lunedì 31 ottobre 2022

Il colibrì

  

TITOLO: Il colibrì

GENERE: Drammatico

ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PRODUZIONE: Italia, Francia

REGIA: Francesca Archibugi

CAST: Pierfrancesco Favino, Kasia Smuntiak, Berenice Bejo, Laura Morante, Benedetta Porcaroli, Sergio Albelli,  Massimo Ceccherini, Fotinì Peluso, Francesco Centorame, Pietro Ragusa, Valeria Cavalli, Nanni Moretti, Rausy Giangarè, Niccolò Profeti, Elisa Fossati, Lorenzo Mellini, Matilda Grace Mellini, Marlo Di Castro

DURATA: 126 Minuti

 

TRAMA

Il colibrì racconta la vita di Marco Carrera, che viene da sempre soprannominato il colibrì, una vita di coincidenze fatali, perdite e amori assoluti. La storia procede secondo la forza dei ricordi che permettono di saltare da un periodo a un altro, da un'epoca a un altra, in un tempo liquido che va dagli anni 70 fino ad un futuro prossimo. E' al mare che Marco conosce Luisa Lattes, una ragazzina bellissima e inconsueta. Un amore che non verrà mai consumato e  mai si spegnerà, per tutta la vita. La vita coniugale di Marco sarà un'altra, a Roma con sua moglie Marina e la loro figlia Adele. Quando Marco tornerà a Firenze sbalzato via da un  destino implacabile, che lo sottopone a delle prove durissime, a proteggerlo dagli urti più forti troverà Daniele Carradori, lo psicanalista di Marina, che insegnerà a Marco come affrontare i cambi di rotta più inaspettati. 

 

RECENSIONE

Lo sappiamo tutti che i soldi vinti al gioco fanno male molto di più di quelli persi.

Il nuovo film di Francesca Archibugi Il colibrì è tratto dal noto romanzo omonimo di Sandro Veronesi. Il colibrì è un film mediocre, nel quale il solito bravissimo Pierfrancesco Favino sfoggia tutta la sua abilità attoriale. Purtroppo le qualità della pellicola si fermano qui.

Il colibrì è un noioso ritratto di un dramma borghese già visto e rivisto mille volte. All'inizio del film non si capisce bene di cosa tratti la sceneggiatura, e quando verso la metà lo si comprende, si capisce che la storia, per come è stata riadattata, porta il film ad essere inconcludente. La pellicola è cosparsa di flashback e flashforward che la rendono confusa, e risultano soltanto una forzatura inutile.

 

Sei il paragone di ogni relazione che ho avuto, ma siccome la nostra non esiste vince sempre.

 Francesca Archibugi aveva già dimostrato in passato il suo interesse per raccontare la decadenza sentimentale della borghesia, come ad esempio nel film  Il nome del figlio, che è una pellicola più riuscita di questa. Uno dei grandi limiti della sceneggiatura del film è che si concentra troppo sul raccontare il vissuto del protagonista e trascura i coprotagonisti e i personaggi secondari, non dando loro il giusto credito e così facendo  alimenta la monotonia che il protagonista finisce per esprimere.

Il nuovo film della Archibugi è un'occasione decisamente sprecata e parzialmente salvata solo dalla bravura di Favino, che a parte la prova di Berenice Bejo, per lo più si confronta con un cast di bravura nettamente inferiore alla sua. Il resto del film non esiste.

Pensi davvero che questo sacrificio cambi qualcosa?

 

1/5


 
 

      

 

 

sabato 29 ottobre 2022

"My Policeman", di Bethan Roberts

 


TITOLO: My Policeman

TITOLO ORIGINALE: My Policeman

AUTORE: Bethan Roberts

CASA EDITRICE: Frassinelli

GENERE: Narrativa LGBTQIA+ storica

PAGINE: 330

DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 novembre 2021

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 17,90



TRAMA



Marion e Patrick: così simili nella loro presunzione romantica di ottenere ciò che desiderano. Per entrambi, l'oggetto del desiderio si chiama Tom Burgess, un giovane uomo dal fascino irresistibile e imperscrutabile. Tom è il fratello maggiore della migliore amica di Marion. Si conoscono da adolescenti e per lei è amore a prima vista. Di lì a poco, Tom parte per il servizio militare e poi per l'accademia di polizia, ma Marion è decisa ad aspettarlo, a conquistarlo, sperando in una proposta di matrimonio. Quando finalmente arriva, lei è al settimo cielo, incurante dei segnali che dovrebbero metterla in guardia. Convinta che il suo amore basterà per entrambi. Ignara che Tom ha un'altra vita. Patrick è un artista e lavora come curatore al museo di Brighton. Anche per lui Tom è stato un colpo di fulmine, una folle beatitudine per cui sarebbe disposto a rischiare tutto. Ma nell'Inghilterra di fine anni Cinquanta, in cui l'omosessualità è condannata dalla società e dalla legge, il matrimonio resta per Tom un nascondiglio sicuro. E così, Marion e Patrick dovranno dividersi l'amore di Tom, fino a quando uno di loro non resisterà più. E le loro tre vite saranno spezzate.



RECENSIONE



Pensavo di cominciare così: Non voglio più ucciderti, perché è vero, ma poi ho deciso che l'avresti trovato melodrammatico.



Mancano pochi giorni all'uscita dell'attesissimo film con Harry Styles, Emma Corrin e David Dawson, e non poteva esserci occasione migliore per parlarvi del romanzo omonimo su cui è basato. Ambientato in due archi temporali, uno nel 1999 e l'altro tra il 1957 e il 1958, racconta la storia di Marion, una giovane donna di Brighton che sogna di diventare insegnante. Mentre frequenta la grammar school conosce il fratello della sua migliore amica, Tom, un ragazzo affascinante e a tratti misterioso di cui si innamora perdutamente e che, poco prima di partire prima per il servizio militare e poi per l'accademia di polizia, si offre di insegnarle a nuotare. Al suo ritorno finalmente la promessa viene mantenuta, e dopo qualche mese lui le chiede di sposarlo. Nel frattempo le presenta Patrick, un uomo di dodici anni più di lui che fa il curatore del museo di Brighton, dando vita a un bel trio di amici. Tuttavia Marion ignora che in realtà Patrick e Tom sono innamorati e che quest'ultimo ha deciso di sposarla solo per rifugiarsi dalla mentalità bigotta e omofoba dell'Inghilterra dell'epoca. E quando tutto viene a galla, il dolore e la rabbia la spingono a compiere un gesto destinato a distruggere le loro vite.

Ho sentimenti molto contrastanti nei confronti di My Policeman. Dal punto di vista oggettivo è un bel libro e si vede lontano un miglio che l'autrice è molto brava a scrivere, tant'è che ha saputo rendere alla perfezione l'atmosfera dell'Inghilterra dell'epoca, con tutti quegli assurdi pregiudizi ancora profondamente radicati in una società omofoba, sessista e bigotta, ha dato vita a personaggi complessi e umani molto interessanti che commettono errori, amano e convivono con grandi dolori. Tuttavia, ci sono stati diversi elementi che mi hanno lasciata alquanto perplessa. Tanto per cominciare, l'autrice ha dichiarato di essersi liberamente ispirata alla vera storia di E. M. Forster, creandone però una versione fin troppo tragica con rarissimi, minuscoli sprazzi di felicità e concentrando gran parte dell'attenzione non sui due innamorati come ci si potrebbe aspettare, ma su Marion, sulle sue illusioni infrante, sulle sue storie da insegnante, sulle sue decisioni e sul suo tentativo di espiazione. Dà l'impressione che il libro non sia stato affatto scritto per la comunità LGBTQIA+, ma per altre persone etero che associano alla comunità stessa il solo concetto di tragicità e che, se chiedi loro di citarti un'opera queer, ti rispondono sempre e soltanto I segreti di Brokeback Mountain (in parole povere, quelle che non vogliono storie d'amore omosessuali nei classici Disney perché, testuali parole, vogliono che "i bambini non scoprano subito queste cose e crescano con l'idea di lieto fine". Ma stiamo scherzando?). Quest'impressione è avvalorata anche dal fatto che il povero Patrick, il personaggio più positivo e meglio riuscito insieme alla collega di Marion, Julia (che avrei voluto conoscere meglio), viene usato come un sacco da boxe vivente: provate a fare un'elenco delle peggiori sofferenze che vi vengono in mente, moltiplicatele per due e avrete una vaga idea di ciò che gli è toccato in sorte. E questo perché? Perché è gay. Poveraccio, avrebbe meritato decisamente di meglio.





Dopo appena due giorni a godere delle possibilità offerte da Venezia, dissi 'Dovremmo venire a vivere qui'. E la risposta di Tom fu: 'Dovremmo andare sulla luna'. Ma sulle sue labbra c'era un sorriso.


Il libro è suddiviso in cinque parti, tre delle quali sono raccontate dal punto di vista di Marion, mentre le altre due sono pagine del diario di Patrick. Come ho già detto prima, quest'ultimo si è rivelato di gran lunga il personaggio migliore, e avrei tanto voluto che lo spazio a disposizione fosse stato maggiore per lui e per la sua storia d'amore con Tom. Marion non mi è piaciuta quasi per niente, perché sapeva perfettamente quello che stava facendo: persone a lei vicine avevano cercato di avvertirla sulla vera natura dell'uomo che amava, ma questo non le ha impedito di ostinarsi a volerlo sposare, fare outing a Patrick nella speranza che il marito finisse per amare lei e cercare di rimediare ai propri errori soltanto quarantotto (quarantotto!) anni dopo, vivendo nel frattempo un matrimonio infelice. Per quanto riguarda Tom, il poliziotto che dà il titolo alla storia, non abbiamo modo di conoscere cosa prova e cosa pensa davvero, perché le vicende non sono mai raccontate dal suo punto di vista, ed è una mancanza che si sente parecchio.
My Policeman non è certo il migliore romanzo a tematica LGBTQIA+ che sia mai stato scritto, ma si fa comunque leggere e come ho già detto l'autrice scrive molto bene. Lo consiglio più che altro a chi sta aspettando il film, in modo che si faccia un'idea di cosa aspettarsi. Per quanto mi riguarda la curiosità è un po' diminuita, ma lo guarderò lo stesso per completezza, nella speranza che alcune delle lacune riscontrate nella sua controparte letteraria vengano colmate.


Spero che fosse nel mio diritto chiederti di prestarmi orecchio, e so che avrai ascoltato con attenzione.


VOTO: 3/5














giovedì 27 ottobre 2022

Marcia su Roma

  

TITOLO: Marcia su Roma

GENERE: Documentario, storico

ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

CASA DI DISTRIBUZIONE: I Wonder

REGIA: Mark Cousins

CAST: Alba Rohrwacher    

DURATA: 97 Minuti

 

TRAMA

Marcia su Roma, il docufiction  diretto dal regista irlandese Mark Cousins in occasione del centenario della Marcia su Roma ad opera di Benito Mussolini e dei suoi fascisti, si propone di raccontare questo evento epocale avvenuto nel 1922. Alle immagini d'archivio inedite viene affiancata la storia di Anna, una donna del popolo grande sostenitrice del partito fascista, almeno fino a quando gli eventi la porteranno a ricredersi. E così Anna si ritroverà disillusa su quel regime nel quale aveva tanto creduto.

 

RECENSIONE

Il duce ha detto che l'Italia vuole pace, quiete, lavoro e calma. Ha detto che garantira tutto questo.

Marcia su Roma di Mark Cousins è stato realizzato in occasione del centenario della presa di potere del regime fascista. Il regista irlandese racconta di come il fascismo sia stato praticamente la prima dittatura a manipolare i mass media e soprattutto il cinema, che all'epoca era un'arte nata da pochi decenni. Il documentario a cui si fa più riferimento è  A Noi del 1922, diretto da Roberto Paradisi,  opera dichiaratamente fascista che riprese la marcia su Roma in maniera però distorta dal montaggio.

Marcia su Roma si concentra  sul raccontare come il fascismo abbia avuto un impatto non solo in Italia ma anche all'estero. Durante il racconto il regista ha potuto utilizzare delle immagini d'archivio che mai prima erano state mostrate, confezionando così un racconto autentico e originale.

  

Mussolini disse che il fascismo era un grido oceanico che fu percepito in tutto il mondo. Aveva ragione.

La narrazione documentaristica è alternata con il racconto di Anna, una donna del tempo interpretata da Alba Rohrwacher, che in certi momenti aiuta a penetrare il periodo storico che viene rievocato, rischiando però di frammentare la continuità narrativa. Uno dei lati più interessanti del film è che un fenomeno purtroppo molto italiano come il fascismo viene raccontato da un regista irlandese, fornendoci così il punto di vista di uno straniero che proviene da un paese che il fascismo non lo ha vissuto. Il film è stato stato presentato all'ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Marcia su Roma è un film che riporta alla memoria uno dei giorni più tragici della storia del nostro paese e non solo, del mondo. Sicuramente il compito che Cousins si è assunto è molto complesso ma è comunque riuscito a realizzare un buon lavoro.

Si dice che la città di Roma sia come una scenografia tetrale, nel 1922 su quel palco salì un attore. Qualì furono le conseguenze di questa storia?

Voto: 3,5/5



 

martedì 25 ottobre 2022

"Sotto la porta dei sussurri", di TJ Klune

 


TITOLO: Sotto la Porta dei Sussurri

TITOLO ORIGINALE: Under the Whispering Door

AUTORE: TJ Klune

CASA EDITRICE: Oscar Mondadori Vault, collana Oscar Fabula

GENERE: Fantasy contemporaneo con romance MM

PAGINE: 408

DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 maggio 2022

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 19,00



TRAMA



Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto. E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad "attraversare", Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto. Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di aver a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.



RECENSIONE



Alla prima tazza di tè, siamo due estranei. Alla seconda tazza di tè, sei mio gradito ospite. Alla terza tazza di tè, siamo una famiglia.



Questi non sono giorni affatto facili per me a causa di un lutto improvviso, e per fortuna a tenermi compagnia e a coccolarmi un po' ci ha pensato TJ Klune, ormai per me una garanzia in quanto autore di romanzi meravigliosi come La Casa sul Mare Celeste, da me recensito l'anno scorso. Quello di cui sto per parlarvi, in particolare, è il più personale e difficile che lui abbia mai scritto, perché ispirato al suo amato marito Eric, scomparso prematuramente nel 2016. Il protagonista è il quarantenne Wallace Price, avvocato di successo nonché, detto senza mezzi termini, grandissimo pezzo di merda privo di empatia. È convinto di avere tutta la vita davanti a sè, ma due giorni dopo aver licenziato ingiustamente la sua assistente legale viene stroncato da un infarto. Soltanto il giorno del suo funerale comincia a rendersi conto con grande stupore (e terrore) di essere morto, e ne ha la prova definitiva quando la giovane Mei, mietitrice alle prime armi, viene a prenderlo per condurlo al Passaggio di Caronte, una sala da tè tanto bizzarra quanto deliziosa. La dirige il trentenne afroamericano Hugo Price, un traghettatore che si propone, non appena sarà pronto, di aiutarlo ad "attraversare". All'inizio, Wallace non riesce a rassegnarsi al suo destino e si mostra totalmente ostile, ma col tempo comincia a diventare un uomo migliore, complici la vicinanza di Mei, dei fantasmi di un cane e del nonno di Hugo e di Hugo stesso. Tra misteri che si infittiscono e incontri sorprendenti, l'ex avvocato comincia a provare per il traghettatore un sentimento tanto irrazionale e bellissimo quanto impossibile: perché lui è morto e Hugo è vivo, e presto dovranno dirsi addio.

Avete presente quei libri magici che riscaldano il cuore per sempre e ti danno la sensazione di essere in una casetta accogliente, su un morbido divano, con una bevanda calda e pasticcini in mano, una copertina sulle gambe e il fuocherello scoppiettante nel caminetto? Ebbene, sono lieta di poter affermare senza timore di essere smentita che Sotto la porta dei sussurri appartiene più che meritatamente a questa categoria. La storia è toccante, matura, profonda, misteriosa, tenera e a tratti esilarante, caratterizzata da un'ambientazione magnifica e perfetta nei minimi dettagli, capace di farti sentire davvero il profumo e il sapore dei vari tipi di tè e i sussurri che provengono dalla porta del titolo, facendoti desiderare di essere lì, a chiacchierare con gli altri frequentatori del Passaggio di Caronte e ad assaggiare le deliziose prelibatezze che lì vengono preparate. Ancora una volta i personaggi sono uno più bello dell'altro, cosi straordinariamente umani e imperfetti. Nonostante l'orribile carattere che si ritrova all'inizio, ho amato il percorso di crescita di Wallace: ha trascorso troppo tempo tra le quattro pareti di un ufficio con il cuore rinchiuso in una cassaforte, ma con la morte, passo dopo passo, impara finalmente a lasciarsi andare e ad aprire quella cassaforte, imparando l'importanza dell'empatia e costruendosi una casa e una famiglia. Ho amato tanto anche gli altri abitanti della sala da tè, ognuno con la sua storia da raccontare e un passato doloroso. Mei è tanto vulcanica quanto sensibile, il cane Apollo è adorabile, e nonno Nelson, con la sua irriverenza irresistibile e la sua gentilezza, è a oggi uno dei migliori personaggi maschili del 2022. Mi ha ricordato moltissimo un grande uomo che purtroppo è mancato l'anno scorso, e mi ha fatto venire una gran voglia di abbracciarlo forte. Così come avrei voluto abbracciare forte suo nipote Hugo, così gentile e pieno di vita nonostante il suo doloroso passato e il suo essere circondato da tanta morte. L'amore che sboccia piano piano tra lui e Wallace è di una tenerezza disarmante, e non poche sono state le volte in cui mi ha fatto sorridere con gli occhioni pieni di stelle in stile manga o fatto versare qualche lacrimuccia, un po' come accaduto come i mai dimenticati e sempre adorati Yadrian di Cemetery Boys.






-È facile lasciarsi andare e cadere

-È vero. Ma è quello che fai per rialzarti a contare sul serio.



Come La casa sul mare celeste, anche questo è molto più di un semplice fantasy. Stavolta le grandi protagoniste della storia sono la perdita e il dolore. Viene mostrata la morte in ogni sua forma, che sia serena, inaspettata oppure un suicidio, e si parla anche di elaborazione del lutto, di salute mentale, di depressione (maginificamente rappresentata da creature che non vi spoilererò),di attacchi di panico, momenti dissociativi e in qualche modo anche di sedute terapeutiche. Si soffre tanto, è inutile negarlo, e potrebbero esserci dei momenti in cui sentirete il bisogno di prendervi una pausa dalla lettura. Ma nonostante tutto il dolore, Sotto la porta dei sussurri è, come sempre accade per i romanzi di TJ Klune, un toccante inno alla vita all'amore e alle famiglie per scelta. Ci invita a non aver paura della morte, a cogliere l'attimo, ad aprire il cuore ai sentimenti e all'empatia, a riconoscere la differenza tra le espressioni volere e avere bisogno, a non perdere mai la speranza, a chiedere aiuto e a dare importanza alla gentilezza, compiendo quei gesti sottili che possono cambiare il mondo.

Fatevi un regalo: leggete Sotto la porta dei sussurri, uno dei romanzi più belli dell'anno, e arricchite la vostra anima di gioia, speranza e umanità, tenendo presente che c'è un unico effetto collaterale: potrebbe farvi venire un'irrefrenabile voglia di tè alla menta piperita. Grazie di cuore, TJ Klune, per aver scritto questo piccolo grande tesoro. Non vedo l'ora di leggere altre tue avventure emozionanti, e sto già fremendo per l'uscita di In the life of puppets prevista per il 2023.



Non sempre si tratta delle cose che hai fatto o degli errori che hai commesso. Il segreto sono le persone, quello che siamo disposti a fare gli uni per gli altri. I sacrifici che facciamo. Me l'hanno insegnato loro. Qui, in questo posto.



VOTO: 5/5








lunedì 24 ottobre 2022

Siccità

  

TITOLO: Siccità

 ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

CASA DI DISTRIBUZIONE: Vision Distribution

REGIA: Paolo Virzì

CAST: Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Tommaso Ragno, Monica Bellucci, Max Tortora, Elena Lietti,Vinicio Marchioni, Diego Ribon, Emanuela Fanelli, Gabriel Montesi, Sara Serraiocco, Emma Fasano, Emanuele Maria Di Stefano, Maliche Chissè, Paola Tiziana Cruciani, Gianni Di Gregorio, Andrea Renzi,Giovanni Franzoni, Federico D'Ovidio, Lorenzo Gioielli, Sara Lazzaro, Edoardo Purgatori, Federico Maria Sardelli

DURATA: 124 Minuti

    

TRAMA

A Roma non piove da più da tre anni e la mancanza d'acqua stravolge le vite e le abitudini dei cittadini. Nella città che muore di sete  e di divieti, si muove un coro di personaggi, giovani e vecchi, emarginati e di successo, vittime e approfittatori. Le loro esistenze sono unite da un unico disegno, mentre ognuno di loro cerca la propria redenzione.

 

RECENSIONE

Giorno 367 della crisi idrica a Roma.

Già dal titolo Siccità si può capire che il nuovo film di Paolo Virzì si ispira alla nostra contemporaneità e oltre a non esserci più acqua, nella Roma descritta da Virzì c'è anche una pandemia. Siccità è una pellicola corale nella quale le vite di persone completamente opposte si uniscono tra di loro in modi differenti.

Il film è sceneggiato dallo stesso Virzì oltre che dallo scrittore,  premio Strega per La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano, la sceneggiatrice e regista Francesca Archibugi e lo sceneggiatore Francesco Piccolo. Con Siccità Virzì abbandona la solita narrazione buonista attraverso la quale abitualmente racconta i suoi personaggi  e sceglie uno stile più cinico e spietato. La coralità presente nel film funziona in parte sì e in parte no. Le storie più convincenti sono quelle con protagonisti Valerio Mastandrea, Silvio Orlando, Max Tortora e Tommaso Ragno, soprattutto la parte con Tommaso Ragno che interpreta un uomo di mezza età che fa l'influencer sui social e che è un tipico prodotto dei nostri tempi. Mentre invece convince meno la parte con protagonista Gabriel Montesi, ma soprattutto con convince il capitolo con Monica Bellucci, che fornisce, come al solito, una interpretazione superficiale e vuota.

 

Non viene utilizzata nemmeno una goccia della rete pubblica.

Lo stile registico del film fa direttamente riferimento a quello di Ettore Scola, in particolare a opere come C'eravamo tanto amati e Brutti, sporchi e cattivi. In certe parti la sceneggiatura rischia di banalizzare  la tematica del film, ma gli autori sono riusciti a mantenere un distacco nella narrazione da fare in modo che ciò che non accada.

Con Siccità viene posto esplicitamente l'accento su tematiche scientifiche che nel periodo che stiamo vivendo sono fondamentali. Siccità con ogni probabilità non è il miglior film di Virzì ma è un buon   racconto ispirato agli ultimi due anni che abbiamo vissuto.

Servono persone come lei per trasmettere fiducia.

Voto: 3,5/5


 

   

     

sabato 22 ottobre 2022

"La prima ultima notte", di Adam Silvera

 


TITOLO: La prima ultima notte

TITOLO ORIGINALE: The First to Die at the End

SAGA: Death-Cast #2

AUTORE: Adam Silvera

CASA EDITRICE: Il Castoro Hot Spot

GENERE: Narrativa LGBTQIA+ contemporanea young adult con romance MM ed elementi fantascientifici

PAGINE: 537

DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 ottobre 2022

PREZZO CARTACEO: € 18,00



TRAMA



Orion Pagan ha aspettato anni che qualcuno gli dicesse quando morirà. E proprio ora che si è iscritto a Death-Cast per sapere se le sue gravi condizioni di salute metteranno fine alla sua vita, è pronto per iniziare a vivere. Ricevere una chiamata da Death-Cast è l'ultimo dei pensieri di Valentino Prince: non si è nemmeno iscritto al programma. La sua carriera di modello sta per decollare e trascorrerà la sua prima notte a New York, alla festa di lancio di Death-Cast. Orion e Valentino si incontrano, e il loro legame è immediato. Ma quella notte Death-Cast effettua le sue prime telefonate, cambiando le loro vite per sempre. Perché uno di loro riceve la chiamata...e l'altro no. Orion e Valentino sono intenzionati a trascorrere insieme ogni minuto della giornata, anche se questo significherà vivere un addio straziante.



RECENSIONE



Non è solo chi riceve la chiamata a morire. Se hai a cuore qualcuno, muori anche tu.


Dopo averci fatto piangere a fiumi con L'ultima notte della nostra vita, Adam Silvera, recentemente proclamato Next Generation Leader dal Time, ci riporta nel mondo di Death-Cast con l'attesissimo prequel ambientato sette anni prima della storia di Mateo e Rufus. È la sera del 30 luglio 2010 a New York, e il diciannovenne Orion Pagan, un aspirante scrittore portoricano orfano con una grave malattia cardiaca, si appresta a partecipare alla festa di lancio di Death-Cast insieme alla sua migliore amica, sentendosi sollevato al pensiero che finalmente potrà sapere con assoluta certezza quando morirà. Tra la folla di Times Square incontra il suo coetaneo Valentino Prince, un aspirante modello appena trasferitosi nella Grande Mela per inseguire i suoi sogni e allontanarsi dai genitori omofobi, che decide di registrarsi al programma solo all'ultimo. Tra i ragazzi la scintilla è immediata, ma allo scoccare della mezzanotte uno dei due riceve la telefonata dal creatore di Death-Cast in persona, diventando ufficialmente il primo Decker della storia, mentre l'altro rimane in salvo. Una serie di circostanze finisce per avvicinare sempre di più Orion e Valentino, disposti a vivere insieme tutta la giornata pur sapendo che dirsi addio sarà straziante.

Ci sono cascata di nuovo, avvicinandomi di mia volontà a una storia che sapevo mi avrebbe spaccato il cuore in mille frammenti, ridotta a uno straccio emotivo e fatto piangere l'acqua del battesimo? Sì. Stavolta me ne pento? Neanche per sogno, perché La prima ultima notte si è rivelato un romanzo a dir poco meraviglioso, uno dei migliori di quest'anno, e a oggi non sono riuscita a riprendermi e a trovare parole abbastanza degne di raccontarlo. È ancora più commovente, tenero e straziante del suo predecessore, e come lui è destinato a imprimersi nell'anima per non lasciarla andare mai più. L'autore, che da un lato vorrei insultare in tutte le lingue del mondo per quanto è stato sadico e dall'alltro vorrei abbracciare forte forte per ringraziarlo di tutte le emozioni che mi ha suscitato, ha espanso l'universo di Death-Cast alla perfezione, mostrandoci con la stessa cura di sempre la sua origine e il suo avvio, capace di sconvolgere il mondo nel bene e nel male. Ci fa vedere le diverse reazioni della gente a questo cambiamento, tra chi crede nel suo successo, chi cerca di marciarci sopra mancando di rispetto alle vittime, e addirittura chi si lascia travolgere da idee complottiste e pensa che questo servizio decreterà l'inizio dell'apocalisse. Anche questa volta, inoltre, sono stata costretta a fare i conti con la mia mortalità, attraverso due giovani, meravigliosi essere umani che hanno trasmesso in me un forte senso di empatia e immedesimazione. Ho cercato di non affezionarmi troppo, sapendo che alla fine uno dei due (e non vi dico chi) sarebbe morto e l'altro no e che ne avrei sofferto tantissimo, ma le mie difese sono crollate quasi subito. È impossibile non voler bene ad Orion, che vorrebbe tanto essere un romanzo invece di un racconto breve e ha paura di non conoscere mai l'amore, ed è impossibile non voler bene a Valentino, così pieno di vita nonostante tutto il male che ha subito e dall'animo buono e generoso. Sono due angeli custodi che come tutti gli angeli soffrono e che trovano amore, pace e salvezza l'uno tra le braccia dell'altro. Due ragazzi da stringere forte e proteggere, proprio come Rufus e Mateo, che appaiono qua e là in alcuni brevi cameo, e come altri nuovi personaggi.






Continuerò a salvarti finché ne avrò la possibilità.



È bene che lo sappiate: in questo romanzo si soffre ancora di più che nel precedente. Si parla di tanti tipi di morte, di violenza domestica, di omofobia, di perdita, e di altre tematiche delicate che non posso spoilerare. Ma anche questa volta, davanti a nostri occhi si disegna un poetico e straziante inno all'amore, alla vita e all'amicizia, che ci supplica di vivere intensamente ogni singolo giorno per renderlo bellissimo, e ci ricorda che le persone che amiamo non ci lasciano mai veramente, nemmeno con la morte, perché restano sempre con noi, nel nostro cuore e nelle nostre azioni. Non mancano poi momenti esilaranti e romantici, che ti fanno divertire e sognare, almeno fino a che non ti ricordi che uno dei protagonisti sta morendo e ti arrivano delle pugnalate a tradimento, specialmente verso la fine. È una libro dolceamaro, in perenne equilibrio tra la gioia e il dolore, ma non abbiate paura: è un dolore buono e bellissimo. Leggerlo è un po' come ascoltare dal vivo La vita breve dei coriandoli di Michele Bravi, con tanto di audio del suo angelo custode che parte nel bel mezzo della performance facendoti sorridere tra le lacrime.

Fatevi un regalo al cuore, e leggete La prima ultima notte, perché anche se soffrirete vi arricchirete di speranza e di umanità. Mando un abbraccio fortissimo ad Adam Silvera (in questo momento un pochino ti odio ma ti voglio tanto bene), e vi ricordo che il mese prossimo uscirà in italiano Più felice che no, il suo romanzo d'esordio.



-Grazie di essere entrato nella mia vita.

-Grazie di aver salvato la mia.



VOTO: 5/5








martedì 18 ottobre 2022

"Amanda"

 


TITOLO: Amanda

GENERE: Commedia, Drammatico

ANNO: 2022

REGIA: Carolina Cavalli

CAST: Benedetta Porcaroli, Galatea Bellugi, Michele Bravi, Giovanna Mezzogiorno, Monica Nappo, Margherita Maccapani Missoni

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

DURATA: 94 minuti

DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures



TRAMA



Da che si ricorda Amanda, 25 anni, non ha mai avuto amici. È la cosa che desidera di più. Quando scopre che da piccole lei e Rebecca passavano un sacco di tempo insieme, Amanda sceglie la sua nuova missione: convincerla che sono ancora migliori amiche.



RECENSIONE



Niente è perduto. Si dà il caso che io stia proprio cercando una migliore amica.


L'ho atteso con trepidazione per più di un anno, e ora, dopo aver partecipato al Festival del Cinema di Venezia e al Toronto International Film Festival (come unico italiano), il primo film di Carolina Cavalli è finalmente approdato nelle nostre sale. La protagonista è Amanda, una venticinquenne torinese appena tornata nella sua città natale dopo aver vissuto per un po' a Parigi. Ha un carattere difficile, una  sorella che non la sopporta, un lavoro e una vita sentimentale inesistenti e la domestica di casa come unica amica. Quando però a quest'ultima viene proibito di continuare a uscire con lei, Amanda si pone come obiettivo la ricerca di una migliore amica, e la scelta ricade su Rebecca, la figlia di un'amica di sua madre, con la quale passava molto tempo da piccola prima del trasferimento. Rebecca però non esce mai di casa, e convincerla non è certamente un gioco da ragazzi. Nel frattempo, nella vita di Amanda entrano anche un cavallo e un ragazzo misterioso che suscita immediatamente il suo interesse. 

Un ottimo debutto registico quello di Carolina Cavalli: per citare una delle più famose battute di Notting Hill, ha fatto di Amanda un film surreale ma bello che in poco più di un'ora e mezzo riesce a intrattenere il pubblico offrendo interessanti spunti di riflessione e una buona dose di divertimento. Fin dalle prime scene si ha come l'impressione di essere in una sorta di Wonderland contemporanea con tanto di Alice, Bianconiglio e Cappellaio Matto in incognito. A far da padrona infatti non è la trama, che di fatto è poca, ma l'introspezione psicologica dei personaggi, che si muovono sullo sfondo di una società borghese capace di trarre in inganno ma dotata di fascino e fanno parte di un coloratissimo caleidoscopio pregno di nonsense in grado di suscitare risate spontanee e improvvise. Il suo maggior punto di forza è senza dubbio costituito dall'ottimo cast, a partire dalla giovanissima attrice protagonista (classe 1998). Benedetta Porcaroli, diventata famosa grazie a ruoli altamente drammatici, ha saputo incarnare alla perfezione la grande complessità emotiva di Amanda, mostrandoci non solo le sue fragilità e la sua solitudine, ma anche la sua verve ironica e brillante. Tra gli altri spiccano Giovanna Mezzogiorno, così adorabilmente svampita da fare tenerezza, Monica Nappo, il cui balletto solitario sulle note di Angel of the morning di Juice Newton mi ha strappato un sorriso, e soprattutto lui, Michele Bravi, al suo debutto cinematografico nei panni di Dude, una sorta di antagonista che in qualche modo rompe tutte le illusioni di Amanda. Mi sarebbe piaciuto vederlo in molte più scene, perché ha dimostrato di essere un ottimo artista a tutto tondo, calandosi benissimo e con grande intensità in un ruolo che è totalmente il suo opposto e smontando il pregiudizio secondo il quale ci si può limitare a un'unica forma d'arte. A suo dire tuttavia sta già lavorando ad altri progetti cinematografici, in uno dei quali, particolarmente importante, potrebbe avere un ruolo da protagonista, e io non vedo l'ora di scoprire di cosa si tratta.





-Una volta ho visto un cerbiatto su questa strada. Alle ragazze piace sempre un sacco questa storia.

-Tecnicamente non è una storia


Amanda non è un film per tutti,  ma merita senz'altro la visione, non solo per l'ottimo cast e le sequenze suggestive (per esempio vorrei fare tanti complimenti a chi ha fatto i primi piani di Dude, perché in quel momento mi è sembrato proprio di essere la protagonista e di guardarlo con i suoi occhi sentendo le stesse emozioni), ma anche per la delicatezza con cui affronta temi importanti quali il profondo senso di solitudine che pervade soprattutto i giovani, l'agorafobia e il disturbo della personalità borderline, di cui ancora si parla troppo poco, senza pedanteria. E quando tutto sembra complicarsi, ecco che subentrano l'ironia, la fantasia, la speranza e la consapevolezza che, se abbiamo un amico accanto, non è che tutto si risolva per magia, ma il mondo comincia a farci un po' meno paura e possiamo spingerci a fare cose che non avremmo mai immaginato.
Andate al cinema e date una possibilità a questo gioiellino chiamato Amanda, perché vale la pena. Faccio tanti complimenti a Carolina Cavalli e a tutto il cast.


Sto qui perché ho sempre sentito la mancanza di un'amica senza mai averne avuta una. E questa cosa non è possibile, lo capisci? Poi ho scoperto che da piccola un'amica ce l'avevo, ed eri tu. 


VOTO: 4/5




 






lunedì 17 ottobre 2022

Dante

 

TITOLO: Dante

ANNO DI PRODUZIONE: 2022

PAESE DI PODUZIONE: Italia

GENERE: Biografico, storico

CASA DI DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

REGIA: Pupi Avati

CAST:Sergio Castellitto, Alessandro Sperduti, Carlotta Gamba, Enrico Lo Verso, Nico Toffoli, Erika Blanc, Alessandro Haber, Mariano Rigilio, Paolo Grazioni, Leopoldo Mastelloni, Patrizio Pellizzi, Rino Rodio, Valeria D'Obici, Romano Reggiani, Giulio Pizzarini, Gianni Cavina, Milena Vukotic, Morena Gentili, Cesare Cremonini, Sofia Vittoria Renzi, Valentina P. Lombardi

DURATA: 94 Minuti

 

TRAMA

1350. Dopo la morte di Dante, Giovanni Boccaccio riceve il compito di consegnare alla figlia del sommo vate dieci fiorini "come riconoscimento tardivo dell'ingiustizia patita". Giovanni, grande ammiratore del poeta defunto, accoglie l'incarico con grande onore, mettendosi in viaggio lungo l'Italia nei luoghi attraversati dallo stesso Dante Alighieri  nel corso del suo lungo esilio. Durante il proprio cammino, Boccaccio, ripercorrerà i momenti più salienti della vita di  Dante, dall'incontro con  Beatrice fino all'amicizia con Guido Cavalcanti, dalle guerre fra bianchi e neri fino all'ingresso in politica come priore e all'esilio infinito. All'interno della trama appaiono dei personaggi che verranno poi inseriti nella Divina Commedia, da Paolo a Francesca al conte Ugolino, che vengono descritti sotto forma di racconto da Dante durante il suo peregrinare.

 

RECENSIONE

Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie.

Dopo il toccante Lei mi parla ancora, Pupi Avati si fa carico di portare sul grande schermo la vita di Dante Alighieri, il padre della lingua italiana, da lui molto amato. L'impresa nella quale Avati si è cimentato sembrava da subito una missione impossibile da realizzarsi. Ma così non è stato e Avati ci ha regalato la più ambiziosa e imponente delle sue opere.

Il film riprende il romanzo scritto dallo stesso regista : L'alta fantasia, il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante, che trae ispirazione dal libro scritto da Giovanni Boccaccio Trattatello in laude di Dante.  A rappresentare il giovane Dante Alighieri (che nel film viene interpretato in vari momenti della sua vita da attori diversi), è l'attore Alessandro Sperduti, mentre invece per interpretare Boccaccio, il regista bolognese, ha scelto Sergio Castellitto, che si è perfettamente calato nella sua parte.

    

 Donna - Scrivete un libro solo di morti?- Dante- Solo di morti.

In Dante il medioevo dantesco è ricostruito in ogni preciso dettaglio, a partire dalla scenografia fino ad arrivare alla ricostruzione della lingua dell'epoca. Per realizzare un lavoro così minuzioso, Pupi Avati ha consultato storici, linguisti e dantisti il che ha reso maggiormente credibile la rappresentazione cinematografica.  

La realizzazione di un film sulla vita di Dante poteva essere un grosso fiasco, ma così non è stato. Avati, mosso soprattutto dalla sua passione per il grande poeta, è riuscito a realizzare un' opera decisamente convincente dimostrando inoltre che come artista ha ancora qualcosa da dire.

In quel loro sguardo c'è l'emozione del mondo.

Voto: 4,5/5


 

 

 

 

 

sabato 15 ottobre 2022

Fullmetal Alchemist - Alchimia Finale

 

TITOLO: Fullmetal Alchemist - Alchimia Finale

TITOLO ORIGINALE: Hagane no Renkinjitsushi: Kanketsuhen - Saigo no Rensei

TITOLO IN KANJI: 鋼の錬金術師 完結編 最後の錬成

GENERE: avventura, fantasy, steampunk

ANNO: 2022

REGIA: Fumihiko Sori

CAST: Ryōsuke Yamada, Atom Mizuishi, Tsubasa Honda, Dean Fujioka, Misako Renbutsu, Ryuta Sato, Kanata Hōngo, Shinji Uchiyama, Mackenyu, Masaaki Uchino, Hiroshi Tachikawa, Keisuke Watanabe, Yuina Kuroshima, Toshio Kakei, Kōji Yamamoto, Chiaki Kuriyama, Yuki Yamada, Yukie Nakama, Jun Fubuki, Naohito Fujiki, Kaoru Okunuki, Kokoro Terada

PAESE: Giappone

DURATA: 125 minuti

DISTRIBUZIONE: Warner Bros

DISPONIBILITÀ: Netflix

TRAMA
 
Il lungo e complesso viaggio dei fratelli Elric si conclude con questo finale epico che li vede affrontare una minaccia misteriosa su scala nazionale.
 
RECENSIONE
 
Lei ha visto la Verità,
non è così?
 
La saga in live action di Fullmetal Alchemist giunge al termine raccontandoci in due ore gli eventi ai quali il secondo capitolo aveva dato inizio scaldando l'atmosfera e chiudendosi in grande stile. Dopo la ricerca della pietra filosofale e la comparsa di Scar, i protagonisti vanno alla piena scoperta del mondo che li circonda, rivelando segreti ancora più terrificanti.
 
Se nel precedente film abbiamo assistito ad un innalzamento della qualità della trama, dei personaggi e dell'espressione delle emozioni, nel terzo capitolo abbiamo un calo. Il secondo film ha raccolto in sé molti eventi della trama originale dandogli un giusto sviluppo, ma nella pellicola di cui qui trattiamo tale sviluppo non si mantiene. Si è cercato di raccogliere troppi elementi delle vicende che fanno muovere la storia, i quali vengono narrati in modo troppo sintetico, senza che si abbia modo di percepirli neanche di poco. Compaiono nuovi personaggi, il cui ruolo è di vitale importanza perché si giunga al fine della trama, però su di essi non c'è un approfondimento che vada oltre una bassa soglia. Inoltre, alcuni eventi risultano piuttosto forzati, tra cui la comparsa dell'homunculus Pride che avviene da così a così senza che ci sia una graduale scoperta della sua natura e vengono anche richiamati un paio di aspetti che erano già stati presentati nel primo film.
 
 Manca poco, ormai.
Sta arrivando l'eclissi.
 
Non che non ci siano momenti che emozionano, come il gran finale, però la narrazione non rende giustizia a essi, poiché non si percepisce bene l'evolversi degli eventi che portano a tali momenti. Si può dire che alcune delle poche cose che emozionano di questo film, e dell'intera trilogia insieme, siano la presa di vita dei personaggi con dei grandiosi cosplay, dei combattimenti sullo stile dell'anime e le scene più eclatanti, ma gli scarsi sviluppi non rendono un'ottima trasposizione. Come abbiamo detto per il film precedente, non è facile raccogliere così tante saghe del manga originale in poche ore, e il film conclusivo ne raccoglie in sé tante, anche più che ne La Vendetta di Scar.
Il live action di Fullmetal Alchemist, in conclusione, non è molto ben riuscito. Non emoziona più di tanto lo spettatore e perciò non si può che dargli un voto medio.

Aspetta il mio ritorno, Winry.
 
Voto: 3/5