giovedì 20 marzo 2025

Pinocchio



TITOLO: Pinocchio


TITOLO ORIGINALE: Pinocchio


 PRODUZIONE: Walt Disney Production


 MUSICA:  Leigh Harline, Paul J. Smith


 REGIA: Hamilton Luske, Ben Sharpsteen


 PAESE: Stati Uniti


 DURATA: 88 minuti


 ANNO: 1940


TRAMA


La fiaba italiana scritta da Carlo Collodi viene trasposta in questo Classico Disney che ha incantato molti bambini e ci porta alla scoperta delle avventure del burattino vivente che sogna diventare un bambino vero, in carne e ossa. Ma che cosa significherà diventare un bambino vero? Che cosa dovrà fare Pinocchio per realizzare questo sogno, nato dal desiderio del falegname Geppetto che no ha mai avuto un figlio vicino?


RECENSIONE




C'è una stella su nel ciel
Che ogni sogno può appagar
E la gioia più serena sa donar

Quest’oggi vi parlo del secondo Classico Disney, appartenente alla Golden Age. Un film del 1940, sto parlando di Pinocchio, basato sull’omonima opera letteraria italiana di Carlo Collodi, che i nostri genitori ci hanno letto quando eravamo piccoli (e chissà se attualmente viene ancora tramandata ai piccoli delle nuove generazioni?). Con questo progetto, la Disney si propone ancora di trasporre la tradizione fiabesca europea, passando dai Fratelli Grimm alla dimensione italiana, dando però un tocco germanico alle ambientazioni e ai personaggi, tra cui lo stesso Pinocchio che viene reso con uno stile tirolese con tanto di occhi azzurri (forse come omaggio al nazismo, se consideriamo la tanto vociferata adesione di Walt a esso, o forse per contrastare il proibizionismo imposto da Hitler nei confronti del cinema di Hollywood). Un film che ha fatto sì che il burattino diventasse un’icona mondiale, simbolo dell’infanzia.

La trama è apparentemente scontata. Tutti sappiamo chi è Pinocchio, famoso per le sue bugie che gli fanno allungare il naso, altrettanto noto il buon papà Geppetto, e il paese dei balocchi dove i ragazzini svogliati vivono un’apparente libertà per poi ritrovarsi trasformati in somari. Ma solo dopo aver letto il libro, o quanto meno aver visto la versione Disney, una delle più famose trasposizioni a livello globale, possiamo dire di sapere come si svolgono e come si evolvono gli eventi. Naturalmente, considerata la durata di questo film, non possiamo aspettarci di trovarvi raccontati tutti gli eventi per filo e per segno. La trasposizione disneyana riprende quelli che forse sono i fatti più importanti, che caratterizzano di più lo sviluppo del protagonista e il suo apprendimento. La trama non solo salta molte parti, ma è anche molto semplificata, andando del tutto al di fuori dei toni di Carlo Collodi ed entrando in quelli che oggi sono considerati gli schemi tipicamente disneyani. Nella storia originale, Pinocchio già prima di diventare un burattino, quando è un solo un pezzo di legno, è in grado di parlare e di pensare, ma qui viene animato dalla Fata Turchina.
I personaggi, però, qui si presentano ancora piuttosto stereotipizzati. Sebbene Pinocchio, come tutti i bambini, deve chiaramente imparare, tuttavia non si percepisce la sua evoluzione, poiché nonostante la sua ingenuità e incoscienza, tuttavia viene presentato come un personaggio fondamentalmente buono, che si fa semplicemente trascinare dagli eventi, questo al fine di esaltare il lato positivo dell’infanzia e l’innocenza dei bambini. Se si va a leggere l’opera d’ispirazione, il dinamismo del personaggio è di gran lunga più marcato, capace di esternare anche i suoi lati più immaturi e ribelli, prima di diventare un bambino buono. Persino Geppetto viene reso molto meno umano, rispetto all’opera collodiana, nella quale è di gran lunga più burbero e severo, e viene invece trasformato in un papà amorevole e giocoso. A essere dinamico, nel film, è forse soltanto il Grillo Parlante, che attraversa alti e bassi nel suo ruolo di coscienza per Pinocchio, manifestando sia il suo lato paziente e saggio, che quello rabbioso. Il resto dei personaggi mantiene molto la propria immagine. Ovviamente, non mi astengo dal prendere in considerazione la datazione del Classico Disney. All’epoca della sua uscita l’animazione, e forse il cinema in generale, erano ancora in una fase di sviluppo, di conseguenza so di non potermi aspettare dei personaggi caratterizzati in modo realistico e una trama più credibile.



E se a lei tu schiudi il cuor
Con fiducia, con amor
Quella stella su nel ciel
T'ascolterà

Il modo in cui vengono sviluppati gli eventi hanno comunque poco in comune con lo spirito dell’opera originaria, che insegna l’importanza dell’educazione e del rispetto, oltre a quella di non dire bugie, che nel nostro suddetto film è l’unico difetto che hanno rappresentato del protagonista. I valori che l’opera vuole insegnare non sono molto esaltati, dato che il Pinocchio disneyano ha poche o nessuna pecca. Certamente il personaggio impara a non essere un burattino manovrato dagli altri, come vuol essere il suo stesso personaggio originalmente, però le ragioni per cui si caccia nei guai non sono dettate da scelte incoscienti, ma da semplice ingenuità. È proprio tutto questo che fa perdere il dinamismo a Pinocchio, da quale esso è fondamentalmente caratterizzato. Il film si discosta completamente dalla crudezza del romanzo d’ispirazione, affiliandosi con l’ottimismo del sogno americano, espresso nella canzone When you wish upon a star, brano che è diventato l’inno della Disney, contenente in sè la sua filosofia, e che viene menzionato nel corto uscito per i 100 anni della casa di produzione e nel film Wish. Molte cose sono state addolcite, tra cui gli stessi personaggi, che sono anche piuttosto piatti e non hanno sfumature. Lo spettatore, guardando Pinocchio, non si sente ancora pienamente coinvolto negli eventi, e non entra in empatia coi personaggi, tranne forse con il Grillo, il film viene visto con un punto di vista completamente esterno, con l’occhio solo dello spettatore, che non prova ancora un contatto diretto coi personaggi. La pellicola presenta ancora un’impronta fiabesca, per la quale il protagonista è sempre buono, senza ombre e luci, le quali sono divise per dicotomie tra i personaggi.
Andando a guardare specificatamente le canzoni, riprendiamo un attimo la già sopra citata, che ha dei toni molto soavi e trasmette la speranza che essa si pone di esprimere, il ritmo lento le conferisce anche un’impronta spirituale. Ponendo il testo italiano a confronto con quello originale, la trasmissione del concetto che la canzone ha in sè viene ben espresso anche nell’adattamento italiano. Oltre a questa, la migliore è Hi Diddle-dee dee, la canzone della volpe mentre cerca, insieme al suo compagno mattacchione, il gatto, di persuadere Pinocchio a diventare un attore, che ha un ritmo molto allegro e giocoso.

Senz’altro, comunque, il Pinocchio disneyano rimane un’importante capolavoro che ha posto le basi per tutto il mondo dell’animazione. Si dimostra più realistico, rispetto a Biancaneve, da un punto di vista grafico, e inoltre pone anche alcune fondamenta per quelli che saranno i più grandi Classici, tra cui la presenza di un animale fedele, quale è il Grillo.



Essa legge nel pensier
Ogni cuore sa scrutar
Ed il sogno tuo sincer
Appagherà

Voto: 3/5




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