: Lust (Lussuria), Gluttony (Gola), Envy (Invidia), Wrath (Ira), Pride (Superbia), Sloth (Accidia). La loro origine qui è poco convincente, però spiega la motivazione dei loro nomi.



In qualsiasi caso quando si nomina Fullmetal Alchemist può succedere che non si faccia distinzione tra i due anime, dato che entrambi pongono le stesse basi. Sono anime gemelli, con degli spunti identici, ma degli sviluppi e dei finali diversi, nati come manga dalla mano di Arakawa e allevati come cartoni da padri diversi. Anche i personaggi mantengono le loro caratterizzazioni, ma seguono delle evoluzioni altrettanto diverse. E anzi, come abbiamo accennato, i personaggi in FMA seguono piuttosto un’involuzione, che trova la sua soluzione soltanto negli eventi finali del film conclusivo Il Conquistatore di Shamballa. Anche a FMAB è stato dedicato un film, ma può essere paragonato ad una lunga puntata filler, nella quale i due fratelli devono semplicemente portare a compimento un incarico in quanto affiliati tra gli alchimisti di stato.




lunedì 22 dicembre 2025

Norimberga

 

TITOLO: Norimberga

TITOLO ORIGINALENuremberg

ANNO DI PRODUZIONE: 2025

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d'America

CASA DI DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures

GENERE:storico, drammatico

REGIAJames Vanderbilt 

CAST: Rami Malek, Russell Crowe, Leo Woodall, John Slattery, Mark O'Brien, Colin Hanks, Wrenn Schmidt, Lydia Peckham, Michael Shannon, Richard E. Grant, Lotte Verbeek, Steven Pacey, Andreas Pietschmann, Paul Antony-Barber, Jeremy Wheeler, Wolfgang Cerny.

DURATA: 148 minuti 


TRAMA

Norimberga segue le vicende del giovane psichiatra militare americano Douglas Kelley, incaricato di dare un valutazione sulla sanità mentale dei gerarchi nazisti catturati dagli alleati - in particolare il carismatico e manipolatore Hermann Göring - prima del processo di Norimberga. Quello che inizia è un esame clinico che si trasforma in un'intensa battaglia psicologica tra i due uomini, dove Göring tenta di sminuire il terapeuta, mentre il procuratore Robert H. Jackson costruisce il primo grande processo per crimini di guerra della storia, esplorando i confini tra follia, responsabilità e giustizia storica.

RECENSIONE

Il mondo deve sapere che cosa hanno fatto quegli uomini affinchè questo non accada mai più.

Norimberga si fa carico del difficoltoso compito di esplorare l'ideale nazista e le menti dei gerarchi del regime di Adolf Hilter, mettendo al centro di tutto il rapporto psicologico tra lo psichiatra Douglas Kelley e Hermann Göring, il Maresciallo del Reich (la più alta carica militare 
dopo quella di Hitler), che nel film diviene un vero e proprio duello mentale tra i due.

In Norimberga Russell Crowe, con la sua interpretazione del criminale Göring, fornisce una prova recitativa maestosa, da scuola di recitazione, con l'apporto del suo coprotagonista Rami Malek, anche lui eccezionale nella parte dello psichiatra che deve valutare la sua sanità mentale,  mettendolo di conseguenza  davanti agli orrori che il regime nazista ha compiuto.  Norimberga racconta anche le complesse fasi di come il procuratore Robert H. Jackson, interpretato da un bravissimo Michael Shannon, ha costruito quello che molto probabilmente è il processo più famoso della storia contemporanea. 

 

Siete all'interno di una prigione segreta che ospita ciò che resta dell'alto comando nazista.

La sceneggiatura scritta dallo stesso regista del film, James Vanderbilt, appare estremamente dettagliata e si concentra sul mostrare il lato narcisistico dei nazisti, in particolare di Göring, ma mostrandone anche il carisma che aveva convinto milioni di tedeschi a votare il Partito nazista nel 1933. La sceneggiatura di Vanderbilt più che  raccontare  fatti storici si concentra sull'analizzare l'ideale nazista e le menti complesse dei gerarchi che hanno circondato Hitler,  facendone emergere il lato umano, il che rende ancora più atroci i terribili crimini che hanno commesso.

In Norimberga Russell Crowe ci regala quella che verrà ricordata come una delle sue migliori interpretazioni, incarnando un modello di recitazione che ti fa rimanere incollato allo schermo per più di due ore, dimostrando ancora una volta il suo grande talento.

Ci hanno provato in tanti, ma nessuno è mai riuscito a battermi.


Voto: 4,5/5






domenica 21 dicembre 2025

Avatar - Fuoco e cenere



TITOLO: Avatar - Fuoco e cenere

TITOLO ORIGINALE: Avatar: Fire and Ash

PAESE DI PRODUZIONE: Usa

ANNO DI PRODUZIONE:  2025

CASA DI DISTRIBUZIONE: 20th Century Studios

GENERE: fantascienza, azione, avventura

REGIA: James Cameron

CAST Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang,
Kate Winslet, Cliff Curtis, Joel David Moore, CCH Pounder, Michelle Yeoh, Oona Chaplin,
David Thewlis, Edie Falco, Jemaine Clement, Giovanni Ribisi, Britain Dalton, Jamie Flatters, Trinity Jo-Li Bliss, Jack Champion, Matt Gerald, Brendan Cowell, Bailey Bass,Filip Geljo, Duane Evans Jr, Dileep Rao.

DURATA: 197 minuti


TRAMA

Dopo la perdita devastante del figlio maggiore, la famiglia composta da Jake Sully e Neytiri si trova ad affrontare una tribù ostile e violenta, gli Ash, guidata dallo spietato Varang. Mentre i conflitti a Pandora si intensificano emergono nuovi dilemmi morali.

RECENSIONE

La forza di tutti i nostri antenati è qui.

Questa volta James Cameron è riuscito a non farci aspettare troppo a lungo per darci un nuovo capitolo di Avatar.  Quando uscì Avatar: La via dell'acqua erano passati ben tredici anni dal primo film, uscito nel 2009; dall'uscita del secondo capitolo al terzo ne sono trascorsi invece solo tre.

Il più grosso errore che si può fare guardando i film di Avatar è quello di prestare troppa attenzione alla trama, poiché  il vero fulcro della saga ideata da James Cameron sono gli effetti visivi. Ogni film di Avatar è un vero è proprio luna park degli effetti speciali cinematografici e con la tecnica del 3D è impossibile non restarne coinvolti. 
In questo terzo capitolo Cameron ha deciso di dare poca rilevanza al lato mitologico e religioso che aveva condizionato i primi due capitoli, per dare più importanza all'azione. In Avatar: Fuoco e cenere  il montaggio à piuttosto confuso, e può spiazzare lo spettatore per la combinazione di effetti visivi e azione.


Non puoi vivere così amore mio, con questo odio.

Il cinema di Cameron non smette mai di essere all'avanguardia in fatto di effetti speciali, questa è una caratteristica che il regista canadese ha sempre avuto fin dai primi anni 80, quando realizzò Terminator, e ancora oggi il primo film di Avatar è da considerarsi  rivoluzionario nel campo delle nuove tecnologie. Inoltre Cameron elimina dalla sceneggiatura alcune sbavature che erano presenti nella sceneggiatura del secondo capitolo,  come l'eccessivo uso del termine afroamericano "bro", che i Na'vi usavano in maniera smodata per tutta la durata del film.

James Cameron e la Disney intendono realizzare cinque capitoli di Avatar, ma nelle ultime interviste il regista è stato un po' vago su una possibile riuscita di questo obiettivo, anche se ha già iniziato a girare il quarto capitolo. James Cameron prosegue con questo terzo episodio una storia che pensava di realizzare già prima di filmare Titanic, creando un'epopea che, se non ha cambiato il modo di inventare storie per il cinema, ha però dato un nuovo impulso al mondo degli effetti speciali, cambiandolo in maniera definitiva. 

Se c'è qualcosa che puoi fare non aspettare, fallo.


Voto: 3,5/5




 

Maus

  TITOLO :Maus TITOLO ORIGINALE : Maus: A Survivor's Tale ANNO DI EDIZIONE : 1980-1991 CASA EDITRICE : Einaudi PAGINE : 292 COSTO EDIZIO...