lunedì 31 maggio 2021

"DENTRO", di Luca Carano

 


TITOLO: Dentro

AUTORE: Luca Carano

CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer

GENERE: Narrativa LGBT+ contemporanea

PAGINE: 226

DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 febbraio 2021

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 16,90



TRAMA



Chiara e Claudio hanno quasi trent'anni e si trovano a condividere un piccolo appartamento a Milano. Il loro rapporto è buono abbastanza da far funzionare una convivenza, ma non a sufficienza da raccontarsi ogni più intimo segreto. Le cose cambiano quando l'Italia viene dichiarata zona rossa e la pandemia li confina tra quattro mura. Nei 77mq della loro casa, ogni equilibrio è messo alla prova, tra noia, preoccupazioni, crisi economica e astinenza da condividere a forza con un semisconosciuto. Ci sono tutti gli ingredienti perché nasca una storia d'amore che lascia senza fiato, se non fosse per un piccolo problema: Chiara e Claudio sono entrambi gay. Ma quando i due si spogliano delle etichette che per una vita hanno difeso, si trovano a fare i conti con ciò che hanno davvero dentro. Con la fine del lockdown, gli spifferi di normalità si insinuano nel loro microcosmo: il mondo li costringe a definire l'indefinibile, a gestire al meglio ciò che potrebbe trasformarsi in una relazione tossica. A capire se sono cambiati sia dentro che fuori. 



RECENSIONE



In lockdown si deve sottostare a regole che non abbiamo nemmeno accarezzato l'idea di imparare. Non si può conoscere nessuno, per esempio, e allo stesso tempo non si può neanche lasciare nessuno. Io invece corro il rischio di dover fare entrambe le cose.



A volte persino in un momento di crisi può nascere un'ispirazione creativa da non sottovalutare. È il caso del giovane Luca Carano, classe 1995, che nel marzo dell'anno scorso, in pieno lockdown, ha creato Dentro, la prima audioserie italiana formato podcast interpretata dai talentuosi Matilda De Angelis (vincitrice del David di Donatello 2021 come Miglior Attrice Non Protagonista) e Federico Cesari (il Martino di Skam Italia), e successivamente ne ha tratto un romanzo. I protagonisti sono Chiara e Claudio, due milanesi d'adozione quasi trentenni che sono fuggiti da situazioni familiari complicate e condividono da più di un anno l'appartamento senza conoscersi davvero. Tutto cambia quando il presidente del consiglio annuncia il lockdown nazionale, invitando la popolazione a evitare gli spostamenti salvo per questioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute. Poco a poco, complice la clausura, i due ragazzi cominciano ad aprirsi l'uno con l'altro, svelandosi la propria omosessualità, e ben presto, con loro sommo stupore, subentra un'attrazione irresistibile. Ma quando il lockdown volge al termine, le cose si complicano.

Dentro è un libro davvero carino, scritto con uno stile schietto, brillante e irriverente. Nella prima parte riprende le sei puntate del podcast, mentre nella seconda svela che cos'è accaduto nell'estate dopo la quarantena ai protagonisti. Chiara e Claudio  sono ben delineati, hanno un mondo interiore complesso e un bagaglio di errori lungo come un treno. Sono l'antitesi della perfezione, ma è proprio questo a renderli veri, a far di loro un simbolo della generazione millennial, e sebbene non sia riuscita ad entrare del tutto in sintonia con loro come invece è accaduto nel podcast, mi sono ritrovata a soffrire per alcuni episodi del loro passato e immediato presente.

Nella storia vengono affrontati, con freschezza e naturalezza, temi come il difficile rapporto con i genitori, i timori legati al mondo del lavoro e i problemi d'amore. Viene fuori il ritratto di giovani che sentono dentro un gran vuoto da riempire, che si ritrovano allo sbando in un mondo che cambia all'improvviso ribaltando tutte le certezze, costringendoli a sentire la mancanza di tutte quelle cose che prima della pandemia, ingenuamente, davano per scontate. Il ritratto di giovani schiacciati dalle aspettative degli altri che odiano i luoghi comuni e le etichette, sebbene riconoscano che queste ultime non sempre rappresentano inutili pregiudzi, anzi in alcuni casi posso addirittura aiutare a definire chi sono davvero.





L'amore è che hai voglia di dormire, hai sonno, ma non vuoi farlo da sola, sei disposta a uscire di casa e fare cento chilometri col sonno pur di dormire con quella persona lì, solo dormire.



Il libro è raccontato in prima persona dalle voci alterne di Chiara e Claudio, e per tutto il tempo i lettori sono spinti a chiedersi qual è la vera natura del loro rapporto. Che sia un amore tossico o una semplice trombamicizia, è lasciato tutto all'interpretazione individuale. Inoltre, sebbene il romanzo si proponga di concludere l'audioserie, di fatto la storia non finisce completamente. Il finale è aperto, o meglio spalancato, e lascia in sospeso troppe questioni che avrebbero meritato un maggiore approfondimento. La mia speranza è che l'autore, sicuramente da tenere d'occhio, decida di scrivere un sequel, e qualora voleste leggere questo gradevole romanzo d'esordio, consiglio di ascoltare il podcast omonimo su Spotify. Sono certa che vi innamorerete anche voi delle voci di Matilda e Federico, che conferiscono alla storia quel tocco di magia e fascino in più.



-E quindi fanculo le etichette, no? Sono parole tue.

-È che a volte servono anche quelle, amore mio. Sennò va a finire che ti mangi la roba scaduta.



VOTO: 3/5













venerdì 28 maggio 2021

Minari

 

TITOLO: Minari

GENERE: Drammatico

ANNO DI PRODUZIONE: 2020

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti

CASA DI DISTRIBUZIONE: Plan B Entertainment

REGIA: Lee Isaac Chung

CAST: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan S. Kim, Noel Kate Cho, Yoon Yeo-jeong, Will Patton, 

Scott Haze, Jacob Wade

DURATA: 115 Minuti 

 

TRAMA

  A metà degli anni Ottanta David, un bambino coreano-americano di sette anni, vede la sua quotidianità gettata alle ortiche quando il padre decide di trasferirsi con tutta la famiglia nelle campagne dell'Arkansas per guidare una propria fattoria e concretizzare il suo sogno americano.

RECENSIONE

Abbiamo detto di volere un nuovo inizio, è questo!

Jacob, Monica e i loro due figli si  trasferiscono dalla California in Arkansas per realizzare il sogno di Jacob di coltivare ortaggi coreani e venderli ai suoi conterranei immigrati negli USA. La casa in cui si trasferiscono cade a pezzi  e il terreno non ha sistema di irrigazione adatto per coltivare. In più, Jacob ha lasciato il suo lavoro di sessatore di pulcini per poter realizzare il suo sogno e Monica teme che ben presto avranno bisogno di molti soldi per poter pagare le cure per la malattia cardiaca della quale il loro figlio più piccolo soffre. Per aiutare la famiglia, dalla Corea arriva la nonna che possiede un carattere singolare, ma la sua presenza stravolgerà i già precari equilibri famigliari. Con i suoi modi inusuali riuscirà ad attrarre l'attenzione del suo piccolo nipotino e a far riscoprire alla propria famiglia l'amore che la unisce.

Il minari è una tipica erba aromatica coreana, una sorta di prezzemolo piccante, che può essere coltivata ovunque e rappresenta simbolicamente la resilienza e l'amore per le proprie radici famigliari. Da questo significato deriva il titolo del film di Lee Isaac Chung e rappresenta il messaggio che il film vuole trasmettere.

Minari parte dall'interessante idea di rappresentare il senso di smarrimento che si ha quando si vive lontani dalle proprie radici attraverso i drammi personali di una famiglia di coreani immigrati. Nonostante l'idea iniziale sia interessante e la pellicola abbia un buon inizio, durante tutto il resto della durata del film questa tematica non viene sviluppata in maniera convincente e sembra quasi che il film si perda dentro se stesso finendo per indebolire l'interesse dello spettatore.

  

Papa coltivera un campo gigante!

 Il film possiede la consueta lentezza dei film orientali ma nel caso di Minari questa caratteristica risulta poco efficace e contribuisce a indebolire la trama che sembra sempre in procinto di arrivare ad un punto di evoluzione della storia al quale però non arriva mai. Nella pellicola, i problemi sociali vengono mostrati all'interno del nucleo familiare e il razzismo della società statunitense verso gli orientali viene a malapena abbozzato in poche scene.

Un grande plauso va al cast di Minari tra i quali è presente un eccelso Steve Yeun che con questa notevole interpretazione riesce a togliersi di dosso definitivamente lo spettro di Glenn, il personaggio della serie The Walking Dead che lo ha fatto conoscere al grande pubblico televisivo. Molto brava anche Yoon Yeo-jeong,   perfettamente in grado di saper incarnare la sensibilità della nonna dal lei interpretata.

Minari si può considerare in tutti sensi un'occasione persa. Lee Isaac Chung aveva davvero tutte le carte per realizzare un progetto originale ma alla fine ha confezionato un film sull'immigrazione negli Stati Uniti riproponendo un tipo di storia già vista in tante altre pellicole di questo genere, lasciandoci davvero l'amaro in bocca per un'occasione perduta.

 Il minari cresce ovunque, come le erbacce. Così chiunque può raccoglierlo e mangiarlo. Ricco o povero che sia, chiunque può cibarsene ed essere in salute. Il minari può essere utilizzato nel kimchi, nello stufato, nella zuppa. Può essere una medicina se sei malato. Minari is wonderful, wonderful!


Voto: 2/5



 

 


 

 

 

 

giovedì 27 maggio 2021

"La danza degli dèi", di Aurora R. Corsini

 


TITOLO: La danza degli dèi

SAGA; Bacio immortale #2

AUTORE: Aurora R. Corsini

CASA EDITRICE: Triskell Edizioni

GENERE: Urban fantasy contemporaneo con romance FM ed elementi LGBT+

PAGINE: 366

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 ottobre 2020

PREZZO EBOOK: € 5,99 (Gratis con Kindle Unlimited)

PREZZO CARTACEO: € 15,00



TRAMA


Abbandonata la Spagna per Parigi, Penny, Valo e Atena si sentono al sicuro, certi che la terribile minaccia che incombe su di loro non potrà spezzare il loro legame. Ma sebbene lontano nel tempo, l’Olimpo influisce ancora sulla loro vita. Sulle coste del Mediterraneo, nuove e antiche alleanze cominciano a delinearsi, e mentre Penny deve accettare i suoi nuovi poteri e l’imperscrutabile Ermes osserva i partecipanti all’antica Danza messa in moto secoli prima dal potente Zeus, Valo è chiamato a fare una scelta che influirà sul futuro del suo rapporto con la giovane mortale.



RECENSIONE



Non si sarebbe arresa al dolore; non era più la ragazza che si era rinchiusa per mesi in una stanza agognando la morte, era cambiata. Era la figlia di una dea, aveva risucchiato l'energia di un'immortale furiosa. Era forte.


Oggi torno a parlarvi di Bacio immortale, la trilogia tutta italiana dedicata alla mitologia greca. A distanza di tre mesi dalla fine del primo capitolo, Penny, Valo e Atena vivono in uno splendido appartamento a Parigi, dove la giovane mortale ha cominciato a imparare a usare i suoi nuovi poteri. Ma lo stato di quiete in cui si ritrovano viene interrotto quando Atena, durante una perlustrazione, si imbatte nel dio Zefiro in fin di vita, che le rivela un'importante verità: Poseidone, il solo che possa contrastare la terribile Hera, è ancora vivo. Per scoprire dove si trova, Valo è costretto suo malgrado a prendere una decisione che, pur garantendogli le informazioni necessarie, finisce per incrinare il suo rapporto con Penny. Tuttavia la danza degli dèi non aspetta nessuno, e così,mentre Atena accompagna Zefiro nel suo ultimo viaggio, i due innamorati in crisi partono alla volta della Svizzera, a casa di Ermes, ignari dei nuovi pericoli che li attendono al varco.

Il secondo libro di una trilogia è sempre il più difficile da scrivere, perché deve dimostrarsi all'altezza del suo predecessore e preparare il terreno per il gran finale. Ebbene, con La danza degli dèi l'autrice si è superata, e ci ha regalato un secondo capitolo davvero eccellente. Ognuno dei protagonisti vive sulla propria pelle un'evoluzione. Penny non è più la ragazza fragile del primo romanzo, e nonostante i dubbi e le incertezze è ormai ben avviata nel viaggio in costruzione che la porta ad abbracciare passo dopo passo la sua vera natura. Anche Atena è più forte, mentre Valo si ritrova faccia a faccia con i propri errori e con il lato più umano e sensibile della sua personalità. Sarebbe stato fin troppo semplice approfittare della crisi di coppia per inserire l'ennesimo triangolo, ma per fortuna questa parentesi dominata da paure e gelosie è stata trattata semplicemente come un'occasione per capire cosa significa davvero amare ed essere amati. Per quanto riguarda il resto del cast, ai volti già noti, che vengono approfonditi, si aggiungono tante figure mitologiche interessanti, pronte a prendere posizione sulla grande scacchiera comincia a delinearsi. Ma la vera star di questo libro è Ermes, un personaggio ambiguo e affascinante del quale sembra impossibile riuscire a fidarsi, ma che sotto la superficie nasconde un cuore buono e generoso, alimentato dall'affetto per le ninfe, sue figlie adottive, e soprattutto dall'amore tanto irrazionale quanto impossibile che lo lega all'umano David, al quale è dedicato il meraviglioso racconto in appendice. Uno splendido regalo per tutte le persone che amano da sempre questi due personaggi.






Non ti ho mentito perché sei un uomo di valore e meriti solo la verità da me. Ti ho desiderato dal principio, così come tu hai desiderato me. Ma mi basterebbe un bacio per ucciderti e odierei me stesso per l'eternità, se prendessi la tua vita. 



Questo secondo capitolo è un vero e proprio viaggio, sotto molti punti di vista: è un viaggio in luoghi reali, da Parigi alle meravigliose rovine di Paestum passando per una villa isolata tra le Alpi svizzere; un viaggio nel mondo degli immortali; un viaggio di formazione; un viaggio nei sentimenti. È come una danza, che comincia piano piano in un'atmosfera quasi idilliaca per poi trasformarsi in una ridda sfrenata di tensione, suspense e duelli all'ultimo sangue. Ed è proprio questo il maggiore punto di forza di La danza degli dèi: un pathos di grande intensità che tiene col fiato sospeso fino alla fine e che all'improvviso ti pugnala dritto al cuore, facendolo sanguinare e spingendoti a piangere anche l'acqua del battesimo, fino a farti desiderare di rincorrere l'autrice con i forconi (non lo farei mai, giuro!). Per questa ragione, consiglio ai lettori più sensibili di preparare una scorta abbondante di fazzoletti prima di intraprendere la lettura, e soprattutto di NON leggerlo subito dopo La canzone di Achille di Madeline Miller. Se invece volete fare i masochisti accomodatevi pure, ma poi non ditemi che non vi avevo avvertito.

Scherzi a parte, faccio tanti complimenti all'autrice per il mondo che ha creato, e aggiungo che non vedo l'ora di tornare a parlarvi di questa trilogia. Ci aspetta ancora il gran finale.



Ogni essere, umano o immortale, possiede un animo complesso e inviolabile. Nemmeno noi immortali siamo in grado di conoscere fino in fondo qualcuno, ci sfuggirà sempre almeno un dettaglio.



VOTO: 5/5












mercoledì 26 maggio 2021

Raya e l'Ultimo Drago

 

TITOLO: Raya e l'Ultimo Drago

TITOLO ORIGINALE: Raya and the Last Dragon

GENERE: animazione, azione, avventura, fantastico

ANNO: 2021

REGIA: Don Hall, Carlos Lòpez Estrada

PAESE: Stati Uniti

DURATA: 107 minuti

PRODUZIONE: Walt Disney Studios

DISPONIBILITA': Home Video

PREZZO

dvd: 12,59 euro
blu-ray: 17,99 euro

TRAMA

Un tempo, nel fantastico regno di Kumandra, umani e draghi vivevano in armonia. Quando le forze del male giunsero a minacciarla, i draghi si sacrificarono per salvare l'umanità. Oggi, a distanza di 500 anni, quelle stesse forze maligne sono tornate, e spetta a Raya, giovane guerriera solitaria, trovare l'ultimo leggendario drago per riunire i regni e le popolazioni, divisi da tempo.

RECENSIONE

So a che state pensando. Un cavaliere solitario, un mondo distopico, una terra devastata.
Cos'è stato a lacerare questo mondo?

Con Oceania avevamo conosciuto Vaiana, principessa del mondo insulare polinesiano, e questa volta la Disney ci fa scoprire una nuova principessa sullo sfondo del Sud-Est Asiatico (anche se, effettivamente, il contesto è immaginario), Raya, con la quale la produzione cerca, ancora una volta, di sfondare nel mondo orientale.

Ci siamo già accorti che le principesse Disney delle ultime generazioni non sono più le stesse di un tempo, che quelle passate cercavano il principe azzurro, oppure lo trovavano pur non desiderandolo. Ad ogni nuova principessa troviamo un'icona femminile sempre più matura, autonoma e indipendente. La cosa che contraddistingue Raya dalle precedenti è che non è dotata di un animo candido e ingenuo. Lei, come Elsa, ha i suoi demoni, ma non si lascia sopraffare da essi, e cerca, in qualche modo, di gestirli. Come Vaiana agisce autonomamente, ma ha più esperienza e maggiori strumenti. Però, ciò che, più di tutto, la rende diversa, è che non ha una visione pura e innocente della realtà; lei ragiona con un pizzico di cinismo e scetticismo, con lo spirito di un cavaliere solitario, sempre all'erta. La storia che viene raccontata dal film si basa molto sulla fiducia, che la ragazza dovrà imparare ad avere nei confronti degli altri, e che la pellicola non manca di metterne, anche se con la tipica leggerezza disneyana, la difficoltà ad adempiervi, poiché non è sempre facile comunicare e comprendersi a vicenda.

 Non so perché scelsero me. 
Poteva essere chiunque di noi.
So solo che io mi fidavo di loro, e loro si fidarono di me. 
 
E' notevole che questo sia il primo film con una principessa ufficiale in cui sono assenti le canzoni, a parte Lead the Way, alias Scegli, dei titoli di coda, cantata, in lingua originale, da Jhené Aiko, e, in italiano, da Camille Cabaltera. Raya non ha una sua canzone in cui esprime i suoi sentimenti o i suoi sogni, un aspetto che ha caratterizzato molto le principesse fino a oggi, come ci ha fatto notare Ralph Spaccainternet, in cui compaiono tutte le principesse del franchise animate in CGI. Oltretutto, in quest'opera, l'amore viene esplorato sulla dimensione dell'amicizia, ma non amicizia tra uomo e donna, come tra Vaiana e Maui, con i quali si è superato lo standard secondo cui tra maschio e femmina finisce sempre in modo romantico, è amicizia tra consessi. Se in Frozen avevamo scoperto l'amore tra sorelle, e in Ribelle quello tra madre e figlia, qui, invece, abbiamo l'amore fra amiche. In sintesi, Raya è fuor di dubbio una principessa che si distingue dalle altre, ha degli aspetti in comune con esse, ma li presenta in forma evoluta, e anche dei tratti originali. In merito al messaggio della fiducia, il punto di forza di Raya è che ha un buon giudizio, e non si fida ciecamente del prossimo. Ciononostante impara che, a volte, la fiducia è l'unica soluzione, e ad insegnarglielo sarà Sisu, che è la perfetta incarnazione del concetto di fiducia, anche se, per la maggior parte del tempo, la fiducia della stessa Sisu appare ingenua e sempliciotta. Raya e l'Ultimo Drago è un film fantastico e innovativo, è riuscito a creare una protagonista diversa dalle altre, più sicura di sé, ma anche più consapevole.
 
Non c'è bisogno di poteri, ma solo di fiducia.

Voto: 5/5



domenica 23 maggio 2021

Il traditore

 

TITOLO: Il traditore

GENERE: Drammatico, biografico, gangster

ANNO DI PRODUZIONE: 2019

PAESE DI PRODUZIONE: Italia, Francia, Germania, Brasile

CASA DI DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

REGIA: Marco Bellocchio

CAST: Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Maria Fernanda Candido, Fabrizio Ferracane, Fausto Russo Alesi, Goffredo Maria Bruno, Nicola Calì, Giovanni Calcagno, Bebo Storti, Gabriele Cicirello, Paride Cicirello, Elia Schilton, Alessio Praticò, Pier Giorgio Bellocchio, Rosario Palazzolo, Antonio Orlando,  Fabrizio Romano, Pippo Di Marca, Marilina Marino, Maria Amato

DURATA: 148 Minuti

 

RECENSIONE

Nei primi anni '80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo del traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come il "Boss dei due mondi", fugge per nascondersi in Brasile e da lontano assiste impotente all'uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo; ora lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: decide di incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l'eterno voto fatto a Cosa Nostra.

 

TRAMA

 Ho più paura dello Stato che della mafia.

Inizio anni 80'. Trasferitosi in Brasile per occuparsi degli interessi di Cosa Nostra, Tommaso Buscetta (Favino) si ritrova momentaneamente al riparo dalla faida scatenata dal corleonese Totò Riina (Calì) contro il palermitano Stefano Bontate (Bruno), che vede tra le vittime mietute anche due figli di Buscetta (G. Cicirello e P. Cicirello) e altri suoi famigliari, ma non il braccio destro di Bontate, Salvatore "Totutccio" Contorno (Lo Cascio). La situazione fa perdere importanti protezioni a Buscetta, che viene arrestato e estradato in Italia nel 1984 dopo un tentativo di suicidio. L'incontro con il giudice Falcone (Russo Alesi) lo spinge a collaborare con la giustizia, come farà anche Contorno, e saranno loro i principali testimoni nel maxi-processo del 1986, dove si troveranno di fronte ai loro ex compagni come Pippo Calò (Ferracane) e Luciano Liggio (Pirrotta). Mandato sotto protezione negli Stati Uniti con sua moglie Maria Cristina (Candido) e i loro figli, mentre in Italia vengono uccisi i suoi parenti incensurati, Buscetta decide di tornare in Italia dopo l'uccisione di Giovanni Falcone per testimoniare al processo Andreotti, dove però l'avvocato Coppi (Storti) riesce a metterlo in difficoltà attaccando la sua dubbia moralità. Tornerà negli Stati Uniti stanco e sfiduciato in attesa della morte.

Dopo aver affrontato la storia del caso Moro in Buongiorno, notte, Marco Bellocchio torna di nuovo ad affrontare la storia recente italiana. E lo fa riportando alla ribalta la storia dell'ex criminale Tommaso Buscetta, interpretato da un magistrale Pierfrancesco Favino e i processi di mafia. Bellocchio, riesce a non cadere nella retorica del confronto tra bene e male realizzando una rappresentazione realistica di Buscetta e mettendo soprattutto in evidenza l'ambiguità del personaggio. 

Il traditore racconta soprattutto i fatti che sono di pubblico dominio, come ad esempio gli interrogatori tra Giovanni Falcone e Buscetta. Senza alcun dubbio, in questo film ci troviamo dinanzi alla più grande interpretazione e alla definitiva consacrazione di un grande attore come Favino, che è riuscito nel complesso compito di rappresentare un uomo come Buscetta, e infatti ha meritatamente vinto il David di Donatello nell'edizione dello scorso anno.

 

 Io non ti odio, signor Riina. Se ti odiassi ti farei un favore. Tu per me non esisti.

 Bellocchio è riuscito a rappresentare Buscetta eliminando qualsiasi clichè e senza eroizzarlo, anzi, spesso la pellicola ci mostra un Buscetta che dice di fare tutto questo per salvare l'onore della vecchia mafia. La regia di Bellocchio è molto teatrale è riesce a dirigere gli attori in maniera esemplare. Grazie alla sua grande esperienza inserisce nella pellicola certi elementi al momento giusto, come ad esempio l'utilizzo del Va pensiero di Giuseppe Verdi durante la sentenza del Maxiprocesso,  è una scelta registica perfetta perché da un senso di teatralità molto forte e riesce a fa comprendere la rilevanza storica di quel momento.

Il Traditore è sicuramente una delle migliori pellicole sulla mafia mai realizzate in Italia. Il film, grazie ad un ottima sceneggiatura, riesce a raccontare in maniera perfetta quello che ad oggi è il più grande processo contro la mafia della storia e che ha definitivamente dimostrato l'esistenza del sistema mafioso.

 Dott. Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io.


Voto:4,5/5



 

 

sabato 22 maggio 2021

"MORDERE LA NEBBIA", di Alessio Boni

 


TITOLO: Mordere la nebbia

AUTORE: Alessio Boni

CASA EDITRICE: Solferino

GENERE: Autobiografico

PAGINE: 208

DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 marzo 2021

PREZZO EBOOK: € 9,99

PREZZO CARTACEO: € 17,50



TRAMA



Quale storia può mettere insieme Giorgio Strehler e un sassofonista senza labbra? Questa. È la storia che Alessio Boni decide di raccontare a suo figlio Lorenzo, che ha appena spalancato gli occhi sul mondo, nello sterminato silenzio che avvolge la campagna. L’avventura di un ragazzo che si sentiva stretto nella vita disegnata per lui dal destino, nella piccola borghesia bergamasca, e che attraverso tentativi, errori e sacrifici ha scoperto e inseguito la sua vocazione di attore. Il percorso di un uomo che ha imparato a conoscere se stesso anche attraverso i personaggi interpretati sulla scena e sullo schermo, da Don Chisciotte a Caravaggio, da Ulisse al principe Bolkonskij. L’esperienza di un cittadino del mondo che ha deciso di incontrare vite lontane: quelle di chi lotta ogni giorno in condizioni estreme, nei luoghi che Alessio ha visitato insieme alle missioni umanitarie, dal Brasile al Malawi e da Lesbo a Haiti. Così questo racconto ci porta dai palcoscenici ai campi profughi, dal Festival di Cannes all’inferno di un lebbrosario a Belo Horizonte, nella costruzione instancabile di un grande affresco umano. 



RECENSIONE



Non c'è niente di più umano che voler conoscere e andare oltre, aggredendo gli ostacoli che si interpongono sul nostro cammino. Mordendo la nebbia.



Un quindicenne in sella al motorino che costeggia il lago d'Iseo inghiottito dalla nebbia. È stata quest'immagine a dare un titolo all'autobiografia di Alessio Boni, uno dei migliori attori nel panorama italiano, nonché uomo di grande cultura, intelligenza e umanità.  Due giorni fa ho avuto il piacere di vederlo e ascoltarlo alla presentazione presso il Circolo dei Lettori di Torino, e l'esperienza mi ha fatto apprezzare ancora di più sia lui sia questo suo primo libro. Scritto con uno stile diretto ed elegante che per certi versi mi ha piacevolmente ricordato Angela e D'Avenia, l'artista ha voluto raccontare il suo percorso, partendo dall' adolescenza claustrofobica a Villongo, nel bergamasco, per poi passare alla folgorazione che lo ha spinto a voler fare l'attore nonostante la disapprovazione paterna, ai suoi primi passi nel mondo del teatro sotto l'ala del compianto Strehler e alla grande svolta professionale avvenuta con La meglio gioventù nei panni di Matteo Carati, a oggi il ruolo che più di ogni altro gli è rimasto nel cuore. Pagina dopo pagina si susseguono numerosi aneddoti legati ad alcune delle interpretazioni più memorabili e i diversi modi in cui si è approcciato a personaggi immaginari e storici. Al percorso artistico naturalmente si accompagna il pecorso umano: Alessio ha infatti dedicato molto spazio alle missioni umanitarie a cui ha preso parte nel corso degli anni in luoghi come Lesbo, Haiti, il Brasile e il Malawi, senza fronzoli o censure di alcun tipo, descrivendo con forte empatia tragedie e condizioni atroci che sembrano non lasciare scampo. Il suo desiderio d'incontrare vite lontane gli ha fatto conoscere occhi sorridenti, ma anche situazioni di sofferenza al limite del disumano che non ha mai cessato di cercare. Tutto questo può apparire masochista, ma come spiega Alessio, si tratta della necessità di conoscere il dolore, per scandagliare le persone che si incontrano fino ad arrivare alla loro essenza.





Il coraggio è una qualità che amo particolarmente e che ammiro quando la trovo in un essere umano. Dal latino cor habeo, <<avere cuore>>, a differenza di altre caratteristiche, non ha nulla a che vedere con il luogo in cui si è nati, con lo status, con l'ambiente in cui si è cresciuti. Quale che sia la propria origine, anche se disperata, si può sempre trovare il coraggio di prendere un'altra direzione.



Come nel caso di Cervello ribelle, di cui vi ho parlato il mese scorso, questo librò è ben più di una semplice autobiografia: l'artista lo ha scritto per suo figlio Lorenzo, in modo da fornirgli risposte alle future domande sul senso dell'esistenza ricostruendo il tratto di cammino fin qui percorso. Per lui non desidera un grande destino, ma la possibilità di essere libero e felice attraverso i suoi strumenti e le sue scelte. Perchè nella vita, spiega Alessio, soltanto due cose non si possono scegliere: la famiglia e il luogo in cui si nasce. Tutto il resto dipende da noi, dalla fedeltà ai nostri sogni e dal coraggio di seguirli, di andare avanti e spingersi oltre.

Per lasciare questo messaggio si affida a due magnifici personaggi letterari (da lui interpretati) che considera da sempre le sue stelle polari: Ulisse e Don Chisciotte. Quest'ultimo merita una menzione speciale, perché prima dell'arrivo del Covid-19 aveva iniziato a portarlo in scena nei teatri italiani. Il mio augurio è che Alessio possa riproporlo a più presto, incontrando gli occhi rapiti e attenti del pubblico e ricevendo tanti applausi, simbolo di gratitudine e di contatto umano. Come lui stesso ha detto alla presentazione, in futuro potranno esserci altri TikTok, Facebook, Instagram o Netflix, ma il teatro...il teatro non morirà mai.



Credo che la sera, quando gli occhi di Lorenzo si chiudono per il sonno, gli narrerò le gesta di un re che ha lasciato tutto per seguire <<virtute e canoscenza>>. Oppure gli racconterò di quell'hidalgo della Mancha che, in sella a un ronzino smagrito, ha seguito il sogno per molti impossibile della giustizia.



VOTO: 4,5/5











venerdì 21 maggio 2021

The Promised Neverland (anime - stagione 2)

TITOLO: The Promised Neverland

TITOLO ORIGINALE: Yakusoku no Nebaarando

TITOLO IN KANJI: 約束のネバーランド

TARGET: Shonen

GENERE: Azione, Fantascienza

ANNO: 2021

REGIA: Mamoru Kanbe

PAESE: Giappone

DURATA: 11 episodi (completa)

PRODUZIONE: CloverWorks

DISPONIBILITA': Amazon Prime Video

TRAMA

Quindici bambini sono fuggiti dalla Grace Field House, un falso paradiso, nella speranza di avere una possibilità di libertà. Il mondo esterno è così bello, eppure è anche davvero pericoloso e crudele da affrontare. Saranno guidati solo da un messaggio di Minerva e da una penna che Norman ha lasciato dietro di sé.

RECENSIONE

Quando nessuno dei due fronti ne poteva più, arrivò una proposta da parte degli umani:
"Facciamo una promessa: gli esseri umani non daranno più la caccia ai demoni,
che faranno lo stesso a loro volta. Dividiamoci il mondo."

Abbiamo già visto la prima stagione di The Promised Neverland, e quest'anno, grazie ad Amazon Prime Video, gli orfani di Grace Field ritornano in undici nuovi episodi. Eravamo rimasti coi ragazzini che sono riusciti a fuggire dall'orfanotrofio, salvandosi dal pericolo di finire al macello. Ora che hanno conquistato la libertà, li aspettano pericoli e verità forse peggiori, che dovranno affrontare per creare un mondo in cui potranno vivere e crescere.

Premettendo che la sottoscritta non ha letto il manga (ancora), la serie, nonostante le critiche di molti ammiratori puristi che conoscono le vicende della storia cartacea, è ad un buon livello, ma, tuttavia, non al pari della prima. Gli eventi sono raccontati e sviluppati bene, però si sarebbero potuti avere degli sviluppi migliori di così. Ci sono delle parti che vengono date per scontate e dei passaggi troppo rapidi. La trama avrebbe potuto essere più approfondita se, a questi aspetti, si fosse lasciato spazio in questa stagione, e se si fosse meditato di fare una terza serie in cui sviluppare la parte conclusiva, oppure se non si fosse fatto l'episodio extra riassuntivo degli eventi precedenti (che in italiano non è stato doppiato), in modo che avanzasse una puntata in cui raccontare meglio la fase di chiusura delle avventure di Emma e dei suoi amici.

Voi non lo trovate ingiusto? Perché dovremmo essere mangiati solo noi?
Quella sensazione non lascia mai il mio corpo e la mia mente.
La sensazione di ciò che mi hanno fatto a Lambda.
Giorno per giorno, per noi c'era solo l'Inferno.

Al culmine degli eventi vengono mostrate delle scene che lasciano intendere che ci saranno degli ulteriori sviluppi, ma tali sviluppi vengono raccontati in modo rapido negli ultimi minuti, dando tutto come già predisposto. La prima metà è ben riuscita, ma nella parte successiva, sebbene sia buona, tutto viene narrato in modo frettoloso.

Anche se sarà difficile, cercheremo di cambiarlo.
Il nostro destino come questo mondo.
Diventiamo liberi insieme.

Voto: 3/5




 

mercoledì 19 maggio 2021

Rifkin's festival


   

TITOLO: Rifkin's Festival

GENERE: Commedia sentimentale

ANNO DI PRODUZIONE: 2020

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti, Spagna, Italia

CASA DI DISTRIBUZIONE: Vision Distribuition, Wildside

REGIA: Woody Allen

CAST:  Wallace Shawn, Louis Garrel, Christoph Waltz,  Elena Anaya, Gina Gershon, Sergi Lopez, Steve Guttenberg, Richard Kind, Nathalie Poza, Enrique Arce, Damian Chapa, Georgina Amoròs, Douglas McGrath, Tammy Blanchard, Bobby Slayton, Ken Appledorn.

DURATA: 92 minuti

 

TRAMA 

Mort Rifkin e Sue sono una coppia appassionata di cinema. Quando lui inizia a sospettare di una possibile relazione di Sue con un giovane regista, decide di fare un viaggio, così da liberarsi anche del terribile blocco creativo che gli impedisce di portare a termine il suo primo libro. Durante il viaggio, grazie ai film e alla nuova visione della vita che questi gli conferiscono, Mort trova una nuova speranza per il futuro.


RECENSIONE

-Philipe è anche un ottimo suonatore di Bongo. Non è eccitante?   -Più di quando Neil Amstrong camminò sulla luna. 

Mort Rifkin teme di soffrire di cuore da quando ha lasciato New York, per accompagnare sua moglie a San Sebastiàn. L'occasione è il festival intenazionale del cinema. Tra cocktail e proiezioni, il carosello festivaliero accelera la crisi di coppia che i due attraversano. Fermi ad un bivio da un lasso di tempo troppo lungo, Mort e Sue non si intendono più. Lui, ex professore di cinema, prova a scrivere il romanzo della vita, lei, press agent, si lascia sedurre da un regista francese vanesio convinto di risolvere con l'arte il conflitto israelo-palestinese. A complicare le cose si aggiunge la cardiologa cinefila che cura l'ipocondria di Mort, risvegliandolo dal suo stato di torpore. Menzogne, tradimenti, conquiste, fallimenti, la materia perfetta di cui  parlare con il proprio psicologo.

Dietro  l'ex professore Mort Rifkin, il protagonista interpretato da Wallace Shawn, si cela la figura di un intellettuale pessimista, cinico, logorroico ma anche malinconicamente romantico, che riprende una tipologia di personaggi già apparsi in svariate pellicole di Woody Allen. In Rifkin's Festival sono presenti molte citazioni di classici del cinema come Quarto potere, Il settimo sigillo, L'angelo sterminatore, Il posto delle fragole, 8 e mezzo, Fino all'ultimo respiro e Jules et Jim. Sono i film con il quale Allen si è formato come cineasta e qui vuole dimostrare quanto i classici siano sempre attuali.

Rifkin's Festival rappresenta un elogio alla leggerezza e una critica ad un certo tipo di intellettuali che si prendono troppo sul serio. Come ha già fatto in pellicole quali Midnight in Paris, Woody Allen idealizza la romanticità di una città come San Sebastiàn, rappresentando ancora una volta tutta la passione che nutre per la bellezza e la cultura del continente europeo. 

  

Di che cosa parliamo? Questo è tutto ciò che esiste o c'è di più? 

Come spesso accade nelle sue pellicole, Woody Allen vede nel protagonista maschile se stesso e spesso anche in maniera autocritica. In Rifkin's Festival si nota l'abilità di Allen ad affrontare argomenti complessi ed esistenziali in maniera semplice ed ironica. Ma forse eccede nel mettere troppo di se stesso nel personaggio di Mort, così ripetendo un copione già visto in molti suoi film.

Ma Woody Allen è, per nostra fortuna, sempre Woody Allen e i suoi film rimangono godibili e divertenti  e anche Rifkin's Festival non sfigura in questa compagnia. Utilizzando la leggerezza come ingrediente principale, la pellicola di Allen riesce ad essere originale e romantica senza mai essere scontata né banale.

Io non faccio che discutere di che cosa voglio, chi sono, chi sono nel mondo?


Voto: 3,5/5


 

 


 

 


lunedì 17 maggio 2021

"ROSSO, BIANCO E SANGUE BLU", di Casey McQuiston (Giornata mondiale contro l'omobitransfobia)

 


TITOLO: Rosso, bianco e sangue blu

TITOLO ORIGINALE: Red, white and royal blue

AUTORE: Casey McQuiston

CASA EDITRICE: Hope Edizioni

GENERE: Romance MM fiabesco young adult contemporaneo

PAGINE: 380

DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 febbraio 2021

PREZZO EBOOK: € 4,99

PREZZO CARTACEO: € 14,90


TRAMA


Alex e Henry. Belli, intelligenti e carismatici. Uno è il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America, l’altro un Principe in linea di successione al trono del Regno Unito. Nemici giurati, da anni ormai si sfidano a colpi di popolarità dalle copertine dei giornali di tutto il mondo. Complici il matrimonio di un membro della Famiglia Reale e una torta nuziale, l’incidente diplomatico è servito. Un incidente che rischia di compromettere le relazioni internazionali tra i Paesi coinvolti. Come rimediare? Basta fingere una tregua tra i due eterni rivali o, perché no, perfino un’amicizia. Un rapporto creato a uso e consumo dei social media che tuttavia, con il passare del tempo, si trasforma in un legame autentico, ben diverso dalle previsioni di entrambi. Ma cosa accadrebbe se il figlio della Presidente degli Stati Uniti si scoprisse innamorato del Principe inglese? Nulla di buono, soprattutto se il sentimento è ricambiato e divampa in piena campagna elettorale per la rielezione presidenziale. Consapevoli dei rischi che corrono, ma determinati a frequentarsi, Alex e Henry dovranno mantenere segreta la loro relazione. Il pericolo, però, è in agguato e a volte basta una disattenzione per scombinare anche i piani più astuti.



RECENSIONE



Io sono il figlio della prima donna che è diventata Presidente degli Stati Uniti e non sono bianco come lei, né posso fingere di esserlo . La gente sarà sempre critica nei miei confronti. Tu invece sei...come dire? Tu! Ci sei nato così, e tutti credono che tu sia il dannato Principe Azzurro. In pratica, sei il promemoria vivente del fatto che verrò sempre paragonato a qualcun altro, a prescindere da ciò che farò e anche se lavorerò il doppio degli altri per raggiungere i miei obiettivi.


Oggi è la giornata mondiale contro l'omobitransfobia, e per l'occasione ho deciso di parlarvi di un bestseller che è già diventato una pietra miliare della letteratura LGBT per giovani adulti. Ambientato in un 2019 e un 2020 alternativi, racconta la storia di Alex, figlio della prima presidente donna degli USA, un ventunenne di origini messicane carismatico e ironico che passa le giornate interessandosi di questioni politiche, divertendosi insieme alla sorella e alla migliore amica e perpetuando la sua rivalità con Henry, il giovane e affascinante principe del Galles. Al matrimonio reale di Philip, il fratello maggiore di Henry, i due ragazzi hanno un battibecco che causa accidentalmente la distruzione della torta nuziale, e per rimediare sono costretti a fingere un'amicizia a beneficio dei social media. Dopo l'iniziale freddezza, Alex scopre un Henry molto diverso da quello che aveva immaginato, e piano piano instaura con lui un'amicizia sincera. Poi, durante la notte di Capodanno, il principe inaspettatamente lo bacia, svegliando un sentimento tanto irrazionale quanto bello. Ma la campagna elettorale sta per cominciare, e ci sono pericoli dietro ogni angolo, perciò i due giovani dovranno tentare l'impossibile per stare insieme.

Con il cuore ancora gonfio di emozioni, posso dire che Rosso, bianco e sangue blu è un libro meraviglioso che ha superato di gran lunga le mie aspettative, e non credo che esistano parole abbastanza grandi da raccontarlo. Con uno stile sublime, l'autrice ha delineato un cast di personaggi straordinari, a partire dai due protagonisti. Ho amato l'ironia pungente di Alex, così come il  percorso  di scoperta della sua vera natura, e ho amato la dolcezza disarmante di Henry, il suo amore per la poesia e il suo cuore grande. Il loro legame è quanto di più bello ci possa essere, perché unisce due cuori generosi e coraggiosi che lottano per aiutare il prossimo, fare la differenza e scrivere la Storia.

A far da sfondo, con una resa davvero eccellente, ci sono tanti temi importanti e sempre attuali, come la scoperta della propria identità, il razzismo, i pregiudizi, le luci e le ombre di una vita sotto i riflettori e la politica. Di quest'ultimo aspetto ho apprezzato molto l'accuratezza fresca e priva di pedanteria con cui l'autrice è riuscita a trattare le parti relative alla campagna elettorale, rendendo questo libro molto più di una semplice fiaba contemporanea.




Immagino che pensare alla Storia mi porti a chiedermi come mi ci inserirò, un giorno. E anche tu. Vorrei tanto che la gente continuasse a scrivere in questo modo. La Storia, eh? Scommetto che potremmo scriverne un po', noi due.


Questo non è un semplice libro, ma un uragano di emozioni intense. In alcuni momenti mi ha fatto morire dal ridere, mentre in altri mi ha fatto addirittura piangere l'acqua del battesimo. La storia d'amore di Alex ed Henry è intensa e piena di tenerezza, e a far da ciliegina sulla torta sono le loro email, appassionanti, divertenti, romantiche e ricche di riferimenti culturali. Mi hanno fatto sognare ad occhi aperti e sospirare, perché in tutta la mia vita un amore così grande io non l'ho mai provato. È un amore invincibile, che sfida le convenzioni, i fusi orari, i pregiudizi, sciogliendo anche il più glaciale dei cuori. Un amore che rimarrà indelebile nella mia personale carriera di lettrice.

Rosso, bianco e sangue blu è un libro dedicato agli strambi e ai sognatori, un libro che l'autrice, come rivela nei ringraziamenti, ha scritto per portare uno sprazzo di gioia e un barlume di speranza. Per quanto mi riguarda, posso dire che ce l'ha fatta, e ora più che mai mi sento ispirata a compiere quei gesti sottili per lottare, scrivere la Storia e prendermi cura degli altri, cosicché il mondo diventi un posto migliore, senza pregiudizi, senza odio. Un mondo d'amore.


Tu, io e la Storia, ricordi? Lotteremo con le unghie e con i denti, perché sei tu la persona con cui voglio passare il resto della vita, okay? Non amerò mai nessuno al mondo come amo te. Perciò, ti prometto che un giorno saremo liberi di essere noi stessi e vaffanculo a tutti gli altri.


VOTO: 5/5